Lezioni di arabo nell’ora di religione

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Lezioni di arabo nell’ora di religione, polemica in classe

di Andrea Fiori

Se i bimbi arabi faticano con l’italiano, possono sempre essere i coetanei italiani a mettersi alla prova con l’arabo. Nelle scuole elementari di Casalgrande (Reggio Emilia) e Castellarano – due popolosi Comuni del distretto ceramico dove è ben presente la comunità nordafricana – il vecchio adagio della montagna viene traslato in aula: al posto delle ore di religione e di educazione fisica, i ragazzi – che ne sono esentati – delle terze e quarte e quinte elementari formeranno un’unica classe che scoprirà (o riscoprirà), lingue, usi e costumi dei nostri dirimpettai del Mediterraneo. Che, alla novità, tengono in modo particolare: sarà il ministero dell’Istruzione del Regno del Marocco, infatti, a sobbarcarsi tutti gli oneri. Compreso lo stipendio dell’insegnante. Un’iniziativa pionieristica ma non solitaria: presto Jasmine – la docente – sarà affiancata da altri colleghi a Ferrara e a Bologna.

Forza Italia non ci sta. I consiglieri regionali Andrea Leoni e Fabio Filippi sgranano gli occhi: “Sarebbe più utile incentivare l’insegnamento dell’italiano, anche per sostenere il processo di integrazione dei minori stranieri e delle loro famiglie”. Questo, accusano, “è un autolesionista condizionamento e adeguamento alla soddisfazione dell’altro”. Il dirigente scolastico, Antonio Claser, è di altro avviso: “Vogliamo favorire l’integrazione”. E allora, sotto con le 28 consonanti. In fondo, anche i numeri sono arabi.

(Da La Nazione, 19/10/2006).

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