Lingua colta o nuovo volgare per l’Europa?

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Si puo’ essere scettici su tutto, si potra’ esserlo anche sull’Esperanto. Allora lancerei un’ulteriore provocazione. Dal precedente argomento di discussione “Non-Inglish…” sembrerebbe emergere che l’Esperanto puo’ essere eletta a “lingua colta universale” del futuro, e potrebbe essere certamente degna di ottenere la piu’ larga diffusione nella scuola pubblica. Mi sembra una battaglia che si puo’ vincere e per cui vale comunque la pena combattere. Ma gli interrogativi piu’ assillanti restano: “Quale sara’ il prossimo volgare universale”?, “Che fine faranno le lingue etniche?”.Certo se l’italiano, come le altre lingue europee, fossero condannate a morte certa, preferiremmo scegliere come carnefice l’Esperanto, piuttosto che l’inglese.Io continuero’ a sostenere il mio ruolo di “esperantoscettico” nell’arena del forum degli esperantisti. So di essere da solo, o quasi, in questo forum, ma temo per gli esperantisti di essere in maggioranza in tutt’altri contesti. Ho lanciato la mia precedente provocazione proprio in questa sede sperando, e ottenendo, di allargare la discussione in maniera che prescindesse dalla semplice alternativa “Esperanto si’” “Esperanto no”. Personalmente, in realta’, non avrei alcun problema ad apprendere un’ulteriore nuova lingua, cio’ e’ ampiamente nelle mie possibilita’, ma non voglio farlo al momento per poter mantenere il mio ruolo nel cercare di rappresentare chi di Esperanto non vuole nemmeno sentire parlare. La scelta esperantista mi richiama, peraltro, alla mente la scelta radicale. Scelte perdenti, si’, ma cosa sarebbe ora l’Italia senza i radicali e le loro (nostre) battaglie? Certo, si possono vincere molte battaglie e perdere la guerra; ma si continua a combattere, cosi’ funziona la democrazia. La nuova sfida o “guerra”, in Europa e non solo a quanto pare, e’ quella linguistica, ma la battaglia per l’Esperanto, ammesso che si possa vincere, ci fara’ vincere la guerra? Sento di avere troppa stima in chi mi sta leggendo in questo momento, per esternare le mie idee “esperantoscettiche” fuori da questo contesto, e vorrei che si capisca una volta per tutte che l’avversario in questa guerra non e’ l’Esperanto ma l’inglese. Marco (Pannella) parla di coesistenza pacifica fra inglese, Esperanto e le altre lingue. Temo che stia sbagliando!Se c’e’ qualcuno, in questo forum, che la pensa come me, batta un colpo! Non e’ facile sostenere una posizione sapendo di essere soli. Esprimere dissenso su alcune scelte e ottenere delle risposte non puo’ che fare del bene alla causa, soprattutto se la discussione avviene in maniera pacata e civile, senza pregiudizi e prese di posizione nette e assolute.Allora, vogliamo cercare di rispondere alla domande che ho posto?Allo stato attuale, vedo soltanto neri presagi.Siete tutti convinti che l’Esperanto possa essere il nuovo volgare o rappresentare solo una lingua colta? E chi o cosa salvera’ la lingua italiana?

Questo messaggio è stato modificato da: Ado, 02 Nov 2004 – 12:01 [addsig]




2 Commenti

Giorgio Pagano
Giorgio Pagano

<DIV id=RTEmultiCSSID ><P class=MsoNormal><FONT size=4><FONT face="Times New Roman">Si puo’ essere scettici su tutto, si potra’ esserlo anche sull’Esperanto. Allora lancerei un’ulteriore provocazione. Dal precedente argomento di discussione “Non-Inglish…” sembrerebbe emergere che l’Esperanto puo’ essere eletta a “lingua colta universale” del futuro, e potrebbe essere certamente degna di ottenere la piu’ larga diffusione nella scuola pubblica. Mi sembra una battaglia che si puo’ vincere e per cui vale comunque la pena combattere. Ma gli interrogativi piu’ assillanti restano: “Quale sara’ il prossimo volgare universale”?, “Che fine faranno le lingue etniche?”.</FONT><FONT face="Times New Roman">Certo se l’italiano, come le altre lingue europee, fossero condannate a morte certa, preferiremmo scegliere come carnefice l’Esperanto, piuttosto che l’inglese.</FONT><FONT face="Times New Roman">Io continuero’ a sostenere il mio ruolo di “esperantoscettico” nell’arena del forum degli esperantisti. So di essere da solo, o quasi, in questo forum, ma temo per gli esperantisti di essere in maggioranza in tutt’altri contesti. Ho lanciato la mia precedente provocazione proprio in questa sede sperando, e ottenendo, di allargare la discussione in maniera che prescindesse dalla semplice alternativa “Esperanto si’” “Esperanto no”. Personalmente, in realta’, non avrei alcun problema ad apprendere un’ulteriore nuova lingua, cio’ e’ ampiamente nelle mie possibilita’, ma non voglio farlo al momento per poter mantenere il mio ruolo nel cercare di rappresentare chi di Esperanto non vuole nemmeno sentire parlare. La scelta esperantista mi richiama, peraltro, alla mente la scelta radicale. Scelte perdenti, si’, ma cosa sarebbe ora l’Italia senza i radicali e le loro (nostre) battaglie? Certo, si possono vincere molte battaglie e perdere la guerra; ma si continua a combattere, cosi’ funziona la democrazia. La nuova sfida o “guerra”, in Europa e non solo a quanto pare, e’ quella linguistica, ma la battaglia per l’Esperanto, ammesso che si possa vincere, ci fara’ vincere la guerra? Sento di avere troppa stima in chi mi sta leggendo in questo momento, per esternare le mie idee “esperantoscettiche” fuori da questo contesto, e vorrei che si capisca una volta per tutte che l’avversario in questa guerra non e’ l’Esperanto ma l’inglese. Marco (Pannella) parla di coesistenza pacifica fra inglese, Esperanto e le altre lingue. Temo che stia sbagliando!</FONT><FONT face="Times New Roman">Se c’e’ qualcuno, in questo forum, che la pensa come me, batta un colpo! Non e’ facile sostenere una posizione sapendo di essere soli. Esprimere dissenso su alcune scelte e ottenere delle risposte non puo’ che fare del bene alla causa, soprattutto se la discussione avviene in maniera pacata e civile, senza pregiudizi e prese di posizione nette e assolute.</FONT><FONT face="Times New Roman">Allora, vogliamo cercare di rispondere alla domande che ho posto?</FONT><FONT face="Times New Roman">Allo stato attuale, vedo soltanto neri presagi.</FONT><FONT face="Times New Roman">Siete tutti convinti che l’Esperanto possa essere il nuovo volgare o rappresentare solo una lingua colta? </FONT><FONT face="Times New Roman">E chi o cosa salvera’ la lingua italiana?</FONT></FONT></P></DIV><!-- editby --><br /><br /><i>Questo messaggio è stato modificato da: Ado, 02 Nov 2004 - 12:01 </i><!-- end editby -->[addsig]

