Lingua italiana, Renzi: “Serve una gigantesca scommessa sul made in Italy”.

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Lingua italiana, Renzi: “Serve una gigantesca scommessa sul made in Italy”.

Il premier a Firenze: “Non possiamo fermarci solo alla letteratura. Chiedo un aiuto”.

di Valeria Strambi.

“Abbiamo messo i soldi nelle scuole per l’italiano all’estero, ma serve una gigantesca scommessa culturale sul made in Italy. Se vogliamo che l’italiano sia studiato non possiamo fermarci alla letteratura”. Così il presidente del consiglio Matteo Renzi ha aperto Gli Stati Generali della Lingua Italiana, due giorni di incontri e studi a Firenze. E ha spiegato proprio sugli italiani che studiano la nostra lingua all’estero: “È un numero strepitoso (due milioni di persone nel mondo) ma ancora molto piccolo rispetto agli altri (i paragoni con i francesi non reggono). Noi siamo 60 milioni. In Cina ci sono 54 applicazioni per studiare l’italiano ma questo percorso non può essere giocato sulle leggi dei grandi numeri. Dove sta allora la chiave di un possibile sviluppo? In un grande investimento sull’Italia nel mondo: è vero che siamo solo 60 milioni, ma nella graduatoria dei marchi commerciali l’italiano è la seconda lingua utilizzata – ha proseguito -. C’è un problema perché si definisce con espressione italiana anche ciò che italiano non è. Ne facciamo le spese nel campo agroalimentare: il parmesan contro il parmigiano. Accanto a questo aspetto problematico c’è anche un’evocazione di bello che è positivo dal punto di vista commerciale. Stessa ambivalenza che è contenuta nella parola crisi, che va vista come elemento di difficoltà ma anche di opportunità.

“L’Italia è evocata da tutti ma parlata da pochi: le grandi ali che la fanno ammirare sono un elemento di inciampo. Chiedo a tutti un aiuto” ha detto ancora il premier.

Poi: “Domani il nostro Paese è ospite dell’ultima cena di Stato del presidente Obama: è un fatto simbolico, non personale, è il riconoscimento da parte del nostro amato e principale alleato di quanto può essere forte un’amicizia, un rapporto” ha aggiunto Renzi chiedendo un impegno nella promozione della cultura italiana. Che non è soltanto letteratura, ma anche cinema, musica, arte: “Serve una cornice che tenga insieme le grandi aziende, le grandi realtà cinematografiche, della cultura…Il governo c’è. Tocca anche alla Rai come principale player del paese ma tocca a ciascuno di noi: il mondo ha bisogno di bellezza e chiama l’Italia. La globalizzazione non è un pericolo, è la più grande opportunità che noi abbiamo”.

Prima di lui era intervenuto il sindaco di Firenze Dario Nardella: “È ormai un appuntamento consueto ritrovarsi a Firenze per discutere della lingua italiana”. Salone dei Cinquecento, platea affollata. “La prima edizione degli Stati generali nel 2014 – ha proseguito – si è tenuta qui e qui prosegue in una città che ha un rapporto unico e speciale con la lingua italiana e dove è presente l’Accademia della Crusca, qui la lingua italiana è nata con Dante e il 90% del lessico in uso oggi è già presente nella Divina Commedia. L’italiano contemporaneo deriva direttamente dal volgare fiorentino”. Nardella ha proseguito spiegando come sia importante “promuovere la lingua italiana: non possiamo negare necessità di una sempre maggiore internazionalizzazione (conoscere più lingue…inglese soprattutto). Questo non deve determinare impoverimento culturale. Dal linguaggio della musica all’arte alla moda parlano italiano. Soppiantare italiano con uso di sostituti stranieri vuol dire impoverimento e condanna a una lingua morta. È decisivo uso nostra lingua anche per tutte le pratiche legate all’accoglienza dei migranti. Promuovere lingua significa costruire un ponte tra culture e abbattere muri. Cito Mario Luzi “Il rapporto che abbiamo con la lingua è quello tra madre e figli”. Nel 2014 avevo lanciato alcune sfide (legge stabilità ha puntato su cultura). Ampliare uso all’estero di opere sinfoniche e liriche (Maggio musicale fiorentino
svolto di recente un concerto in Tunisia), ma anche idea di un Erasmus delle arti (avvicinare sempre più giovani all’italiano), ma anche a cinema e televisione (indispensabile ausilio delle nuove tecnologie). Esportazione della lingua italiana è anche il viatico per l’esportazione di una serie di altre ricchezze che abbiamo. Promuovere la nostra lingua non significa accettare il passato ma affacciarsi a un nuovo vigore rivolto al futuro.
(Da firenze.repubblica.it, 17/10/2016).

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