Lingua inglese a Rio, questa sconosciuta.

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Dia-Rio Olimpico: l’inglese a Rio de Janeiro, questo sconosciuto.

di Eurosport

Prendere un taxi è un problema perché i tassisti non capiscono e non conoscono i luoghi d’interesse. Ma anche i volontari non sanno una parola d’inglese e, quando la sanno, riportano la scritta “I speak english” sul proprio pass di riconoscimento: sono gli aiutanti più gettonati.

Alla fine tutti se la cavano, in qualche modo. Qualcuno con qualche parola di portoghese, chi gesticolando, chi insultando, chi provando con lo spagnolo (che però con il portoghese non c’entra nulla e infatti non viene capito), chi… Lasciando perdere e basta. E’ un bel problema, indubbiamente. Nessun brasiliano, e quando diciamo nessuno intendiamo zero virgola zero, cedeteci, conosce l’inglese, nemmeno qualche parola. E’ grave onestamente perché per gli addetti ai lavori bastano in realtà poche indicazioni per svolgere al meglio il loro compito: “Press tribune”, “Press conference”, Olympic Village, i nomi degli sport, il numero di navetta e non molto altro. Niente, non vi è speranza.
Rabbia inevitabile
Ovviamente, tutto ciò provoca rabbia. Di litigi tra giornalisti e personale o anche pubblico e volontari ne abbiamo già visti a decine. Dispiace, perché tra l’altro tutti sono gentilissimi, sempre con il sorriso e fanno il possibile per aiutarti. Ma se non si riesce a intendersi non si può ovviamente risolvere un eventuale problema. Non è nemmeno colpa dei volontari o degli addetti ai siti di gara, qualche ordine dall’alto sarebbe dovuto arrivare. Nessuno pretende una laurea in linguistica o glottologia inglese a Oxford e Cambridge. Basterebbe il minimo indispensabile. Oppure, si può persino tollerare la mancata conoscenza della lingua, come provocazione, a patto però di conoscere, come dicevamo nell’incipit dell’articolo, almeno le parole chiave per dare una mano a chi ne ha bisogno.
Soluzioni di tutti i tipi
La soluzione c’è: affidarsi a quei volontari che sopra l’accredito recano la scritta “I speak english”. Per davvero, non è uno scherzo. Solo che sono pochi, vengono da qualsiasi paese del mondo, Italia compresa, e molto gettonati. Capita di vedere un capannello di gente in fila davanti a un volontario con tali caratteristiche… Ci sarebbe da ridere, se non fosse un problema serio. Per fortuna con il passare dei giorni ormai gli addetti ai lavori hanno imparato a riconoscere strade, sedi di gara e mezza città. Che i tassisti… Continuano a non capire, perché la maggior parte di loro non proviene da Rio. L’altra sera ci è capito un episodio particolare, con il conducente disperato e disperso, che a un certo punto ha accostato la macchina, spendo il motore, allargato le braccia come a dire: “Non so dove siamo”. Per fortuna lo sapevamo noi e a casa siamo arrivati sani e salvi… Esprimendoci a… Gesti. Perché l’inglese, ebbene sì, resta una lingua sconosciuta.
(Da it.eurosport.com, 11/8/2016).

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