Libri dell’odio pagati anche dall’Europa

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Libri dell'odio pagati anche dall'Europa


Perchè un giovane palestinese decide a un tratto di diventare una bomba umana e di andare a seminare morte in una pizzeria o su un autobus di Israele? Per molte ragioni, naturalmente; ma tra di esse un posto rilevante spetta di scuro anche al sistema educativo cui quel giovane è sottoposto. Si tratta di un sistema aducativo imbevuto di pregiudizi e di menzogne anti-ebraiche che l’Autorità palestinese ha impianato nelle scuole sotto la sua giurisdizione, frequentate dalla foltissima popolazione studentesca (900mila ragazzi e ragazze su 3 milioni circa di abitanti) che vive nella striscia di Gaza e in Cisgiordania.
Scuole__è bene ricordarlo__che Araf amministra in seguito agli accordi di Oslo del 1993-1994 servendosi anche per esse degli imponenti aiuti finanziari della comunità internazionale: più di sette miliardi di dollari dal 1994 al 2002 (una cifra assai superiore comparativamente a quanto destinato dal piano Marshall al Vecchio Continente nel dopoguerra) coperti per oltre il 50% dall’Unione Europea.
Il sistema scolastico palestinese ha assorbito più del 12% dell’ammontare di questa somma, e tra i Paesi donatori l’Italia ha svolto e svolge un ruolo di primo piano, occupandosi in particolare proprio dello sviluppo del programma scolastico palestinese.

Denuncia. Negli ultimi 10 anni la comunità internazionale ha versato 7 miliardi di dollari in aiuti, senza veri controlli

Ragazzi palestinesi, lezione di odio


Nelle scuole di Arafat i manuali, pagati dall’Unione Europea, demonizzano gli ebrei.

