Lingue a rischio estinzione

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Lingue a rischio estinzione

Quali sono gli idiomi in pericolo

Marco Todarello

Ciò che non è riuscito alla forza delle armi, potrebbe presto riuscire a internet e alla rivoluzione digitale. È il caso dei baschi o degli irlandesi, che hanno difeso per secoli la loro lingua dalla furia demolitrice dell’oppressore spagnolo e inglese e che ora potrebbero vederla scomparire perché non riesce a stare al passo con le nuove regole che il web ha imposto alla comunicazione linguistica. E quindi quei software in grado di processare il linguaggio umano, per esempio capaci di riconoscere un testo, di analizzarlo o di tradurlo correttamente, fino al riconoscimento vocale e alla presenza di una determinata lingua nella ‘mente’ dei motori di ricerca.

Strumenti che sono deboli o addirittura assenti nelle 30 lingue più parlate in Europa (le 23 ufficiali dell’Unione europea più altre sette lingue regionali), al centro dello studio realizzato da Meta-Net, una rete di 54 centri di ricerca diffusi in 33 Paesi e finanziata dalla Commissione europea, che ha analizzato in 30 volumi – uno per ogni idioma – le tecnologie linguistiche esistenti oggi. L’obiettivo è fornire un quadro di dati utile per capire gli aspetti tecnici che bisogna migliorare in vista del progetto di una società europea multilingue.
I risultati non sono confortanti: tutte le lingue considerate hanno consistenti deficit tecnologici e alcune rischiano «l’estinzione digitale», che in un futuro remoto potrebbe mettere in discussione – in un mondo che guarda sempre più allo schermo e meno alla carta – la sopravvivenza della lingua scritta.

Rispetto ad altre più diffuse, lingue come il basco, il gaelico e il catalano sono poco diffuse sul web anche per la mancanza di quegli strumenti che ne permetterebbero l’interazione con il resto degli internauti, carenze che di fatto isolano chi le parla, rendendole inoltre irrilevanti all’interno di una società che comunica sempre più in Rete.
Rischiano anche le lingue scandinave (svedese, norvegese, finlandese) e anche il serbo, il croato, lo slovacco. Tra gli idiomi con «supporto tecnologico debole o assente» i ricercatori includono anche il greco e l’islandese. Ancora più complicata la sopravvivenza in Rete delle lingue regionali, come nel caso del friulano e del sardo.
Invece lingue come l’inglese e lo spagnolo, alle quali gli studiosi di Meta-Net danno il gradino più alto nella valutazione sulle tecnologie linguistiche, nell’era della comunicazione digitale sono destinate a sopravvivere.

Accade, dunque, che se da un lato le nuove tecnologie hanno aperto nuovi spazi di espressione per le culture minoritarie, dall’altro la loro attitudine omologante mette in pericolo la diversità. Una condizione che, tra l’altro, ostacola l’obiettivo strategico previsto dallo statuto dell’Ue di assicurare un’uguale partecipazione politica a tutti i cittadini europei a prescindere dalla lingua.
«Oltre alla tutela della diversità linguistica e culturale del nostro continente», spiega a Lettera43.it Claudia Soria, ricercatrice dell’Istituto di linguistica computazionale del Cnr, che ha curato il volume per l’Italiano, «il perfezionamento delle tecnologie linguistiche per il web serve alla costruzione di un mercato digitale unico, necessario per migliorare la circolazione di beni e servizi. Un italiano deve poter tradurre e comprendere le informazioni di un sito estone, e viceversa, per esempio se vuole mettersi in viaggio o comprare qualcosa».

L’italiano rischia di essere sempre meno rappresentato su internet

Dal 2000 al 2010 gli utenti di internet in Italia sono cresciuti del 127,5%, e oggi sono 30 milioni (su una popolazione di 58 milioni) quelli che usano regolarmente il web. A livello mondiale, la percentuale di pagine web in italiano è passata dall’1,5% del 1998 al 3,05% nel 2005, e già nel 2004 c’erano nel mondo 30,4 milioni di parlanti italiani online, tra i quali centinaia di migliaia di eredi degli emigrati in Paesi come Stati Uniti o Australia.
Tuttavia mentre il numero di nuovi utenti internet nei Paesi in via di sviluppo aumenta, quello degli italiani è stabile da cinque anni, con il rischio che la lingua di Dante sia sempre meno rappresentata nel web.
«È qui che le tecnologie del linguaggio possono svolgere un ruolo fondamentale per vincere la sfida che aspetta la lingua italiana nell’era digitale», sottolinea Soria, «prendiamo la traduzione automatica, difficile per l’italiano a causa della sua morfologia complessa e dell’ordine libero delle parole nella frase: il problema è che la maggior parte dei sistemi attuali sono incentrati sull’inglese e supportano solo alcune lingue da e verso l’italiano. Occorrono nuovi investimenti per colmare il divario».

(Da Lettera43.it, 02/10/2012)




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