L’impegno del professor Giorgio De Rienzo

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TERZA PAGINA ELZEVIRO «SOS LINGUA» DI GIORGIO DE RIENZO

CACCIA ALL’ERRORE MA SENZA PURISMI

L’italiano cambia attraverso l’uso ma è fondamentale opporsi al dilagare dell’ignoranza

di Francesco Cevasco

Finisce così il nuovo libro del professor Giorgio De Rienzo: «…nell’approssimazione sciatta dilagante del parlare e scrivere dei nostri giorni». La sua mission (la farà passare questa parola?) continua. Insegnare e far rispettare la lingua italiana è un impegno che ha preso già quando era allievo del mitico Giovanni Getto. Poi ha insegnato alle università di Torino e del Piemonte orientale. Dato il brusco carattere e le ingiustizie subite nel mondo accademico, a un certo punto s’è dedicato esclusivamente a scrivere saggi di letteratura e romanzi d’ avventura, articoli sui giornali e blog su testate online. Proprio da due rubriche sue («Scioglilingua» su «Corriere.it» e «Sos lingua» su «Vanity Fair») nasce Sos Lingua, manuale di pronto soccorso per l’uso corretto dell’italiano (Kowalski editore, pagine 167, Euro 13). Il professor De Rienzo è severo e s’arrabbia quando i suoi lettori scomodano lui anziché consultare direttamente un buon dizionario. Ma è anche tollerante e trasgressivo. «L’aspetto curioso – scrive nella premessa – è che generalmente i miei lettori difendono la nostra lingua come una bandiera, un territorio che vogliono difendere dai barbarismi. Insomma sono puristi molto più di me». E dei suoi colleghi puristi dice: «Rimettano le spade nel fodero e si preparino all’unica vera battaglia che vale la pena di intraprendere, quella di salvare il salvabile con un po’ di stile». Perché bisogna prendere atto che «la lingua non segue una logica fuorché quella dell’uso e del radicamento di alcune consuetudini su altre». Buona parte dei lettori di De Rienzo è convinta che esista una grammatica con regole precise, che non si possono trasgredire. «Non è così – scrive -. Nella realtà è sempre l’uso a costruire una lingua, che per restare un organismo vivo deve adattarsi a trasformazioni continue. Dunque le regole possono cambiare: oggi non sono più quelle del passato e in futuro saranno con molta probabilità diverse dalle attuali. È anche possibile che con la globalizzazione in atto si arrivi a una grammatica e a una sintassi semplificate, modellate su quelle inglesi. Tuttavia per il momento è bene "segnare alcuni punti fermi" fino a che l’uso non abbia avuto la forza di spazzare via anche questi». Quindi: tolleranza sì, ma bisogna pur difendersi dal «preoccupante dilagare dell’ignoranza anche di regole elementari» e questo Sos Lingua vuole segnare punti di riferimento che riguardano perlomeno la grafia, la punteggiatura e gli elementi essenziali del discorso: articolo, nome, aggettivo, verbo, avverbio, pronome, preposizione, congiunzione e interiezione. Insomma tutto ciò che serve a evitare errori che portano a eccessi come quelli che De Rienzo cita in una delle «divagazioni» seminate qua e là nel libro: «In caso, di problema, ritirare l’ ho scontrino»; «Non. Sostare da avanti al garage. ance di note»; «Entrare, a dagio stanno i bambini»; «Adio, pupa quanto tioamato» (cartelli e murales letti in una città del Sud). A parte questi eccessi che servono anche a far ridere il lettore, il manuale di De Rienzo scioglie centinaia di casi che hanno fatto litigare insegnanti e studenti, professionisti e professionisti, casalinghe e mariti, impiegati e (i) capiufficio o (le) capoufficio. Come l’impiegato che non si rassegnava ad ammettere che il suo collega aveva un atteggiamento troppo «ossequente» nei confronti dei superiori e insisteva a dire e scrivere «ossequiente». O l’ingegnere di Parma che non accettava la correttezza della frase: «Ammiro i tuoi "diti" anulari», insistendo che dito al plurale fa sempre e soltanto «dita». Abbiamo detto che il professor De Rienzo con i suoi allievi-lettori è tollerante e gentile, ma se volete togliervi lo sfizio di farlo arrabbiare davvero, fatevi fare una domanda qualsiasi e rispondetegli come va di moda adesso: «Assolutamente». Replicherà secco o vi rimanderà a pagina 117 del suo manuale: «La risposta non significa nulla, perché quell’ "assolutamente" lasciato in aria potrebbe essere in realtà un "sì" o un "no". La cosa migliore è abolire questo avverbio del tutto e rispondere "sì" o "no". Con molte probabilità si tratta di una moda passeggera». E se lo state guardando negli occhi vi trasmetterà il senso di profonda pena che prova nei vostri confronti.
(Dal Corriere della Sera, 27/6/2011).




