Limba all’università di Cagliari: ecco il primo esame.

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Limba all’università di Cagliari: ecco il primo esame.

Dieci studenti hanno sostenuto lo scritto e l’orale in lingua sarda con il professor Virdis.

di Maria Antonietta Cossu.

Sa Limba sale in cattedra e l’università la eleva ufficialmente a materia di studi e d’esame. È successo ieri, 22 giugno, alla facoltà di Lettere di Cagliari, dove due studenti hanno sostenuto la prova scritta e gli orali di Lingua sarda esprimendosi rigorosamente nell’idioma isolano.

A conquistare il primato italiano sono stati una decina di studenti provenienti da varie zone dell’isola: Antonio Cordella di Busachi, Elisa Palmas di Segariu, Lorenzo Orsini di Ardauli, Maria Soddu di Oniferi, Carmen Angioni di Sestu, Elisabetta Muscas di Sestu, Fabio Usala di Cagliari, Francesca Corrias di Cagliari, Marta Salis di Oristano e un altro studente di Sinnai. Questi ragazzi potrebbero aver contribuito a gettare le basi per un definitivo sdoganamento dell’uso del sardo nelle istituzioni.

«Mi inorgoglisce il fatto di essere stato il primo e spero vivamente che un corso universitario svolto interamente in sardo possa favorire l’introduzione della nostra lingua d’origine in tutti gli ambiti della comunicazione, istituzionali e non», ha detto Antonio Cordella, laureando in Lettere a indirizzo storico.

Il suo approccio al corso tenuto dal professor Maurizio Virdis non è stato casuale, ma la naturale evoluzione di un’antica passione verso i codici delle lingue romanze che ha condizionato persino la scelta della tesi sulla linguistica sarda. La stessa predisposizione anni addietro aveva portato Cordella a modificare le abitudini della famiglia, non particolarmente avvezza all’uso del busachese: «Ricordo che mi imposi perché in casa si parlava solo l’italiano», racconta lo studente che, a dispetto della giovane età, aveva acquisito in maniera del tutto autonoma piena consapevolezza dell’importanza di salvaguardare la lingua madre dei sardi.

«Ritengo sia necessario recuperare l’abitudine di parlarla nella quotidianità perché è una pratica che si sta perdendo. Allo stesso modo auspico venga inserita come materia di studio sin dalla scuola primaria e nell’intero ciclo di istruzione – afferma Cordella –. Lo studio dei fenomeni fonologici, sintattici e morfologici della lingua sarda condotto in facoltà è stato molto utile sotto diversi aspetti».

Secondo Cordella «ha dimostrato come qualunque testo possa essere reso in lingua sarda e la comparazione con le altre lingue romanze ha esaltato i tratti peculiari di quello che qualcuno a torto ancora considera una lingua rozza. Preservare questo tratto identitario della nostra cultura attraverso l’insegnamento nelle scuole, dunque, è fondamentale perché offre la possibilità di far conoscere il sardo a chi non lo parla affatto».

Un processo avviato e rimasto in sospeso: «Credo che per questo ci vorrà del tempo – osserva Cordella –. L’istituzione politica ha un ruolo fondamentale in questo percorso ma è anche vero che non tutte le responsabilità sono ascrivibili alla Regione, che non può imporre l’uso di una lingua se prima non si adotta un modello standard. Credo sia questo il nodo cruciale della questione e spero che le istituzioni continuino a lavorarci».

Il corso, tenuto durante l’anno accademico dal professor Virdis, ha avuto una durata di 60 ore e ha consentito l’acquisizione di 12 crediti formativi.

«Importante e basilare – si legge nel programma del corso in riferimento all’esame orale – è la conoscenza e la capacità
di leggere, tradurre e analizzare criticamente i testi presentati a lezione e di inquadrarli storicamente; nonché la capacità di saper sostenere una conversazione in lingua sarda su argomenti non specialistici, ma comunque relativi alla cultura della Sardegna».
(Da lanuovasardegna, 23/6/2017).

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