Linguaggi: da «Anghela» a «Fransuà», il tic di chiamare per nome.

Posted on in Politica e lingue 24 vedi

Il linguaggio Strappi all’etichetta.

Da «Anghela» a «Fransuà», il tic di chiamare per nome gli statisti.

Matteo ci ricasca con la mania di ostentare confidenza con i leader mondiali. Anche quando è fuori luogo.

di Paolo Bracalini.

Anghela, Fransuà, Devid, tutti per nome come vecchi amici, leader mondiali a cui dare del tu perché parigrado. Si è capito che Renzi ci tiene moltissimo, anche se il gioco sta tutto nel far credere che la familiarità sia naturale e quasi involontaria, non certo studiata ed esibita. Appena può butta lì il nome tralasciando il cognome, per ostentare grande intimità con i grandi del pianeta. Se Berlusconi amava premettere un «dottor» (o un «mister» nei contesti internazionali, come per «mister Obama»), e Monti la più rigida etichetta diplomatica anche nel rivolgersi ai colleghi esteri, per il premier Renzi sembrano tutti compagni di classe appena usciti da una gita. E più importanti sono, più il cognome si eclissa, inutile orpello destinato alle seconde file che non avranno mai accesso alle alte sfere. Intervistato dalla Stampa sui rapporti con la cancelliera tedesca, non proprio un’amicona, il premier ne
parla come della vicina di pianerottolo: «Nessuna polemica tra me e Angela». È una licenza che Renzi si è preso fin da subito con la Merkel. Nel suo primo viaggio a Berlino da fresco premier italiano, nella conferenza stampa congiunta, dopo aver regalato alla cancelliera la maglia viola di «Super Mario» Gomez, Renzi esibisce già il suo «Angela»,con la g dura, poi mai più abbandonato, a rimarcare l’appartenenza ormai conquista all’élite politica europea. E con la Merkel il premier italiano non può neppure sfoggiare un maccheronico tedesco per rendere ancora più credibile la familiarità, come invece succede con le altre lingue un po’ masticate da Renzi, il francese e l’inglese. All’Eliseo, il fiorentino ama sfoggiare tutta la sua francofonia. E naturalmente anche l’amicizia fraterna con «François», cioè il presidente della Repubblica francese François Hollande. Anche nell’ultima conferenza stampa all’Eliseo, con un Hol- lande in lutto per le stragi di Parigi, era tutto un «come ha giustamente detto François», «sono d’accordo con Francois», mentre dal presidente francese non è mai arrivato un «Matteo», ma sempre solo appellativi più consoni all’etichetta e all’occasione. Nel pieno della crisi greca, quando Alexis Tsipras faceva tremare l`Europa, Renzi sfoggiava la solita confidenza: «Ho parlato con Alexis…». Ora che il premier greco è tornato in riga e ha perso stazza politica e appeal, potrebbe anche riacquistare il cognome, tanto non fa più effetto conoscerlo bene. Anche David Cameron è, of course, solo David, ma in questo caso è stato ricambiato dal premier inglese, forse come gesto di cortesia, da un «Matteo» in una conferenza stampa a Londra. Va detto che la tecnica è applicata da Renzi anche a livelli più bassi, sempre per risultare più familiare e alla mano. Così nella conferenza di fine anno i ministri erano tutti privi di cognome, Graziano, Pier Carlo, Beatrice… Più che consigli dei ministri, combriccole di amiconi.
(Da Il Giornale, 5/1/2016).

{donate}




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.