Ado
Ado

<DIV id=RTEmultiCSSID ><P class=MsoNormal><FONT size=4><FONT face="Times New Roman">Si puo’ essere scettici su tutto, si potra’ esserlo anche sull’Esperanto. Allora lancerei un’ulteriore provocazione. Dal precedente argomento di discussione “Non-Inglish…” sembrerebbe emergere che l’Esperanto puo’ essere eletta a “lingua colta universale” del futuro, e potrebbe essere certamente degna di ottenere la piu’ larga diffusione nella scuola pubblica. Mi sembra una battaglia che si puo’ vincere e per cui vale comunque la pena combattere. Ma gli interrogativi piu’ assillanti restano: “Quale sara’ il prossimo volgare universale”?, “Che fine faranno le lingue etniche?”.</FONT><FONT face="Times New Roman">Certo se l’italiano, come le altre lingue europee, fossero condannate a morte certa, preferiremmo scegliere come carnefice l’Esperanto, piuttosto che l’inglese.</FONT><FONT face="Times New Roman">Io continuero’ a sostenere il mio ruolo di “esperantoscettico” nell’arena del forum degli esperantisti. So di essere da solo, o quasi, in questo forum, ma temo per gli esperantisti di essere in maggioranza in tutt’altri contesti. Ho lanciato la mia precedente provocazione proprio in questa sede sperando, e ottenendo, di allargare la discussione in maniera che prescindesse dalla semplice alternativa “Esperanto si’” “Esperanto no”. Personalmente, in realta’, non avrei alcun problema ad apprendere un’ulteriore nuova lingua, cio’ e’ ampiamente nelle mie possibilita’, ma non voglio farlo al momento per poter mantenere il mio ruolo nel cercare di rappresentare chi di Esperanto non vuole nemmeno sentire parlare. La scelta esperantista mi richiama, peraltro, alla mente la scelta radicale. Scelte perdenti, si’, ma cosa sarebbe ora l’Italia senza i radicali e le loro (nostre) battaglie? Certo, si possono vincere molte battaglie e perdere la guerra; ma si continua a combattere, cosi’ funziona la democrazia. La nuova sfida o “guerra”, in Europa e non solo a quanto pare, e’ quella linguistica, ma la battaglia per l’Esperanto, ammesso che si possa vincere, ci fara’ vincere la guerra? Sento di avere troppa stima in chi mi sta leggendo in questo momento, per esternare le mie idee “esperantoscettiche” fuori da questo contesto, e vorrei che si capisca una volta per tutte che l’avversario in questa guerra non e’ l’Esperanto ma l’inglese. Marco (Pannella) parla di coesistenza pacifica fra inglese, Esperanto e le altre lingue. Temo che stia sbagliando!</FONT><FONT face="Times New Roman">Se c’e’ qualcuno, in questo forum, che la pensa come me, batta un colpo! Non e’ facile sostenere una posizione sapendo di essere soli. Esprimere dissenso su alcune scelte e ottenere delle risposte non puo’ che fare del bene alla causa, soprattutto se la discussione avviene in maniera pacata e civile, senza pregiudizi e prese di posizione nette e assolute.</FONT><FONT face="Times New Roman">Allora, vogliamo cercare di rispondere alla domande che ho posto?</FONT><FONT face="Times New Roman">Allo stato attuale, vedo soltanto neri presagi.</FONT><FONT face="Times New Roman">Siete tutti convinti che l’Esperanto possa essere il nuovo volgare o rappresentare solo una lingua colta? </FONT><FONT face="Times New Roman">E chi o cosa salvera’ la lingua italiana?</FONT></FONT></P></DIV><!-- editby --><br /><br /><i>Questo messaggio è stato modificato da: Ado, 02 Nov 2004 - 12:01 </i><!-- end editby -->[addsig]

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