Linguaggi: Nuovo Vocabolario della Lingua Italiana curato da Marco Travaglio

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Travaglio e il vocabolario dell’ex «compagnuccio» de l’Unità.

IL CORSIVO | Nel Nuovo Vocabolario della Lingua Italiana curato da Marco Travaglio ci sono parole che si possono usare e quelle da evitare, pena non una matita rossa, ma una querela in tribunale….

«Padrone» no, «cameriera» sì. «Patto» no, «voltagabbana» sì come pure «compagnucci» e «parrocchietta» da usare a piene mani. Nel Nuovo Vocabolario della Lingua Italiana curato da Marco Travaglio sono queste le parole che si possono usare e quelle da evitare, pena non una matita rossa, ma una querela in tribunale.

Lo scrive, minaccia compresa, lo stesso M. Trav. in un collerico (si può dire?) articolo sul Fatto quotidiano dopo il nostro corsivo di sabato dal titolo “«ll padrone di riferimento sta con il Cainano, chi glielo dice ora a Marco Beppe Travaglio?».

A scatenare l’iracondo (va bene questo?) giornalista è stato l’avergli fatto notare che il «Patto Grillo-Berlusconi» non era solo il titolo di una nostra prima pagina che qualche mese fa spinse il vendicativo (possiamo?) editorialista a chiedere sull’Espresso l’intervento dell’Ordine dei giornalisti contro questo giornale.

No, il «Patto Grillo-Berlusconi» era anche una delle notizie di venerdì scorso quando Forza Italia ha votato in commissione Bilancio a favore di un emendamento del Movimento 5 Stelle. Cose che capitano ma che evidentemente hanno fatto infuriare (è lecito?) M. Trav, che non potendo prendersela con Grillo preferisce attaccare i giornalisti dell’Unità non risparmiandogli il solito pistolotto finale: «Noi, non avendo padroni, possiamo permetterci di criticare ed elogiare chi ci pare e di dare tutte le notizie. I giornalisti-camerieri di partito, poveretti, non possono». Amen.

PS. Prima del pistolotto, M. Trav. scrive che i giornalisti dell’Unità «non avendo lettori, non riescono neppure a concepire un giornale che si regge solo sui suoi lettori e non sui milioni dei fondi pubblici». Premesso che se non avessimo lettori, lo stesso Trav. non se la prenderebbe tanto ogni volta che scriviamo cose che riguardano il Fatto e Grillo.

Premesso che glielo andasse a dire a quelli che ancora oggi diffondono, leggono e appendono alle bacheche quel giornale che si chiama l’Unità. Premesso tutto questo, se M. Trav. ritiene che il finanziamento pubblico dell’editoria sia il male assoluto e non lo strumento per consentire ai giornali, anche quelli scomodi, di poter dire la loro, potrebbe fare una cosa semplice semplice: restituire la quota pubblica dei soldi che ha preso quando anche lui era un «compagnuccio» dell’Unità.
(Da unita.it, 15/12/2013).




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