Ignoro se un ufficio del nostro ministero degli Esteri o di qualche altro ministero abbia seguiro tale programma, ma è certo che, se ve ne è stato uno, il suo responsabile dovrebbe forse qualche spiegazione all’opinione pubblica italiana per l’uso menzognero e ferocemente antiebraico che è stato fatto del denaro del contribuiente italiano.
Ne sono una prova i manuali scolastici che da anni l’Autorità palestinese va introducendo nelle sue scuole al posto dei vecchi manuali giordani ed egiziani (che pure per parte loro non scherzavano)e sui quali ci informa adeguatamente un rapporto redatto da Yohan Manor vice-presidente del Center for Monitoring the impact of èace (Cmip), una ong americana specializzata nell’esam edei testi adoperati nelle scuole dei Paesi arabi: rapporto che leggo in francese con il titolo Les manuels scolaires palestiniens: une generation sacrifièe, Berg International èditeurs, 2003.
L’elencazione degli orrori, delle omissioni e delle vere e proprie falsità ammannite agli studenti palestinesi dalle loro scuole è davvero impressionante. E degno di nota, tanto per cominciare, che in nessun testo si spenda una sola parola sugli accordi di Oslo o si menzioni ma il processo di pace. Ancora più significativo, però è il fatto che daperttutto si passi nel più assoluto silenzio (o si neghi addirittura) l’esistenza nella religione ebraica. Nei manuali palestinesi, come in tutti quelli arabi, anche Abramo è presentato come<­<­un moneista musulmano e non idolatra>>.
L’intento evidente è quello di contestare alla radice che gli ebrei abbiamo mai avuto con quelle terre un qualche rapporto, affinchè così il sionismo possa essere dipinto, per l’appuntamento, come una <­<­creazione delle potenze imperialistiche nel cuore della Terra Araba, al fine di procurarsi una base in grado di aiutarle contro i Paesi Arabi vicini>>, nonchè venir addittato insieme al nazismo come <­<­l’esempio più evidente di ideologia razzista e di discriminazione esistente al mondo>>.
Ci sono così tutte le premesse per negare nella maniera più assoluta non solo la legittimità ma perfino la stessa esistenza fisica dello Stato di Israele che infatti è letteralmentee vigorosamente cancellato da tutte le carte geografiche che costellano questi testi (su 28 carte neppure una fa eccezione), così come del resto Israele non viene mai neppure citata con il suo nome. Si parla infatti solo e sempre di <­<­il Negev costituisce la metà della superficie della Palestina >>. Si arriva al punto di cancellare la dizione in ebraico <­<­Eretz Israel>> da un francobollo emesso all’epoca del mandato britannico che riportava la suddetta dizione accanto a quella in arabo e a quella in inglese di <­<­Palestine>>.
Come ci si può immaginare i termini <­<­ ebreo>>, <­<­sionista>> e <­<­israeliano>> sono usati in modo assolutamente intercambiabile , e così nel manuale La nostra lingua araba si può tranquillamente leggere: <­<­Perchè abbiamo il dovere di lottare contro gli ebrei?>>, o in Educazione islamica: <­<­Il tradimento e la malvagità sono alcuni dei tratti tipici degli ebrei. Bisogna dunque diffidarne>>. Con tali premesse non meraviglia che ai giovani palestinesi venga proposto un esercizio come il seguente:<­<­Spiegare le ragioni che hanno indotto gli europei a perseguitare gli ebrei>>; al questo quesito il manuale in questione (storia degli arabie del monderno) suggerisce le risposte del caso (per esempio: <­<­l’inclinazione degli ebrei al fanatismo raziale e religioso>> arrivando alla conclusione che comunque <­<­la persecuzione fu auspicata dagli ebrei stessi>> al fine di realizzare la <­<­sionizzazione degli ebrei del mondo>>.
Del resto non a caso un vago impegno sottoscritto nel duemila da alcuni Paesi arabi e dall’Autorità palestinese per inserire la Shoah nei loro programmi di insegnamento suscitò una sollevazione generale presso le rispettive opinioni pubbliche, e non a caso tale sollevazione si indirizzò contro la <­<­cultura della pace >> definita una versione americana della globalizzazione , il cui scopo sarebbe stato <­<­la cancellazione della memoria delle nazioni, del loro retaggio nazionale e della loro storia>>.
In armonia con questo apprezzamento per la <­<­cultura della pace>>i manuali dove studiano i giovani palestinesi presentano la Jihad come <­<­il dovere religioso di ogni mussulmano maschio o femmina >> sottolineando come<­<­i combattenti di Jihad martiri sono le persone più onorate dopo i profeti>>.La glorificazione del marito e del martire (shaid) è esplicitamente inclusa tra gli obiettivi pedagogici del sistema di istruzione agli ordini di Arafrt, il quale –è bene ricordarlo-è stato per parecchi anni proprio ministro dell’Educazione dell’Autorità palestinese.
Si legge a chiare lettere in un manuae per allivi dell’ottavo livello<­<­ I vostri nemici cercano la vita, voi cercate la morte. Essi cercano le carogne con cui riempiere i loro stomaci, voi cercate un giardino grande come il Cielo e la Terra. Non temete di affrontarli, poichè la morte non è amara nella bocca del credente>>.
Tutto questo, lo ripeto, è stampato, distribuito e insegnato a spese anche di chi sta leggendo in questo momento queste righe attraverso la Commissione europea nonchè un’agenzia apposita delle Nazioni Unite, l’Unrwa. Qust’ultima per la verità ha fatto, si, qualche tempo un timido tentativo di reagire, ma ha rapidamente battuto in ritirata dopo gli attacchi della stampa legiziana che per bocca dell’autorevole <­<­al-Ahram>> ha attaccato violentemente la sempre detestatissima cultura della pace, a suo dire predicata dall’Unesco, nonchè il connesso progetto educativo consistente nel voler cambiare i programmi scolastici dei Paesi arabi per suscitare nei giovani l’avversione alla guerra e dare un’immagine
Accettabile di Israele. Comunque l’Unrwa_va detto dietro pressione del Congresso Usa _un tentativo almeno di reagire alle falsificazioni antisemite alle quali vengono educati i ragazzi e le ragazze palestinesi lo ha fatto; il commissario europeo Chris Patten, invece neppure quello. Si è ipocritamente trincerato dietro il particolare tecnico che Bruxelles si limita a finanziare la produzione e la stampa dei manuali ma non può permettersi alcuna ingerenza nè nella loro redazione nè nel loro uso: un esempio memorabile, come si vede, di quella dedicazione ai valori della democrazia e della democrazia e della verità di cui l’Unione Europea proclama da sempre una rocca inespugabile.


Corriere della sera p, 1
06/05/2004
di Ernesto Galli Della Loggia.

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