Lingua Italiana in Canada

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Italiani nel mondo
LINGUA ITALIANA IN CANADA: SCONTRO TRA RAPANA' (CGIE) E L'AMBASCIATORE SARDO

Il problema della lingua italiana in un Paese multiculturale e con un avanzato sistema scolastico quale il Canada è al centro di un vero e proprio scontro programmatico tra la rappresentanza degli italiani in loco e la struttura diplomatica italiana nel Paese.
La lingua italiana “è una lingua di cultura, di interesse universale e per questo deve essere messa a disposizione di tutti e non ghettizzarla in una scuola di elite, dove alla fine, se tutto andasse bene, potranno iscriversi solo pochi privilegiati, i figli, i nipoti e gli amici di chi la finanzia”. Così Giovanni Rapanà, membro del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) e componente del Consiglio di Presidenza del CGIE in rappresentanza dei Paesi anglofoni, in una lettera aperta a Gabriele Sardo, Ambasciatore d'Italia in Canada. Al centro del dibattito la lettera-intervento dell'Ambasciatore Gabriele Sardo, del 15 gennaio scorso, nel quale il diplomatico trasmette il suo programma di rilancio della lingua italiana tra le giovani e giovanissime generazioni in Canada.
Scrive Giovanni Rapanà: “Il problema della conservazione e la promozione della lingua italiana non è nuovo alla Comunità. Tanto è vero che il Comites di Montreal ha già in programma di realizzare nella primavera 2007, un Convegno sugli Stati generali della Lingua italiana in Quebec. Inoltre, sia lo stesso Comites che il PICAI che da anni opera a Montreal con grande successo, sono riusciti ad inserire l'italiano in alcune scuole elementari ed hanno già intrapreso una serie di contatti, con le Autorità di Governo e le principali Commissioni scolastiche per inserirlo nei curricula di numerose altre scuole in Quebec.Peccato che Lei non ci abbiamo mai dato l'opportunità' di illustrarLe il lavoro svolto e il lavoro che resta ancora da fare”.
In Canada “il sistema dell'istruzione è di competenza delle rispettive Province e nel complesso esso è considerato uno dei migliori al mondo. Questo sistema ci permette di inserire l'insegnamento della lingua italiana in quelle Scuole che lo richiedessero. Il fatto è che, molti genitori, ancora non sono a conoscenza di questa opportunità. Quindi, bisognerebbe investire nell'informazione mirata; nella propaganda e, soprattutto, bisognerebbe incoraggiare, con la donazione di biblioteche, di borse di studio o di viaggi in Italia, i ragazzi più meritevoli di quelle scuole laddove l'italiano è già stato inserito”.
Rapanà chiede all'Ambasciatore un intervento “sugli accordi bilaterali di promozione culturale tra l'Italia e le varie Province canadesi. Bisognerebbe far comprendere alle autorità locali, per esempio, che in Italia il Governo italiano sostiene costantemente le iniziative del Quebec per la realizzazione di attività di promozione della cultura quebecchese; mentre sento dire che l'Istituto Italiano di Cultura di Montreal non riesce ad ottenere qui, dal Governo del Quebec, lo stesso sostegno per la promozione della cultura italiana”.
Per comunicare con le Autorità canadesi, scrive Rapanà all'Ambasciatore “la Comunità italiana, Le avrebbe dato un grande aiuto, che vale molto di più di qualche migliaio di dollari che qualche connazionale, lusingato dalle Sue promesse, potrà destinare al suo progetto! Egregio Ambasciatore, Le confesso che non ero abituato, come del resto la Comunità italiana del Canada, a vedere l'Ambasciatore d'Italia impegnarsi da solo in una campagna per il rilancio della lingua italiana. Forse non ha fiducia della nostra comunità? Degli Enti gestori – Centro Scuola, PICAI, ICCA ecc… – come dei Comites e dei rappresentanti del CGIE, che da anni si occupano di questa materia? A mio avviso, l'Ambasciatore d'Italia in Canada, dovrebbe valorizzare il patrimonio associativo già esistente della Comunità italiana. Non sminuirlo. Dovrebbe promuovere l'integrazione degli italiani nella società del Paese ospitante. Non fare in modo che gli italiani che hanno idee politiche diverse dalle Sue, vengano marginalizzati. L'Ambasciatore dovrebbe elaborare un Piano Paese sulle iniziative per la promozione e il mantenimento della lingua italiana, come del resto la Legge prevede, coinvolgendo gli addetti ai lavori: Comites, CGIE, Enti Gestori, Istituti di Cultura, Camere di Commercio, mondo associativo, ai quali, fino ad oggi, è mancato proprio il supporto dell'Ambasciata”.
Durissima la conclusione di Rapanà: “Egregio Ambasciatore, la Sua lettera aperta ha il sapore di una presa in giro per la Comunità italiana del Canada. Infatti, è ben noto a tutti, a Montreal, a Toronto e a Vancouver, che Lei ha già costituito i Suoi Comitati 'personali' e quindi il Suo appello è solo un diversivo. Uno specchietto per le allodole! Fumo negli occhi! Che respingiamo al mittente! Incitare la comunità italiana a costituire nuovi Comitati, ai quali promette, oltre al supporto della struttura diplomatico-consolare, anche dei finanziamenti, (e ci chiediamo se a carico dello Stato italiano, con quale copertura. Oppure se a carico della stessa Collettività) è improprio e controproducente, perché a nostro avviso, genera solamente delle false aspettative e produce un ulteriore, inevitabile, 'frazionamento' della stessa comunità. Egregio Ambasciatore, la Gente comune, gli Organismi e le numerose Associazioni che ci hanno contattato dopo aver letto la Sua lettera, hanno avuto la sensazione che Lei abbia la Sua agenda politica, e che, in realtà, a Lei non interessi la Comunità italiana. Altrimenti, come sarebbe stato normale attendersi dal rappresentante diplomatico di un Paese serio come l'Italia, avrebbe cercato di instaurare, da subito, un dialogo costruttivo con i rappresentanti istituzionali della comunità italiana e con tutto il mondo associativo; avrebbe cercato elementi per unire la comunità e non per dividerla, come invece sta facendo”.
6 Febbraio 2007
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