L’inglese lingua nazionale dell’Italia, altro che perdere tempo con le manifestazioni sulla espulsione della lingua italiana dalle università!

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Commento.

Quanti ritardi nello studio della lingua inglese.
“Sarà cruciale la tempistica: più tardi ce ne accorgeremo, peggio sarà. Come fare? Per gradi”
di Sandro Neri.

Lettera
Ricordo la proposta, qualche anno fa, di una università di tenere le lezioni in inglese. Fu bocciata. Ci fu una specie di insurrezione del professori che, simbolicamente coi forconi, difesero l’italianità e rifiutarono il cambiamento. Forse perché non sapevano la lingua straniera. Eppure il mondo parla inglese e, anzi, servirebbero anche il russo, l’arabo e il cinese. Che senso ha preparare i giovani a affrontare sfide globali senza una buona conoscenza delle lingue? P.V

Risposta
Per fortuna università dove i corsi si tengono in inglese ci sono. A Milano e in Lombardia. Detto questo, è vero: siamo una minoranza linguistica. Non dobbiamo inventare nulla, basta copiare. Israele e Singapore sono due piccoli Stati che hanno cambiato in meglio la loro condizione diventando due potenze mondiali proprio grazie allo switch, all’adozione dell’inglese come lingua nazionale. Ma lei si immagina cosa accadrebbe da noi se una proposta del genere fosse portata all’attenzione pubblica?Altro che forconi, torneremmo alla forca, simbolicamente s’intende. E tutto ciò nel rispetto delle minoranze linguistiche e delle tradizioni dialettali, che nulla hanno a che vedere con un ragionamento di sviluppo sociale e economico. Tuttavia credo che in questa direzione si dovrà andare, qualunque strada alternativa si dimostrerà fallimentare. Sarà cruciale la tempistica: più tardi ce ne accorgeremo, peggio sarà. Come fare? Per gradi. Cominciamo con la televisione, con il cinema, con il potenziamento dell’insegnamento nelle scuole, con un supporto dalle imprese pubbliche e private. Però muoviamoci.

sandro.neri@ilgiorno.net

(Da ilgiorno.it, 26/1/2017).

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