Lingua italiana e Costituzione.

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Italiano e Costituzione: l’Accademia della Crusca inascoltata.

Da anni si batte perché nella Costituzione venga inserito un riferimento all’italiano come lingua ufficiale della nostra Repubblica.

di Eugenio Murrali.

In questi giorni il Parlamento sta lavorando alle riforme costituzionali. In queste ore sul web gira una petizione lanciata da Annamaria Testa per chiedere all’Accademia della Crusca di sostenere la lingua italiana e in particolare di raccomandarne un buon uso a chi ha ruoli pubblici.
Tra le due vicende non c’è alcun nesso. Tempo fa tuttavia qualcosa di più di una petizione aveva visto coinvolti Camera dei deputati e Accademia della Crusca. Era la fine del 2006, la storica istituzione che monitora la nostra lingua e il Parlamento erano entrati in contatto, perché la Commissione Affari Costituzionali, presieduta da Luciano Violante, aveva chiesto un parere agli accademici. Gli studiosi avevano proposto di inserire la formula: “L’italiano è la lingua ufficiale della Repubblica Italiana” nell’articolo 12 della Costituzione, che parla di simboli come la bandiera. Di quella e di altre proposte precedenti e successive non se n’è fatto nulla.

L’italiano e la carta costituzionale: 4 articoli su cui intervenire – Il linguista e presidente onorario della Crusca, Francesco Sabatini, osserva che si potrebbe intervenire anche sugli articoli 3, 6 o 9: “L’articolo 12 parla dei simboli. Certamente la lingua è anche un simbolo − afferma lo studioso − ma bisogna inserirla nel contesto dell’articolo 9, che riguarda il patrimonio culturale, lo strumento che ha costruito la comunità linguistica italiana. I costituenti non lo inserirono, perché probabilmente vollero allontanare dal lettore l’idea di una continuità con il fascismo”.
Roberto Borrello, costituzionalista dell’Università di Siena, spiega che la questione della lingua italiana non è stata trattata dai costituenti durante i lavori preparatori, ma solo durante l’assemblea. A sollevare il problema della lingua, nel luglio del 1947, furono gli onorevoli Emilio Lussu e TristanoCodignola, preoccupati per la tutela delle minoranze (articolo 6), che tuttavia sarebbe già sottintesa dall’articolo 3, dove si istituisce il principio di uguaglianza e viene sancito il divieto di discriminazione linguistica. In breve: gli articoli 3 e 6, parlando di uguaglianza e tutela delle minoranze, sottintendono il fatto che esista una maggioranza. Basterebbe esplicitare che la lingua di questa maggioranza, l’italiano, è la lingua ufficiale della Repubblica.
Ma, rileva Borrello, anche quando si discusse dell’articolo 9, in tema di tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale, l’onorevole Edoardo Clerici osservò: “Se dovessimo mettere nella Costituzione tutto ciò che è evidente e pacifico, per quale ragione non dovremmo dire che la lingua che usiamo è italiana e che usiamo le lettere latine e le cifre arabe?”. Con gli echi della retorica fascista ancora vivi nella memoria e la questione di Trieste aperta, ai costituenti sembrò inopportuno insistere su un punto che appariva ovvio: l’ufficialità dell’italiano.

Difendere la lingua italiana? – Perché puntualizzare che l’italiano è la nostra lingua ufficiale? Si potrebbe pensare che dietro una tale volontà ci sia un’idea protezionista, simile a quella che ispirò un intervento sulla Costituzione in Francia e da cui scaturì una legge molto severa in materia di difesa linguistica.
Il sospetto però viene immediatamente fugato da un altro illustre linguista,Luca Serianni, che pure è favorevole all’intervento sulla Costituzione: “La lingua si protegge da sola e soprattutto sono i parlanti, siamo noi che la proteggiamo utilizzandola. La legge Toubon in Francia è stata cassata dall’equivalente della Corte Costituzionale”. L’accademico aggiunge inoltre a proposito dell’’ufficialità dell’italiano: “Si tratterebbe di un riconoscimento simbolico di una realtà che è già nei fatti. Non solo perché esiste il fatto indiscutibile che in italiano sono scritti i codici, gli atti ufficiali o, se vogliamo, noi in questo momento non ci siamo neanche posti il problema della lingua in cui parlare. Dal punto di vista giuridico, c’è una legge del 1999 che tutela le minoranze linguistiche in cui si fa esplicito riferimento all’ufficialità dell’italiano. Allora si tratta di un riconoscimento simbolico, che ha però un valore analogo a quello del tricolore. Sono assolutamente favorevole, semplicemente come riconoscimento di un dato storico, culturale, che esiste già”.
Non si tratterebbe dunque di proteggere la “purezza” della lingua. Tuttavia c’è, probabilmente, nella posizione della Crusca, un’idea più generale di tutela dell’italiano. La stessa giurisprudenza era già intervenuta di fronte a certe derive. Una sentenza del Tar della Lombardia, segnalataci da Borrello, ha giudicato illegittima una disposizione del Politecnico di Milano, secondo cui un certo corso avrebbe dovuto tenersi obbligatoriamente in lingua inglese e i docenti erano costretti ad adeguarsi o a rinunciare a quell’insegnamento. Il Tar ha richiamato l’ufficialità della lingua italiana implicita nella Costituzione e ha inoltre fatto riferimento all’articolo 33, sulla libertà di insegnamento. Veniva inoltre criticata dal Tar la scelta esclusiva dell’inglese (a danno di altri idiomi quali lo spagnolo o il francese), come acritica adesione all’ “onnipotenza” della lingua anglosassone nel mondo.

L’italiano è già la lingua ufficiale – L’ufficialità de iure e de facto dell’italiano, sostenuta da Serianni, è puntualmente confermata dalla giurisprudenza, come mette in evidenza Roberto Borrello: “Nell’articolo 6 sono tutelate solo le minoranze nazionali, quelle legate a una nazione specifica (francese e tedesca), con la legge del ’99 è stata inserita anche una tutela delle minoranze storiche, alloglotte in senso ampio (escludendone però alcune, come i nomadi): nell’articolo 1 di questa legge (482/1999) si dice che l’italiano è la lingua ufficiale”. Il giurista spiega poi che anche in alcune sentenze della Corte costituzionale l’italiano è indicato come lingua ufficiale e cita in particolare: la numero 28/1982 (“la Costituzione conferma per implicito che il nostro sistema riconosce l’italiano come unica lingua ufficiale, da usare obbligatoriamente salvo le deroghe disposte a tutela dei gruppi linguistici minoritari”), la 159/2009.

E nel resto dell’Europa? – Secondo le ricerche del giurista, la maggior parte delle costituzioni europee ha indicazioni riguardanti l’ufficialità della lingua. Vi sono Stati federali che affermano le lingue ufficiali nell’ambito di un quadro di coesistenza di diversi ceppi linguistici o etnici, come in Svizzera o in Belgio.
Per gli Stati derivanti dalla dissoluzione dell’ex-Unione sovietica, poi, l’affermazione della lingua ufficiale ha significato una rivincita, basti pensare alle repubbliche baltiche, che hanno affermato l’ufficialità della loro lingua a fronte di una comunità russa comunque consistente che è stata volutamente ignorata. Alcune costituzioni, come quella ungherese e quella austriaca,tutelano anche la lingua dei segni.
Senza dubbio questo intervento non è la prima preoccupazione del Parlamento, è considerata come una questione di principio (fondamentale), ma i sani principi, a quanto pare, non sono all’ordine del giorno.
(Da reporternuovo.it, 20/2/2015).




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