Linguaggi: la cattiveria di Conte e il linguaggio sbagliato del calcio.

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La cattiveria di Conte e il linguaggio sbagliato del calcio.

La lingua italiana non è un optional, e spesso nel mondo sportivo si usano parole fuorvianti, perché chiedere cattiveria e non agonismo?

di Dan Tarantini.

La lingua italiana è considerata una delle più belle e ricche del pianeta, è pressoché difficile non trovare delle parole che possano interpretare un significato corrispondente ad un’azione richiesta o avvenuta. Spesso si usano parole che tirano in ballo altri contesti o azioni per non dire quella giusta e, a volte un po’ per nasconderci usiamo un gergo tutto particolare. Ad esempio un ragazzo che ha“marinato la scuola” cosa comprensibilissima, dice che ha fatto “una passeggiata” che ha tutto un altro significato, e che lascia nel dubbio e nella non comprensione il suo interlocutore. Il mondo dello sport, e il calcio in particolare, è un pianeta a parte, con regole sue e pretese molto particolari, e che delle parole sbagliate ne fa uso e abuso.

La conferenza di presentazione di Conte come neo allenatore della nazionale italiana ci ha portato ad una riflessione sul lessico fuorviante che questo mondo assume. Conte, come tanti altri, chiede alla squadra tre cose, umiltà, orgoglio della maglia e infine “cattiveria” attenzione, il termine cattiveria è stato usato dopo una pausa di silenzio, e quindi ha reso il temine più importante. Se leggiamo su di un vocabolario il significato del termine cattiveria vediamo “persona cattiva, che ha brutti comportamenti che infliggono il male, oppure malintenzionato verso il prossimo, pur di raggiungere il proprio scopo non rinuncia alla cattiveria, con mezzi anche illeciti.” Eppure sempre più spesso si chiede al pubblico presente sugli spalti di comportarsi civilmente, in pace e allegria con i tifosi di altre fazioni e, allora qual è la differenza tra il pubblico e gli eroi del rettangolo di gioco? Perché i giocatori devono essere cattivi e i tifosi buoni? I tifosi del Milan ad esempio, devono essere cattivi con gli avversari di turno o devono comportarsi con sportività ed accettare il verdetto del campo? Sarebbe molto più semplice usare le parole giuste, ma questa cattiveria nel calcio viene sempre più spesso tirata in ballo, “non siamo stati abbastanza cattivi- la squadra non ha avuto la cattiveria giusta- dobbiamo diventare più cattivi” così in poche battute un termine che significa qualcosa di completamente negativo acquisisce un valore positivo. Probabilmente quando allenatori, giocatori, giornalisti e addetti ai lavori, nonché i tifosi stessi chiedono ai propri atleti una “maggiore cattiveria” intendono dire “agonismo” ma forse suona male, troppo per bene e leale. La cattiveria è una cosa di per se negativa, usare delle parole giuste con molta probabilità aiuterebbe lo stesso pubblico a mostrare meno intemperanze per come gioca la propria squadra. Ci siamo abituati a sentire l’uso di questa parola, e sarebbe stato bello se proprio l’allenatore della nazionale non chiedesse ai propri giocatori cose sbagliate, e la cattiveria lo è, ma un sano agonismo, o impegno, oppure perché no maggio concentrazione? Lo sport nasce come divertimento, e la vittoria o la sconfitta è il logico risultato di qualsiasi evento, e allora a chi perde perché non lamentarsi dello scarso agonismo della propria squadra invece di rimproverarla per la poca cattiveria dimostrata in campo? (Da ilfioreuomosolidale.org, 3/9/2014).




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