L’inglese fa naufragare la Marina.

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L’inglese fa naufragare la Marina.

di Cristiano Gatti.

Per un lungo tempo ci siamo illusi di avvicinare i giovani all`italiano, ma dobbiamo rassegnarci: battaglia persa. Dopo che i politici, capeggiati da D’Alema, anno barbaramente giustiziato il congiuntivo («io credo che è ora di cambiare», «io penso che la sinistra deve compattarsi»), a difesa della gloriosa lingua madre non ci restano nemmeno più eserciti da schierare: s’è arresa anche la Marina.
Non saranno più i giovani ad avvicinare l’italiano: sarà l’italiano ad avvicinare i giovani, un italiano Ogm chiamato italese, l’idioma di nuovo conio che sostanzialmente unisce italiano e inglese in un orrendo matrimonio kitsch. Anche la (…) (…)Marina, persino la Marina, alza bandiera bianca: l’ultima campagna per il reclutamento all’Accademia sembra in tutto e per tutto quella dei profumi e delle patatine in tubo. «Be cool. Join the Navy». Wow. Wow non ce l’hanno messo, ma lo pensano.
  Forse stanchi della tradizione e della storia, magari pure della serietà, gli strateghi della comunicazione puntano tutto sul moderno, sull’internazionale, sul giovanile. Come sappiamo, questo virus non sta mietendo vittime soltanto sulle navi.   La pandemia sta dilagando a ritmo esponenziale in tutti i campi, da quando la gente s’è convinta che essere affascinanti è banale: bisogna essere glamour, questa la differenza.
Ora che persino l’ austera Marina ripiega sul cool, non si sono più margini: l’italese è la nuova lingua ufficiale, adottata anche nelle aree istituzionali del
Paese.   Quanta malinconia per quell’inimitabile inglese maccheronico che nemmeno per sogno osavamo sostituire alla nostra lingua madre: tiravamo via due o tre sfondoni per farci capire all’estero e tanto ci bastava. Adesso è diverso. Adesso è proprio cambiatala filosofia: ci siamo convinti, a cominciare dai genitori di ultima generazione, che senza inglese non si vada da nessuna parte, nella vita.
  D’altronde non è un’idea del tutto campata per aria: globalizzare significa prima di tutto adottare quanto meno un linguaggio comune, per superare inutili fatiche, dove le barriere (e purtroppo le differenze) non esistono più.
  Ma è a questo punto che bisognerebbe fermarci e provare a usare la testa: bene, adottiamo l’inglese per capire e farci capire all’estero, questo tuttavia non significa che dobbiamo adottarlo anche per capirci tra noi. La lingua italiana, come ci insegnano affascinati in tutto il mondo, non è una lingua morta: gli altri se la ascoltano e se la godono come la lingua dei poeti e dei filosofi, dei musicisti e dei letterati, caso mai siamo noi ad averla prematuramente tumulata come un inservibile arnese dei tempi andati. Chi può dire che cosa ci sia passato per la testa, a un certo punto. Deve essere questa furia modernista della rottamazione cosmica, di tutti e tutto.
Può essere pure il nostro antico vizio provinciale di considerare trendy tutto quello che orecchiamo dal di fuori. O forse semplicemente deve essere che nemmeno noi il buon italiano lo mastichiamo più, come dimostrano le diverse declinazioni gergali dei talk-show, dei talent, dei tweet e degli unici libri di successo che ancora leggiamo, le istruzioni degli smart-phone.
  Così, a furia di smart e di touch, di fashion e di glamour, siamo arrivati persino a un’interrogazione ministeriale del forzista Basilio Catanoso sulla campagna della Marina, questa nostra gloria militare, massima espressione per un popolo pur sempre di navigatori, imperturbabile e anzi compiaciuta nel definirsi Navy. Ma perché, ci si chiede senza neppure essere sacerdotesse della Crusca, un’istituzione così prestigiosa, capace di raccogliere ammirazione in giro per il mondo anche con il suo moderno impegno umanitario, deve giocare al ribasso proponendo messaggi di leggerezza e di futilità, rinunciando alla propria identità? Ma perché arruolarsi in Marina, per risultare convincente, deve essere cool?
  È una causa persa, ma le domande restano serie. E non c’entra per niente lo stupido sciovinismo, di cui non siamo mai stati malati. È un passaggio storico e culturale significativo, niente da dire. Una volta il genio italiano esprimeva Dante e Leonardo, adesso la Marina proprio non riesce ad alzare lo sguardo al di sopra del cool. C’è uno spread.
(Da Il Giornale, 28/1/2015).




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