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

PROTAGONISTI 1942-2011. SI È SPENTO A TORINO LO SCRITTORE E GIORNALISTA. FONDAMENTALI I SUOI STUDI SU GOZZANO, MANZONI E COLLODI<br />
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Addio a Giorgio De Rienzo la passione per l'italiano<br />
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di Ermanno Paccagnini<br />
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Giorgio De Rienzo si è spento ieri mattina nella sua casa di Torino dopo una lunga malattia. Aveva 69 anni. Scrittore appassionato, giornalista e rigoroso critico letterario, lo ricordiamo in questa pagina che divideva con il collega e amico Ermanno Paccagnini per l'appuntamento settimanale con gli scrittori d' talia. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. Con la scomparsa di Giorgio De Rienzo, ieri, dopo una lunga e dolorosa malattia che è venuta lentamente consumandolo ma che non gli ha comunque impedito di impegnarsi sino alla fine nel render conto con puntualità di quanto sta avvenendo nel mondo delle lettere, a venir meno è una firma storica del «Corriere», col quale ha iniziato a collaborare nel 1980. Una lunga fedeltà che non si è esplicata unicamente nel settore della recensione ai romanzi in uscita, o negli interventi su classici o nei dibattiti che hanno interessato il mondo letterario, e ogni domenica nelle pungenti pagelle ai bestseller (o presunti tali), ma che lo ha visto attento anche ai problemi della scuola, sia sulle pagine nazionali, sia in quelle di Milano, nella pagina del lunedì dedicata ai problemi educativi. Così come, col «Corriere online», la rubrica «Scioglilingua» con interventi di carattere linguistico - aspetto presente anche nelle recensioni agli scrittori - raccolti dapprima in Scioglilingua. Guida alla grammatica italiana (2006) e i più recenti in S.O.S. Pronto soccorso per l'uso corretto dell'italiano (2011). Modalità critiche sempre attente al testo e mai sconfinate nell'intervento di carattere impressionistico, che ricordano come De Rienzo non fosse un semplice recensore, strutturale e stilistico. E del resto, tale atteggiamento era stato anche consegnano ai due agili volumetti: Guida alla scrittura e Guida alla lettura . Come leggere un classico (Bompiani 1998-1999). Del resto, alle spalle di De Rienzo stava non solo una preparazione universitaria, ma l'appartenenza a una grande scuola: quella di Giovanni Getto a Torino, che l'ha portato alla docenza universitaria: prima a Torino e poi a Vercelli nel neocostituito Ateneo del Piemonte orientale: una università da cui ha deciso di dimettersi polemicamente e con la lettera aperta «C' è la Riforma. Me ne vado» sul Corriere del 3 dicembre 2000, in concomitanza con la riforma Zecchino, ossia quel tipo di riforma che, come spesso accade. pur avvertendola anche necessaria, può «diventare devastante», inducendo a «profonda tristezza nel cuore» e «senso doloroso di frustrazione», e quindi a «rassegnare le dimissioni» per non farsi complici di modalità indecenti nell'applicarla. Qui si spiega anche il quadro dei suoi studi, prevalentemente dedicati ad autori otto-novecenteschi, senza tralasciare classici di altri secoli quali Dante (commenti alla Commedia ) o Machiavelli. E dell'Otto-Novecento non c'è angolo rimasto inesplorato, dai maggiori quali Foscolo e Leopardi, ad autori novecenteschi quali Pitigrilli o Bonaviri; anche se un'attenzione particolare è stata dedicata al mondo piemontese. Qui l'arco è racchiuso in particolare tra Camerana, Calandra e la scapigliatura piemontese, e i loro contemporanei De Amicis e soprattutto Giacosa (di cui cura teatro e Pagine piemontesi ) e il mondo crepuscolare, con al centro il Gozzano studiato sia nella riproposta di sue opere, ma ancor più con Guido Gozzano. Vita breve di un rispettabile bugiardo , biografia a tutt' oggi di riferimento. Autori, tutti, accostati ora con introduzione nella riproposta di singole opere (ad esempio: di Pellico, Settembrini, Abba, Verga, Pelosini, Oriani); ora con curatele di Opere (Emilio De Marchi e Narrativa toscana dell' Ottocento nei Classici Utet; Giovanni Cena da Silva; l'antologia di Carducci da Sei); ora anche con monografie (Alfredo Panzini e Antonio Fogazzaro). E qui si fanno centrali due autori, particolarmente amati, e soprattutto studiati anche con strumenti nuovi, quali l'elaborazione al computer dei loro testi. E mi riferisco da un lato al Collodi di Pinocchio, di cui elabora le concordanze, e i cui studi saranno infine raccolti nel 2009 in Pinocchio uno, due, tre (Aragno); dall' altro soprattutto a Manzoni, al quale, insieme a Egidio Del Boca e Sandro Orlandi allestisce quattro corposi e, al tempo (1985), desideratissimi volumi delle Concordanze dei Promessi sposi rese possibili dalla convergenza tra Banca del Monte di Milano e Fondazione Mondadori, da un lato punto d'approdo di studi in una precisa direzione già sottolineati da L'avventura della parola nei Promessi Sposi (1980), e dall'altro rilancio verso approfondimenti approdati in Per amore di Lucia in quello stesso 1985 e opportunamente riproposti da Aragno (2010) ad esiti sorprendenti in ambito critico, rappresentando una decisa svolta rispetto alle spesso impressionistiche quanto asessuate interpretazioni del personaggio di Lucia. È un lavoro sul documento che lo porta anche alla narrativa, che lo vede esordire felicemente nel 1990 con Caccia al ladro in casa Savoia , un divertissement di sapore giallo, che conoscerà anche successive riprese; non tanto con L'indagine (2004), ma con Lettere d'amore di un giudice corrotto (2006), mentre con Il mostro di Bargagli (2007) la fiction propone una comunque credibile soluzione a un mistero ormai decennale. In mezzo a tutto questo il libro più privato e doloroso: Il dolore di amare . Un'intera vita in lotta con la depressione (2001): una storia personale dalla «musica straziante dell'oratorio laico» (così Bevilacqua), che De Rienzo ha saputo sollevare dal semplice dato autobiografico per tradurla, grazie a una scrittura implacabilmente lucida, in poesia qoheletica . In tesa interrogativa confessione - quasi una tragedia nell'anima - alla prima moglie scomparsa molti anni fa. <br />
(Dal Corriere della Sera, 24/7/2011).

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