Lingua/ Le nuove frontiere

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Insegniamo ai computer a parlare l’ italiano

Universita’ e istituti di ricerca al lavoro contro il rischio di uno strapotere dell’inglese

di Enrico Gatta

Che il computer abbia un’anima, sono in parecchi a sospettarlo. Che sappia parlare e’ invece una certezza. Non e’ piu’ fantascienza, ma esperienza ormai quotidiana ritrovarsi a colloquiare per telefono con qualche sistema di riconoscimento vocale, in grado di orientare noi “utenti” nei meandri di un centralino, oppure di fornirci informazioni su orari e servizi. Per ora il computer dice poche parole. Ma vista la rapidita’ del progresso tecnologico c’e’ da pensare che in futuro faccia come certi bambini, le cui lentezze iniziali sono solo il preludio di una loquela irrefrenabile. Di qui le preoccupazioni per la lingua: che fine fara’ l’italiano?

E’ questo uno dei presupposti del seminario “Tecnologie della lingua: strategie, politica e mercato”, svoltosi ieri a Firenze, nella biblioteca degli Uffizi, a cura della Fondazione Ugo Bordoni in collaborazione con la Societa’ Dante Alighieri, la Soprintendenza speciale per il Polo museale fiorentino e l ‘Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Il seminario e’ il primo adempimento dei programmi del Forum istituito dal Ministero delle Comunicazioni per promuovere lo sviluppo delle tecnologie informatiche per il TAL, il trattamento automatico del linguaggio.

E’ proprio questo, il Tal, ha detto al seminario fiorentino il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, “una delle frontiere per conservare l’ identita’ nazionale”. Oggi l’ italiano, come hanno ricordato il presidente dell’ associazione Ugo Bordoni, Giordano Bruno Guerri, e il presidente della Societa’ Dante Alighieri, l’ ambasciatore Bruno Bottai, e’ la quinta lingua piu’ studiata nel mondo. Di qui la messa a punto di un corso per l’ insegnamento a distanza che gia’ si pone come un primo solido strumento per la diffusione dell’ italiano. Il processo di globalizzazione e quello di estensione dell’ Europa pongono tuttavia non pochi interrogativi sul futuro della nostra lingua. IL PERICOLO CHE MOLTI PAVENTANO E’ IL DIFFONDERSI DI UN INGLESE ANNACQUATO; CHE VADA BENE A TUTTI MA OMOLOGANDO TUTTI E RIDUCENDO LE LINGUE NAZIONALI A RANGO DI DIALETTI. Contro tale prospettiva, la lingua italiana, ha detto il ministro Gasparri, deve difendere il proprio ruolo anche nelle trasformazioni della modernita’:

“altrimenti fra cento o duecento anni, quando le forme di trattamento automatico della lingua saranno ancora piu’ pervasive, c’ e’ il rischio che alcune lingue possano rischiare la marginalita’.

L’ Italia, la sua storia, la sua lingua, meritano invece di essere proiettati verso il futuro”.

Il Forum appena costituito ha il compito di realizzare un “libro bianco” sulla situazione della ricerca e della tecnologia del TAL e intanto ieri ha creato a Firenze, con il seminario degli Uffizi,

un’ occasione d’incontro tra la ricerca e il mercato. “Bisogna intensificare – ha detto Gasparri – l’ azione di universita’, imprese, istituti di ricerca, anche del governo e delle istituzioni culturali, preche’ gli sviluppi delle tecnologie informatiche devono tenere presente anche la lingua italiana”.

Del resto, il futuro e’ gia’ incominciato, come ben si evidenzia dalla mostra allestita dalla Fondazione Ugo Bordoni nella Sala delle Regie Poste, sull’ altro lato del loggiato degli Uffizi.

La mostra presenta alcuni esempi concreti di trattamento automatico del linguaggio: macchine parlanti, sistemi di riconoscimento vocali anche attraverso la cosiddetta “firma vocale”, sistemi di traduzione automatica e di insegnamento automatizzato…Per saperne di piu’ si puo’ telefonare al numero verde 800-672233: risponde un centralino automatico che da’ tutte le informazioni utili. E con il quale si puo’ amabilmente colloquiare. (Da La Nazione, 11/9/2003).

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