Linguaggi: il linguaggio dei mondiali.

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Il linguaggio dei mondiali.

Valerio Morabito.

I vari linguaggi in un mondiale – Quando viene disputato un mondiale si incontrano popoli diversi e ovviamente le lingue, in molti casi, sono differenti. Italiani, tedeschi, francesi, americani, brasiliani, russi, giapponesi e nigeriani. Ognuno possiede il proprio linguaggio di appartenenza, quello della sua terra, della sua storia e delle proprie origini. Al di là dell’affetto che proviamo verso i vari idiomi di riferimento, il parlare è l’aspetto centrale per comunicare con gli altri e per alcuni versi anche con noi stessi. La centralità del linguaggio l’aveva compresa il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein, il quale sosteneva che “i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Già, e oggi di questi limiti, purtroppo, ce ne sono parecchi in giro. Nel mondo del calcio, ad esempio, se ne ascoltano diversi e alcuni sono comici. Un mondiale, da questo punto di vista, è un palcoscenico ideale. Per il momento rimaniamo a casa nostra e pensiamo alla sfortunata avventura dell’Italia.
Il “moccica” di Verratti – Dopo la partita con l’Uruguay che non ci ha permesso di qualificarci agli ottavi di finale ed è stata teatro di decisioni arbitrali per lo meno discutibili, il talentuoso centrocampista del Psg Marco Verratti, intervistato da Sky sport, invece di utilizzare il verbo mordere per descrivere il folle gesto di Luis Suarez su Giorgio Chiellini, ha pronunciato una parola autoctona del dialetto abruzzese: “moccica”. Sicuramente nervoso per la prematura conclusione dell’avventura brasiliana, il ragazzo di Manoppello, un paese in provincia di Pescara, si è lasciato andare ad un intercalare delle sue origini per sottolineare tutta la rabbia che provava. Una breve frase che ha fatto rapidamente il giro dei social network e ha riscosso un certo successo. La stellina italiana, però, non è l’unica ad essere inciampata tra i numerosi ostacoli linguistici. Da questo punto di vista le interviste del dopo partita sono uno spasso. Ogni nazionale ha il suo intellettuale al contrario e l’Italia, almeno in questo, straccia tutti per numero di letterati del giorno prima.
L’intellettuale Sòcrates – Antonio Cassano e Mario Balotelli, per fare due nomi, sono maestri delle gaffe e quando parlano ci fanno ricordare come Madre natura è stata generosa con loro, considerando le doti calcistiche concessegli. L’attaccante del Milan, poi, ogni volta che rilascia una dichiarazione è costretto a fare una smentita e “mi avete frainteso” è ormai un leitmotiv del suo repertorio. Certo, ci sono anche gli esempi positivi come il portiere Salvatore Sirigu, grande amante dell’arte e della cultura in generale. Ma lui e diversi suoi colleghi sono soltanto delle gocce in un oceano che con il trascorrere del tempo non è più quello di una volta. Sono lontani gli anni di Sòcrates. Fuoriclasse brasiliano, ma anche intellettuale in grado di citare a memoria i classici greci, amava John Lennon e studiava gli scritti politici di Marx, Lenin e Engels. Preferiva cimentarsi in discussioni filosofiche, piuttosto che in scontate interviste con alcuni giornalisti.
Per fortuna l’ultima parola spetta ai piedi, ma… – Un personaggio particolare raccontato da Darwin Pastorin nel suo ultimo libro, “Adesso abbracciami, Brasile!”, che quando incontrò l’ex direttore di Tuttosport e dei Nuovi programmi di Sky sport gli chiese di procurargli “Le lettere dal carcere” di Antonio Gramsci. Era questo Sòcrates. Al di là delle scelte politiche, condivisibili o meno, era un individuo attratto dalla cultura e il suo bagaglio linguistico era molto più ampio di diversi giocatori contemporanei messi insieme. Passano le stagioni, si modificano i linguaggi, ma per fortuna il gioco del pallone rimane immobile nei suoi mutamenti, perché come diceva Pasolini “il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo” e per i giocatori è una fortuna che in fin dei conti l’ultima parola spetti ai loro piedi. Ma in fondo anche lo spettacolo di una partita è una forma di linguaggio, con la forza di arrivare facilmente in ogni angolo del mondo e mettere in relazione le persone più diverse e lontane. Che straordinario linguaggio è il calcio.
(Da blogtaormina.it, 3/7/2014).




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