L’identità smarrita: le lingue sono importanti, ma ancor più importante è “la” lingua. La propria lingua nazionale.

Posted on 5 gennaio 2018 in Politica e lingue 19 vedi

L’identità smarrita.

Le lingue sono importanti, ma ancor più importante è “la” lingua. La propria lingua nazionale.

Se le élite dei diversi popoli che si affastellavano lungo quella striscia di terra denominata Italia non avessero avuto una lingua comune sin dal Trecento, cinquecento anni più tardi il Belpaese non avrebbe saputo su quale elemento identitario fondare la propria unità nazionale. «Una nazione dovrebbe proteggere il suo linguaggio più del suo territorio», ammoniva il poeta e patriota irlandese Thomas Davis. Memori di quel monito, raccontiamo oggi con una punta di disappunto il caso del bando promosso dal ministero dell’Università per “Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale” (Prin). Tutto bene, se non fosse che le domande debbono essere obbligatoriamente redatte in lingua inglese. È un piccolo caso, indicativo però di una grande lacuna. È come se, prese da un impeto di provincialismo anglofilo, le nostre classi dirigenti non percepissero il reale valore dell’identità nazionale. Valore essenziale soprattutto in epoca di globalizzazione. Le lingue sono importanti, d’accordo, ma ancor più importante è “la” lingua. La propria lingua nazionale.

Dal socialista Mitterrand al gollista Sarkozy, non c’è stato presidente francese che non abbia varato leggi per valorizzare e meglio custodire la lingua della nazione. Il ministero della Cultura di Francia non sarebbe mai incappato in simile infortunio. È invece capitato in Italia. Ed è interessante notare la discrepanza tra due dati ufficiali: l’italiano è tra le lingue più studiate al mondo; tra i cittadini dell’Ocse, gli italiani sono quelli che peggio padroneggiano la propria lingua nazionale. Vien da pensare che non meritiamo gli allori di cui godiamo. Vien da chiedersi perché Dante e Machiavelli, capisaldi della nostra cultura nazionale, siano più celebrati negli Stati Uniti che da noi. La pubblicitaria Annamaria Testa ha lanciato la petizione “Dillo in italiano”.«La capacità attrattiva della lingua – ha scritto – è un importante fattore di soft power». Cioè di condizionamento internazionale. Verissimo. Poi, con pazienza, verrà probabilmente il giorno in cui lo capiranno anche gli alti burocrati pubblici e i ministri della Repubblica italiana.

Andrea Cangini | ilgiorno.it | 5.1.2018




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