L’industria vero motore per l’Europa

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L’industria vero motore per l’Europa

di Alberto Quadrio Curzio

Stiamo di nuovo vivendo giorni difficili con le preoccupazioni europee centrate sull’Italia dopo il grave
strappo del partito di Berlusconi e le conseguenti dimissioni del governo Monti al quale va un sentito ringraziamento per aver rappresentato, l’Italia migliore in un anno tanto difficile. Sappiamo
che molte riforme (buone e meno buone) si fermeranno mentre su quello che accadrà nei mercati fino
all’insediamento di un nuovo governo ci sono varie opinioni.
C`è chi ritiene che una risalita dei tassi di interesse sui nostri titoli di Stato potrebbe vanificare, dato il livello del nostro debito pubblico, i pesanti sacrifici che gli italiani hanno affrontato con quella compostezza responsabile che ha avuto nel presidente Napolitano un riferimento istituzionale esemplare che dà grande sicurezza anche per gli imminenti difficili passaggi. C`è chi ritiene invece che la riconquistata solidità di finanza pubblica del nostro Paese sia ormai evidente. Abbiamo infatti un deficit netto al 2,6% (con una previsione di calo fino all`1,4% nel 2015) e un deficit netto strutturale che nel 2013 dovrebbe avvicinare il pareggio del bilancio richiestoci dall’Europa e accettato dal governo Berlusconi (e confermato dal governo Monti).
Rimane aperto il problema se la scelta europea del rigore di bilancio in una grave recessione sia quella corretta.
Noi riteniamo che non lo sia e che, con serietà europeista, il tema dovrebbe entrare nel dibattito elettorale italiano dove scarseggiano i programmi economici. Ciò non significa sottovalutare la protezione che il rigore fiscale ci ha dato negli ultimi 12 mesi contribuendo a ridurre il tasso di interesse sui nostri titoli decennali dal 6,65% (del 13-12-2011) al 4,63% (del 13-12-2012) e lo spread sui titoli tedeschi da 463 a 328 punti base. Calo ancor più marcato se si considera che i tassi tedeschi erano un anno fa al 2,02% e adesso sono all’1,35%.
È un marcato miglioramento che aumenta riferendosi ai tassi di massimo e di minimo e si attenua su medie dei tassi. Infatti con il governo Monti i tassi di interesse, dopo una prima discesa, sono risaliti per poi ribassare di nuovo da agosto dopo l’annuncio di Draghi che la Bce avrebbe azionato strumenti (detti anti-spread o scudo) istituzionalizzati con le Omt.
Il risultato più importante è che il tasso medio lordo effettivo dei nostri titoli di Stato sul mercato secondario è sceso dal 5,4% di giugno al 3,9% di novembre e quello medio ponderato sulle emissioni è sceso dal 4 z al 2,3%.
Inoltre sui titoli di debito pubblico detenuti all’estero, dopo una riduzione di 10 punti da giugno 2011 ad aprile 2012, sono ricominciati gli acquisti portando la quota estero posseduta al 40,5% del totale.
Tutto è ciò è dovuto a un concorso di meriti tra Monti e Draghi per cui senza il governo Monti l’Italia corre dei rischi sui mercati che forse potevano essere attenuati, almeno in parte, chiedendo lo scudo
europeo. Si tratta delle Omt con cui la Bce acquista titoli di Stato sul mercato secondario con scadenze da uno a tre anni senza limiti quantitativi ex ante. Lo Stato dell’Eurozona che lo chiede viene condizionato da programmi di risanamento negoziati con la Bce, la Commissione europea e il Fondo salva-Stati Esm (con l’eventuale coinvolgimento del Fondo monetario internazionale) che può acquistare anche titoli sul mercato primario.
Sappiamo che il nostro governo è sempre stato contrario a chiedere lo, scudo Omt/Esm temendo commissariamenti e dovendo far recuperare credibilità all’Italia. Altri ritenevano che sarebbe stato
opportuno chiederlo per almeno due fondate ragioni alle quali si aggiunge adesso un difficile passaggio elettorale.
In primo luogo perché all’Italia (già sotto stretta vigilanza dalla lettera prescrittiva di Trichet e Draghi
dell’agosto 2011) il memorandum d’intesa per accedere allo scudo non avrebbe potuto imporre più di quanto abbiamo già fatto. Le stesse condizioni poste alla Spagna (che non ha fatto certo meglio di
noi per rigore di bilancio) dall’Esm, per erogare un prestito di 39,5 miliardi a sostegno delle banche, non paiono vessatorie.
In secondo luogo perché la situazione dell’economia reale italiana è molto grave e ha bisogno di respiro. Per Prometeia nel 2012 il Pil scende del 2,4%, la disoccupazione è all`11%, gli investimenti in macchinari crollano del 10% e quelli in costruzioni del 6,2%, la domanda interna totale cala del 4,3%, la pressione fiscale sale al 44,4% del Pil. La previsione è che il reale crescerà solo (e poco) nel 2014 e 2015. Ma in quest’ultimo anno il Pil reale sarà inferiore a quello pre-crisi di quasi 4 punti percentuali e il reddito disponibile pro-capite delle famiglie di 11,3 punti percentuali.
In questo scenario reggono solo le esportazioni che dimostrano la forte competitività di un segmento delle nostre imprese manifatturiere.
L’attivazione procedurale dello scudo europeo (come deterrente, non necessariamente da usare), comprimendo ancor di più i tassi, avrebbe potuto liberare un po’ di risorse per ridurre le tasse e
aumentare gli investimenti.
E magari per dare un sostegno alle banche gravate da sofferenze crescenti che frenano molto i crediti alle prese sia per quantità che per tassi praticati.
Bisogna comunque evitare che su queste criticità italiane le parti politiche estremiste impiantino una campagna contro l’euro e la Ue. Anche per questo, le concrete solidarietà europee, come lo scudo,
servono. Per questo l’Italia ha contribuito, e ha fatto bene, all’intervento per la Grecia e ai fondi salva-Stati. Per questo, in caso di bisogno, anche noi dovremmo utilizzare lo scudo in futuro. Senza timore di perdere sovranità, argomento ben poco europeista.
In conclusione. Non sappiamo quale sarà il nuovo governo e chi lo presiederà.
L’importante è che sia una personalità con una chiara legittimazione politica e che, collocandosi in una linea europeista, abbia la capacità di convincere la Germania che il rigore senza crescita è dannoso.
Le proposte per un rilancio sono molte e vanno da quelle della Commissione europea per le infrastrutture e per i project bond (necessari però in entità massicce), a quella degli eurounionbond (proposti da Prodi e dallo scrivente), a quelle recenti dei ministri dell’industria di Francia, Germania, Italia.
Tutti (quasi) concordano che va rilanciata l’economia reale. Si tratta allora di agire al più presto.
(Da Il Sole 24 Ore, 14/12/2012).




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