Lingua da salvare

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Aiuto, il computer si mangia l’italiano

di Claudio Marabini

Il poeta Mario Luzi, considerato da tempo il nostro maggiore, e’ stato nominato Accademico della Crusca, il piu’ antico organismo della lingua italiana, primo fra i grandi letterati italiani dopo Bacchelli, scomparso nel 1985. Al momento della nomina Luzi ha pronunciato un discorso che ora viene pubblicato dalla rivista “La Crusca per voi” e che si intitola troppo modestamente “Pensieri casuali sulla lingua”, a cui segue un saggetto su “La lingua dei quotidiani italiani del Novecento” di Ilaria Bonomi.

I pensieri di Luzi sono tutt’altro che casuali, colmi della sensibilita’ del poeta toscano che conosciamo bene, padrone di un italiano splendido e moderno, che egli riesce a piegare da maestro alla sinuosita’ della poesia e al martellare discorsivo del teatro, oltre che all’argo-mentare del saggista. I pensieri sono tutt’altro che catastrofici, come si potrebbe temere, e nel fondo trapela il filo d’oro dell’ottimismo, se non proprio della soddisfazione. “Se sfogliamo mentalmente il vocabolario della nostra lingua siamo indotti a concludere che in essa l’equilibrio tra il dicibile e il detto e’ bello”. E altrove: “Tiene conto di tutto, anche se molto sara’ da buttare. E’ bonaria, parsimoniosa, non spreca niente la madre lingua; ma non e’ facilona; e’ anche gelosa di se’ ”. Si’, esiste un certo purismo come “salvaguardia” e come “emergenza di salute pubblica”. “Ma il rischio maggiore sono quelle pappette terminologiche della telematica che hanno per effetto la distruzione di ogni altro linguaggio. Questo volevo dire, che forse da difendere e’ oggi prima di tutto la lingua come patrimonio espressivo; che la purezza e’ armonia del sistema…”.

Le “pappette”! E il dito e’arrivato su una delle piaghe, dove la lingua non solo crolla ma scompare. Al suo posto rimane un formulario di segmenti che scavalca persino le lingue tradizionali. A favore di una nuova umanita’? Speriamo di no. Pappette a parte, i “pensieri” di Luzi sono seguiti da un articolo di Ilaria Bonomi sulla “Lingua dei quotidiani italiani del Novecento”. Vi si dice che i lettori italiani sono “molto pigri” e a un certo punto si parla, tranquillamente, di “giornalese”. E nella “lingua dei quotidiani ‘on line’ ” si legge: “Le specifiche modalita’ espressive della scrittura ‘web’, nei suoi diversi canali… non sono state ancora adeguatamente individuate e approfondite. Queste varie forme di scrittura appartengono alla categoria del “trasmesso” scritto, solo recentemente individuata…”. Vedremo.

(Da La Nazione, 22/12/2003).

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