L’Europa vince solo se è unita 

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L’Europa vince solo se è unita 

Questo è l`anno per tentare un’integrazione vera 

In linea di massima, due tribù si sono fronteggiate nel corso della crisi dell'euro: i mercati e i  politici. Nel 2012 la battaglia si farà più complicata, dal momento che i politici si suddivideranno in fazioni. Suona sinistro – e in effetti lo è – ma venire a capo delle argomentazioni politiche è parte  fondamentale del processo di risoluzione della crisi. 
Tra le azioni bancarie in crollo e i rendimenti crescenti delle obbligazioni statali, è facile perdere di vista le richieste politiche fatte dall'Europa. I mercati hanno costretto le travagliate economie europee ad affrontare austerità e riforme, ma saranno i politici a stabilire come. I mercati hanno richiesto alla Germania e alle altre nazioni creditrici di finanziare un salvataggio, ma saranno i politici a stabilire cosa chiedere in cambio. I mercati chiedono una riorganizzazione della governance dell'euro, ma saranno i politici a decretare con quanta energia l'Unione Europea sposerà il federalismo. L'austerità e un piano di salvataggio sono prossimi, anche se una caduta della Grecia in uno stato di anarchia potrebbe ancora scalzarli. 
Tuttavia il terzo elemento – il rinnovo della governante dell'euro – è ancora altamente improbabile. 
Nel 2012, la leader tedesca Angela Merkel e i suoi colleghi dell'eurozona delineeranno i contorni di questo progetto. Avendo a disposizione un foglio bianco, si potrebbe consigliare all'eurozona di portare a compimento la propria politica monetaria unica, unificando la sovranità e creando nuove istituzioni. Si potrebbe istituire un mini Fondo monetario europeo con fondi sufficienti ad assistere i paesi in difficoltà in fase di messa a punto delle loro economie. Un regolatore bancario paneuropeo e un fondo di salvataggio potrebbero garantire alle grandi banche europee di non trovarsi alla mercé dei propri vulnerabili mutuatari sovrani. Per far sì che i mercati smettano di escludere i deboli, si potrebbe organizzare un prestito centralizzato – in cui tutti i paesi congiuntamente supportino il debito di ciascun governo. E per far sì che i governi con le mani bucate smettano di sfruttare questi meccanismi, i paesi dell'euro-zona dovrebbero accordarsi per sottoporre le proprie politiche fiscali all'autorizzazione di tutti gli altri. 
Potrebbe trattarsi delle prove generali degli Stati Uniti d'Europa. Ed è assolutamente al di là di qualunque possibilità di realizzazione. Per iniziare, nessuno riuscirebbe a raggiungere un accordo su quale autorità centrale debba detenere tutti questi nuovi poteri. Francia e Germania rifiuterebbero di promuovere la Commissione Europea, della quale non si fidano. I paesi più piccoli e la corte costituzionale tedesca rifiuterebbero di sovvenzionare un apposito consiglio intergovernativo. Molti leader nazionali detestano profondamente il Parlamento europeo. 
Inoltre, molti governi sono infastiditi dalla possibilità che i paesi dell'eurozona abbiano il diritto di interferire sulla propria spesa pubblica. E l'intera Unione Europea è stata segnata dal tentativo, durato otto anni, di ristruttura l'unione, prima redigendo una nuova costituzione – respinta e dimenticata – e successivamente riconfezionando la costituzione nel trattato di Lisbona, entrato faticosamente in vigore nel 2009. A Bruxelles non c'è un gran desiderio di ripetersi. 
E a questo punto come pensiamo di ridisegnare l'euro? I governi dell'euro-zona hanno pattuito un incontro semestrale dei loro leader. Hanno istituito una specie di FME e un`autorità bancaria europea. Inoltre hanno accettato di tenere sotto controllo le economie dei paesi membri dell'euro-zona tramite un Patto di crescita e stabilità migliorato. 
Ma serve di più, specialmente in termini di sanzioni. Alcune potrebbero essere applicate a livello nazionale. I paesi membri potrebbero dover aggiungere articoli su deficit e debito nelle loro costituzioni, o creare uffici di statistiche indipendenti e sostenibilità di bilancio, come oggi sono tenuti ad avere una banca centrale indipendente. In ultima analisi, tuttavia, nuove sanzioni potrebbero rendere necessario un nuovo trattato. Ma i nuovi trattati richiedono tempo. 

di Edward Carr
La Stampa, pag.9
24/12/2011




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