L’inglese dell’onorevole

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0 N 0 R E V 0 LE INGLESE

di Ilaria De Bernardis

L’inglese del ministro della Difesa Ignazio La Russa, sfoggiato l’11 ottobre per ringraziare la Marina britannica dei blitz contro i pirati somali che ha salvato la nave italiana Montecristo e il suo equipaggio, ricorda un po’ la scena di un film. Ricorda Totò, Peppino e la malafemmina quando, in una improbabile lingua straniera, Totò parla a un vigile in piazza Duomo: «Noio volevon savuar l’indiriss…». Anzi, potremmo dire che ha rubato la scena al più grande comico di sempre: quello di La Russa è uno dei video più cliccati negli ultimi giorni sul web.
Il ministro temeva che la sua défaillance linguistica (sia concesso il francesismo) finisse su Striscia. Era ottimista: il video è diventato un tormentone su YouTube. Come fu, nel settembre 2002, quello del premier Silvio Berlusconi. A Camp David, durante un incontro sulla crisi irachena, dal prato della tenuta presidenziale, il presidente del Consiglio italiano, con piglio coraggioso, chiese di poter aggiungere qualche frase. Ne uscì un elogio della bandiera americana in un inglese maccheronico a cui nemmeno Bush riuscì a resistere. Il presidente americano lo guardò sornione e disse: «Thank you sir, your english is very good». Commento seguito dalle risa dei presenti.
A Palazzo Chigi bisognerebbe mandare Mr Brown? Ad alcuni la sua Lesson number one sarebbe utile. Intanto goFluent, gruppo specializzato in corsi d’Inglese a distanza, ha gentilmente offerto a La Russa lezioni per "perfezionare" la lingua. In classe il ministro della Difesa potrebbe essere in varia compagnia.
"VISIT OUR COUNTRY"
Se il ministro degli Esteri Franco Frattini è in grado di confrontarsi con i rappresentanti degli altri governi e di rilasciare interviste alla Bbc, lo stesso non si può dire dei titolari di altri dicasteri. Di cui la rete non ha pietà.
Partiamo da Magic Italy in Tour, campagna dei ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla
per rilanciare l’immagine turistica dell’Italia all’estero. Lo slogan, che ha girato il mondo, è errato: in inglese si dovrebbe scrivere «on tour» e non «in tour». Un errore grave in una frase di quattro parole.
Da 3 in pagella. Promuovere l’Italia all’estero è sempre stato un impegno difficile: chi non ricorda
lo spot in un inglese sincopato dell’allora ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli? «Visit
Italy. Please, visit our country». Anche di Maria Stella Gelmini (che poi si sarebbe messa a studiare) esiste un breve e disturbato video del 2009, in cui il ministro dell’Istruzione risponde a dei giornalisti in un inglese che sembrerebbe meritare un ritorno sui banchi di scuola, dove la
sua stessa riforma prevede più ore di studio della lingua straniera.
IL SENATUR PRENDEVA LEZIONI
Un po’ più spigliata il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna, il cui ufficio stampa ci fa sapere che in inglese «se la cava abbastanza, tanto da tenere due discorsi all’anno alle Nazioni Unite».
Promossa a pieni voti Anna Maria Bernini, titolare delle Politiche Comunitarie: «Parlo un ottimo inglese e credo sia un valore aggiunto potersi relazionare direttamente con gli altri ministri
stranieri». In effetti quando va in missione o riceve a Roma colleghi stranieri non ha bisogno di interprete. Così come Renato Brunetta: «Grazie ai 9 anni al Parlamento europeo, il ministro rilascia senza problemi interviste in inglese e francese», dicono dal suo ufficio stampa.
Da riconoscere a Bossi la buona volontà: «Fino a 5 anni fa prendeva lezioni una volta a settimana, nel suo ufficio di Roma, da un’insegnante madrelingua. Legge e capisce», assicura la sua addetta stampa, nonché interprete simultaneista dall’inglese e dal tedesco «ma non l’ho mai sentito parlare. Daltronde con me accanto non è nemmeno necessario…».
SU CALDEROLI NON CI SONO CERTEZZE
In generale, dunque, la padronanza della lingua inglese resta un problema per molti italiani, anche in politica. Qualcuno che lo mastica davvero però c’è: il presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, ad esempio, e poi Emma Bonino, Mario Monti, Giuliano Amato, Mario Draghi e Romano Prodi.
Su Calderoli non ci sono certezze: dai suoi uffici di Monza ci dicono che non sanno quanto il ministro parli bene l’inglese, così come non sanno se sa nuotare. Ma pare se la cavi, oltre che col padano, anche col tedesco. Gianfranco Fini sembra non lo sfoggi fluentemente ma lo capisca senza problemi.
Da promuovere Rocco Buttiglione, mentre non si riesce ad avere un’autovalutazione di merito
dai leader del centrosinistra. A Di Pietro, Bersani, Vendola e Casini tocca dare un bel «non classificato». Coraggio: the cat è sempre on the table.
(Da Oggi, 26/10/2011).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IL BLITZ DELLE «IENE» <br />
<br />
L’inglese, il tedesco e il ministro <br />
<br />
È ormai un tormentone della rete il video del ministro La Russa che tenta dispiegare in un inglese poco fluido il blitz compiuto dai britannici per liberare la nave Montecristo sequestrata dai pirati somali e salvata con una repentina azione militare. <br />
Sessantasei secondi di strafalcioni che costringono il ministro ad alzare bandiera bianca: «Facciamo a modo mio», la conclusione di La Russa prima di decidere dimettere da parte la dichiarazione <br />
in un zoppicante inglese. Nella puntata delle Iene che andrà in onda stasera, il ministro è stato raggiunto da Andrea Agresti per sapere se era possibile risalire a chi ha approvato, nella metropolitana di Roma alla fermata Tiburtina, un cartello recante la scritta in inglese «Anderground», anziché il corretto termine «Underground». La Russa, divertito e con humour quasi britannico, <br />
non ha potuto fare altro che stemperare la polemica. Iniziando a parlare in tedesco. <br />
(Da Il Giornale, 2/11/2011).

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