Lingua franca alla fine del ‘600

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L’ultimo saggio di Jocelyne Dakhlia, storica franco – tunisina in Francia dalla fine degli anni ‘70, direttrice a Parigi alla “Ecole des hautes études en sciences sociales”, s’intitola “Lingua Franca”. Nell’opera, che non può considerarsi uno studio linguistico tradizionale, l’autrice ricostruisce le vestigia di un “Esperanto scomparso”, un lingua “ibrida”, “meticcia”, il cui utilizzo in terra d’islam trova molte conferme alla fine del XVII secolo. Furetière così ne parla nel suo “Dictionaire Universel” (1690): “Lingua incomprensibile che si parla sul Mediterraneo, composta da Francese, Italiano, Spagnolo e di altre lingue che si ascoltano da tutti i marinai e mercanti di qualsiasi nazione essi siano”.

Nelle varie stratificazioni questa “Lingua franca”, le cui prime tracce si ritrovano ai tempi delle Crociate, era parlata non solo da scaricatori di porto, da marinai, da detenuti, ma anche nell’Alta Società o nelle zone rurali isolate, a dimostrazione che l’incontro tra Europa e mondo arabo – musulmano è ben anteriore al periodo coloniale e non si riduce al rapporto tra dominanti e dominati.

(Fonte “L’Esperanto disparu de Jocelyne Dakhlia”, Le Monde, 21/11/2008).

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