Lingue da salvare

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Dall’Asia all’Africa

Lingue da salvare

La più grande organizzazione scientifica degli Usa, l’American Society for Advancement of Science, lancia l’allarme: entro il 2050 scomparirà la metà delle 6.800 lingue attuali. E ogni volta che una lingua va perduta l’umanità si impoverisce di un patrimonio culturale, intellettuale, storico. Per salvare valori, tradizioni e conoscenze è nato “L’Atlante dell’Unesco sulle lingue a rischio di estinzione” che identifica anche i motivi dell’erosione del patrimonio linguistico: l’urbanizzazione, l’inefficace trasmissione tra le generazioni e il predominio degli idiomi politicamente dominanti. Tra le aree linguisticamente più a rischio, la Siberia, L’Africa subsahariana, il Centroamerica. E se la legge del mercato impongono l’inglese come unica lingua di scambio, dagli Stati Uniti arrivano i progetti più interessanti per salvare gli idiomi minori, come Ethnologue (www.ethnologue.com). Dove un gruppo di studiosi di Dallas lavora per promuovere lo sviluppo linguistico attraverso la ricerca, la traduzione, l’alfabetizzazione e offre un vasto database. Secondo gli esperti un linguaggio è in pericolo quando il 30 per cento dei bambini della comunità cessa di impararlo ed ecco allora i programmi per i più piccoli. Il Diné College di Tsaile, in Arizona, sul sito http://cdte.ncc.cc.nm.us, raccoglie per esempio libri per ragazzi scritti in Navajo, antica lingua indo-americana.

(Dal settimanale Grazia n.9, 2/3/2004).

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Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Dall’Asia all’Africa<br /><br />
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La più grande organizzazione scientifica degli Usa, l’American Society for Advancement of Science, lancia l’allarme: entro il 2050 scomparirà la metà delle 6.800 lingue attuali. E ogni volta che una lingua va perduta l’umanità si impoverisce di un patrimonio culturale, intellettuale, storico. Per salvare valori, tradizioni e conoscenze è nato “L’Atlante dell’Unesco sulle lingue a rischio di estinzione” che identifica anche i motivi dell’erosione del patrimonio linguistico: l’urbanizzazione, l’inefficace trasmissione tra le generazioni e il predominio degli idiomi politicamente dominanti. Tra le aree linguisticamente più a rischio, la Siberia, L’Africa subsahariana, il Centroamerica. E se la legge del mercato impongono l’inglese come unica lingua di scambio, dagli Stati Uniti arrivano i progetti più interessanti per salvare gli idiomi minori, come Ethnologue (www.ethnologue.com). Dove un gruppo di studiosi di Dallas lavora per promuovere lo sviluppo linguistico attraverso la ricerca, la traduzione, l’alfabetizzazione e offre un vasto database. Secondo gli esperti un linguaggio è in pericolo quando il 30 per cento dei bambini della comunità cessa di impararlo ed ecco allora i programmi per i più piccoli. Il Diné College di Tsaile, in Arizona, sul sito http://cdte.ncc.cc.nm.us, raccoglie per esempio libri per ragazzi scritti in Navajo, antica lingua indo-americana. <br /><br />
(Dal settimanale Grazia n.9, 2/3/2004). <br /><br />
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