L’inglese di regime: destra e sinistra ieri a Ballarò tutti d’accordo. Tranne i radicali

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L’inglese di regime: destra e sinistra ieri a Ballarò tutti d’accordo. Tranne i radicali, ma non c’erano!
Dichiarazione di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione radicale “Esperanto”.

Se si fosse deciso per una religione di Stato obbligatoria nella scuola, il confronto ci sarebbe stato: eccome! Ma, per la lingua straniera di Stato, invece, Destra e Sinistra a Ballarò pensavano come “un sol uomo”, anzi, la Melandri ne voleva ancora di più di ore obbligatorie per l’inglese.
Noi non c’eravamo a dire che è morta la libertà di scelta; che si va in direzione opposta alla lettera e allo spirito dei Trattati europei; che lo riteniamo pericoloso perché potrebbe innescare elementi d’odio verso gli Stati Uniti; che lo riteniamo pernicioso per la nostra lingua che andrà dialettizzandosi riducendo l’Italia a condizione coloniale; che lo riteniamo inappropriato perché, rispetto all’idea di una lingua veicolare europea, non si sa ancora quali siano le migliori scelte fra un ventaglio di possibili alternative (dato che nessuno, e sottolineamo nessuno, ha finora effettuato approfonditi studi comparati a riguardo); che lo riteniamo antieconomico poiché esso comporta grandi conseguenze sul piano redistributivo, vale a dire un ingiustificato aumento dello spostamento di risorse verso i paesi anglofoni da parte di tutti gli altri: questo vale sia in termini di risorse materiali (insegnanti di madre lingua, mercato dell’insegnamento, editoria, ecc.) che in termini di risorse simboliche (prestigio, potere nelle contrattazioni e nel conflitto); che lo riteniamo ingiusto perché penalizza i nostri bambini rispetto a quelli dei Paesi anglofoni; che lo riteniamo lesivo dei diritti linguistici di ciascuno.
Questo, a Ballarò, i radicali non lo hanno potuto dire.

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