Lingua biforcuta e “bilinguismo”, a Riotta .

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Lingua biforcuta e “bilinguismo”, a Riotta scrive il Segretario dell’ERA Giorgio Pagano.

“La menzogna per cui si afferma che il nero è uguale al bianco ha guadagnato rango di verità diffusa e mai discussa. Mi riferisco al fatto che il termine ‘lingua straniera’ sia divenuto sinonimo di ‘lingua inglese’ e ‘bilinguismo’ di ‘italo-inglese’ (o ‘anglo-italiano’)”. Così l’incipit della lettera che il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto, Giorgio Pagano, ha inviato al direttore del Sole 24 Ore Gianni Riotta, in merito a un articolo apparso sul suo quotidiano nel quale i termini, come avviene su gran parte degli organi d’informazione e perfino in alcune circolari ministeriali, erano utilizzati come sinonimi.
“E’ chiaro che a questo punto la preoccupazione per l’identità della lingua italiana, al di là del leitmotiv fine a se stesso che ogni tanto riaffiora per bocca di politici, linguisti o intellettuali, a seconda del significato di comodo che s’intende dare a questa preoccupazione, si sta trasformando in uno sguardo da Tiresia, cieco e spettatore, su un patrimonio nazionale completamente asservito alla lingua arbitrariamente dominante di un’Europa che, anziché guardare al multilinguismo come previsto peraltro dai Trattati, impone il dominio di un idioma che appartiene a una nazione autoesclusasi dall’area Euro o, peggio, un trilinguismo senza giustificazioni, come hanno dimostrato la vicenda dei Brevetti UE e la sentenza della Corte del Lussemburgo sui bandi comunitari”, prosegue la lettera. Pagano ha poi ricordato i vantaggi economici che i Paesi anglofoni hanno grazie alla supremazia linguistica: la Gran Bretagna risparmia fino a 18 milioni di euro l’anno, mentre i Paesi non anglofoni spendono 350 miliardi di euro annui per la loro anglificazione.
“Proprio in questi giorni di scontri alle manifestazioni studentesche, c’è da riflettere sulle possibilità che hanno i nostri studenti nell’Europa federale rispetto ai loro coetanei anglofoni”. Giorgio Pagano ha concluso la lettera su questo tema, sottolineando come l’assenza di democrazia linguistica tolga speranze e futuro ai giovani.

Roma, 23 dicembre 2010




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

Gentile direttore,<br />
apprendo con stupore dall’articolo di Michela Finizio, “La lingua straniera traina le iscrizioni”, che la menzogna per cui si afferma che il nero è uguale al bianco ha guadagnato rango di verità diffusa e mai discussa. Mi riferisco al fatto che il termine “lingua straniera” sia divenuto sinonimo di “lingua inglese” e “bilinguismo” di “italo-inglese” (o “anglo-italiano”).<br />
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E’ chiaro che a questo punto la preoccupazione per l’identità della lingua italiana, al di là del leitmotiv fine a se stesso che ogni tanto riaffiora per bocca di politici, linguisti o intellettuali, a seconda del significato di comodo che s’intende dare a questa preoccupazione, si sta trasformando in uno sguardo da Tiresia, cieco e spettatore, su un patrimonio nazionale completamente asservito alla lingua arbitrariamente dominante di un’Europa che, anziché guardare al multilinguismo come previsto peraltro dai Trattati, impone il dominio di un idioma che appartiene a una nazione autoesclusasi dall’area Euro o, peggio, un trilinguismo senza giustificazioni, come hanno dimostrato la vicenda dei Brevetti UE e la sentenza della Corte del Lussemburgo sui bandi comunitari.<br />
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Un trilinguismo a cui questa classe politica, che ha perso una volta di più credibilità agli occhi dell’Italia e del mondo, ha fatto peggio che sottomettersi. Infatti, anziché chiedere il dovuto rispetto all’Italia e alla lingua italiana, ha chiesto al Parlamento europeo una genuflessione generale all’unica lingua dominante, l’inglese. Dopo sessant’anni di regime partitocratico, quello che vediamo è un asservimento linguistico e quindi economico (ricordiamo che la Gran Bretagna risparmia fino a 18 milioni di euro l’anno grazie alla supremazia linguistica, mentre i Paesi non anglofoni spendono 350 miliardi di euro annui per la loro anglificazione) che non fa che togliere opportunità ai giovani, inserendo differenze discriminatorie tra i madrelingua inglese nati in Italia e i madrelingua italiana, fra gli studenti che si laureano nella nostra lingua e chi possiede una laurea anglofona. L’articolo apparso sul suo quotidiano, che spiega come le iscrizioni alle scuole “bilingui” stiano aumentando a vista d’occhio, racconta un dato grave e allarmante.<br />
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Proprio in questi giorni di scontri alle manifestazioni studentesche, c’è da riflettere sulle possibilità che hanno i nostri studenti nell’Europa federale rispetto ai loro coetanei anglofoni. La perdita di credibilità politica di questo regime tra i giovani non si vede solo nel loro rifiuto d’identificarsi con la classe dirigente, ma anche nella consapevolezza che li pervade di non avere le stesse opportunità di chi ha un pedigree linguistico che l’informazione stessa è arrivata a certificare come più alto del loro.<br />
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Infatti parlare di scuole bilingue anziché di scuole anglo-italiane, così come il diffuso riferirsi alla “lingua straniera” per indicare l’inglese, dalle circolari ministeriali agli articoli dei quotidiani, è una pratica di disinformazione, una menzogna a tutti gli effetti che dimostra la forte connivenza della classe mediatica alla tristezza del collaborazionismo linguistico che ha caratterizzato e continua a essere tratto dominante di questo sessantennio partitocratico e che, oltre a disperdere l’identità della lingua italiana, a provvedere attentamente agli interessi economici dei Paesi anglofoni a scapito dei nostri e a cancellare ogni forma di democrazia linguistica, toglie speranze e futuro ai giovani, senza dare risposta alcuna alle loro proteste eccezion fatta per misure antidemocratiche, liberticide e del tutto estranee alla nostra Costituzione.<br />
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Distinti saluti, <br />
Giorgio Pagano, Segretario dell'Associazione Radicale Esperanto

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