Linguaggio da intercettazioni

Posted on in Politica e lingue 20 vedi

LA LINGUA DEL COMANDO

di FRANCESCO MERLO

L’ARGOT di una gang, lo Eslang dei corner boys, dei ragazzi che armati di male intenzioni presiedono gli angoli delle strade.
MIMUN chiama «cocuzze» i milioni che gli versa la Rai. Parla del suo stipendio di direttore del Tgl come nella malavita si parla di un bottino spartito. E si ripromette di «impiccare i traditori». Attenzione: non punirli, non smascherarli e neppure liberasene, ma «impiccarli» appunto, che è l’annientamento esibito, la punizione esemplare dell’infame.
Mimun vuole l’eliminazione educativa, una bella lezione per tutti «giornalisti, artisti, programmi», perché «la Rai cosi com’è non serve a Berlusconi».
Ecco: «Perché averla senza averla?».
Certo, è un linguaggio che mima il passo cadenzato, ma è anche un linguaggio fuorilegge perché la Rai che dovrebbe essere-e in fondo è stata- la palestra intellettuale di un paese moderno qui diventa, proprio come dice Mimun, «il presidio antiguai» di Berlusconi. E infatti ogni volta che le notizie non vengono manipolate abbastanza «il dottore ringhia». È incredibile questo lessico che corrompe il mondo alfabetizzato dell’informazione italiana. È vero che ci sono sempre stati i faziosi, giornalisti e dirigenti di parte e di partito, di area e di corrente, ma solo Berlusconi li ha degradati a ‘warriors’ con un gergo che in queste intercettazioni del 2005 li rivela. E un codice da soldataglia, quel «ringhiare», quel «presidio», quel «fare la guerra», e «combattere» e «impiccare» e «friggere» … sono parole di un gergo anti istituzionale, il gergo dei marginali, il gergo che è linguaggio esoterico, come il latinorum di Manzoni, come l’inglese dei cretini cognitivi, un segno distintivo, la divisa di una banda che, contro le lettere classiche e moderne, contro i titoli di studio e i titoli professionali, racconta la degenerazione di una professione nobile. È il caso di Bruno Vespa che pure sorprende e irrita la Bergamini perché in una puntata di Porta a Porta, cedendo evidentemente al vecchio e sano istinto professionale che sicuramente possiede, non aveva manipolato le notizie elettorali: «C’è chi non vuol capire» esplode la Bergamini che in Rai in quegli anni era la sorvegliante, e infatti ha il linguaggio della soprastante, del capo caseggiato, della persona di fiducia del capo. Allora era il suo vero luogotenente in Rai. E infatti Vespa capisce e risponde: «Va bene, basta saperlo» e sembra di sentir sbattere i tacchi subalterni del caporale compiacente.
La combriccola, dinanzi alla paura della sconfitta elettorale, progetta di trasformarsi in setta segreta, e allora il fruscio sommesso della conventicola sostituisce lo sferragliare del battaglione: «Che ne pensi se domani…, se estendiamo e ne approfittiamo per fare un piccolo raggruppamento, ho già parlato con Clemente, ora chiamerei anche Fabrizio e Alessio». E infatti «raggruppamento» e persino il mistico «raccoglimento» sono le nuove parole alle quali ricorrono: le tipiche parole del tramare. Il punto è che la guerra potrebbe presto diventare dopoguerra e perciò bisogna mettere a regime i traffici loschi: «raccomandare un direttore generale», «decidere una roba».
È il momento della borsa nera delle corrispondenze estere: «Londra e Berlino sarebbero libee». Il soldato Pionati vuole «un paracadute». Si può ancora presidiare la Rai? «Io voglio restare
a combattere, ma non vorrei rimanere l’ultimo dei fessi, quando arrivano i nemici».
Ma il vero capolavoro di queste intercettazioni è tutto in quell’ammiccare al nazismo. Mimun chiama Berlusconi «il Fuhrer», e alla Bergamini dice: «Tu sei Eva Braun». Poi paragona se stesso e gli altri ai gerarchi nazisti: «Non possiamo fare come quelli che dicevano al Fuhrer (parlo di cose che mi fanno schifo) che la guerra sarebbe vinta e poi le cose vanno male». Berlusconi -Fuhrer è il totem della potenza e della fragilità, e c’è pure, sotto sotto, la presunzione di suggerire al Fuhrer una soluzione, quella che non trovarono nel bunker, dirgli per esempio che ci sono i russi alle porte di Berlino:
«Gli ho mandato un documento molto duro sulle ragioni della sconfitta e su cosa fare» sostiene (millanta?) la Bergamini al telefono con Mimun. C’è l’idea nascosta di un Fuhrer a lieto fine,
ma i gerarchi nazisti avevano con loro e sopra di loro la tragedia della storia, la guerra mondiale, la bomba atomica… questo invece è un nazismo ginnasiale, e poi c’è quel « dico cose se che mi fanno schifo» di Mimun che sicuramente è antinazista, ci mancherebbe.
Eppure è al nazismo che si auto assimila, forse perché non si piace, e quando si specchia si spaventa con tutte quelle sue cucuzze, lui che inventò il panino politico. Sono fatti così i direttori dei tg?
Quando per la prima volta vennero diffuse alcuni parti di queste intercettazioni del 2005, Bruno Vespa, Clemente Mimun e Fabrizio Del Noce mi querelarono perché scrissi un articolo che si intitolava "I tartufi del giornalismo".
Pensavo ovviamente a Molière e non ai rari e preziosi tuberi. Oggi sostituirei la parola giornalismo.
(Da La Repubblica, 4/7/2011).




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.