Lingua araba obbligatoria nelle scuole israeliane

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Boom di richieste: parte in centosettanta istituti pubblici un progetto pilota voluto dal ministero della Pubblica istruzione

Arabo nelle scuole di Israele

di FABIO SCUTO

Il dialogo, la comprensione, in una terra difficile che vive sempre tra speranze di pace e lo spettro della guerra, sono elementi fondanti. E la comprensione passa attraverso la lingua parlata.
E per questo che il governo israeliano ha deciso di lanciare un nuovo programma nelle scuole pubbliche, nelle quali sarà obbligatorio lo studio dell’arabo. Parte quest’anno, come iniziativa pilota in 170 istituti pubblici e religiosi nel nord di Israele, ma con l’obiettivo di adottarlo presto in tutto il Paese.
Del resto nel territorio israeliano vivono più di un milione di cittadini " arabi di Israele", circa il 20 per cento della popolazione dello Stato ebraico, e la stessa proporzione si riflette negli istituti scolastici.
Le ricerche e i sondaggi dicono che la maggior parte degli arabi d’Israele – pur riconoscendo di essere di nazionalità palestinese – preferisce scegliere di rimanere cittadino israeliano piuttosto che membro di un futuro Stato della Palestina.
Finora, i ragazzi israeliani avevano la possibilità nel corso degli studi di scegliere fra l’arabo, il russo, il francese o l’aramaico come seconda lingua obbligato ria nelle scuole medie. Quest’anno è successa una cosa nuova, benché forse non proprio inaspettata: un boom di richieste della lingua araba al momento dell’iscrizione.
Questo ha spinto i dirigenti del ministero dell’Istruzione a rivedere il programma di studi per questo livello scolastico e decidere di avviare il progetto-pilota che tra l’altro apre la possibilità di nuovi posti di lavoro, perché inserirà decine di insegnanti di lingua araba nel sistema scolastico israeliano.
«Viviamo in un Paese che ha due lingue ufficiali», dice il dottor Shlomo Alon, direttore del Dipartimento di arabo del ministero della Pubblica istruzione, «studiare l’arabo sarà un modo assai efficace di promuovere la tolleranza e trasmettere un messaggio di accettazione fra i ragazzi». Secondo Alon, il ministero è interessato
a riconoscere tutti i cittadini dello Stato e fornirà nuove opportunità per gli insegnanti di arabo nell’ambito del sistema di istruzione israeliano. «Lo Stato aspira a completare la parità di cittadinanza e non affrontare i conflitti sulla base dell’identità culturale». Una sfida destinata certamente a migliorare la convivenza tra giovanissimi che – proprio per la natura stessa dello Stato d’Israele -si incontrano ogni giorno nella strada, nei parchi giochi, sui campi di calcio, e avviare fin dall’età dell’adolescenza quel dialogo fra due mondi che non può essere solo affidato ai politici.
(Da La Repubblica, 25/8/2010).




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