Linguaggi d’Italia

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“Linguaggi d’Italia”, il Fai riflette su identità e radici culturali del Bel Paese

di Natalia Encolpio

Siamo ciò che vediamo, i luoghi dove ci muoviamo, la natura che ci circonda, la lingua che ci fa essere partecipi della nostra civiltà… Ma, oggi quali sono le lingue di questo nostro paese, a quali parole affidiamo la capacità non solo di comunicare e dialogare ma anche quella di creare ed innovare?

Interrogativi e domande che il Fai (Fondo Ambiente Italiano) ha deciso di porre ad esperti e intellettuali in occasione del convegno nazionale in programma oggi ad Ascoli Piceno. “Si parla molto di identità –afferma Ilaria Borletti Buitoni, nuova presidente del Fai – ma purtroppo per discriminare ed escludere. Noi vogliamo parlare e riflettere in modo diverso: cercando quei fili rossi che nei secoli hanno contribuito a creare l’identità italiana”.

Insieme a lei ad Ascoli è arrivata anche Giulia Maria Mozzoni Crespi, anima storica del Fai ed infaticabile organizzatrice.

Linguaggi d’Italia: tema impegnativo. Perché questa scelta?

“Vogliamo far capire e mettere l’attenzione, nell’anno dedicato all’unità d’Italia, sulla complessità e la bellezza del nostro paese”.

Molti vedono questo titolo come un’anticipazione di un nulla e di un vuoto nel quale ci troviamo a vivere. Senza più civiltà, senza più arte, senza più lingua. E’ d’accordo?

“Molti sono pessimisti. Io no. Viaggio parecchio, conosco molti delegati e molti giovani e vedo che ci sono tante persone e tanti ragazzi straordinari che rifiutano un certo modello di sviluppo e sono interessati a riscoprire le loro radici. Viviamo un momento pessimo ma continuo a dire che, nella base del paese, ci sono forze nuove che stanno nascendo”.

Identità e futuro: andiamo verso dove?

“E’ ovvio che l’India, la Cina e gli Stati Uniti saranno i grandi protagonisti del domani. Ma l’Europa, e soprattutto l’Italia, hanno un’unica possibilità non solo per sopravvivere ma per portare un messaggio al mondo e questo è affidato alla nostra cultura, alla nostra arte, alla nostra bellezza ed al nostro linguaggio. Da Dante a Shakespeare, da Cervantes a Goethe, da Wagner a Verdi, da Leonardo a Caravaggio”.

(Da La Nazione, 27/2/2010).




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