: «L’Europa, una potenza civile»

Posted on in Europa e oltre 11 vedi

«L'Europa, una potenza civile»


Presentato il programma. «Un nuovo welfare, ripartiamo da ciò che anche negli Usa ci invidiano».
Il tabù è infranto: «L'Europa contro le nostre paure». Parla delle ansie, i dilemmi, le insicurezze, persino gli incubi del terrorismo, dell'immigrazione, del lavoro, del clima e del cibo, la bozza del documento programmatico sottoposto ieri da Giuliano Amato all'esame e al giudizio dell'appena insediato Comitato nazionale della lista unitaria. «E un approccio meditato quello delle paure che stannodentro ciascuno di noi», conferma il dottor Sottile: «Serve come appello alla partecipazione, perché quel che non va dipende dalla responsabilità delle nostre azioni». La diversa «filosofia», come è stata definita, salta lo schema tradizionale, e per certi aspetti anche ideologico, delle magnifiche sorti e progressive» della sinistra, perché al nuovo soggetto politico corrisponda un altrettanto innovativo metodo di analisi. «E l'Europa che ci permette di farlo», scrive Amato: «Per un'Europa al servizio di tutti serve l'impegno di ognuno». Del resto, ne ha avuto prova già dai copiosi contributi raccolti nella fase redigente delle 40 cartelle programmatiche. Tant'è che lo stesso «dottor sottile» presenta il documento come un «lavoro collettivo per l'interesse collettivo», Ancora da perfezionare, certo, ma l'impianto «equilibrato, intelligente e lungimirante», come lo ha definito Romano Prodi, è stato confermato dalla natura delle osservazioni nella discussione di ieri, alcune già recepite e altre da confrontare nelle prossime ore, in modo che il testo definitivo possa essere pronto giovedì: per quanto criti che siano state, nessuno ha preteso il canonico elenco della spesa, di promesse o di ricette più o meno miracolose («Questo è il mestiere di Silvio Berlusconi, ), men che meno il classico manifesto d'intenti che cala d'alto («Abbiamo appreso la lezione»).
FARE COME A MARANELLO
L'idea è quella di «un percorso» con un «preciso filo conduttore: più libertà e più iniziativa, ma anche più governo o, ineglio, migliore governo per promuovere e valorizzare le capacità di tutti e di ciascuno». Da affrontare come? Amato usa la metafora della Ferrari: «Quando perdevano il Gran Premio, i meccanici di Maranello non hanno pensato neppure per un minuto che fosse possibile tornare a vincere solo usando una benzina più potente: hanno smontato il motore e poi lo hanno rimontato pezzo per pezzo, sostituendo quelli che non funziovano. Così sono tornati a vincere».
TAGLIARE LE TASSE NON BASTA
C'è da recuperare tempo prezioso. Amato apre il primo dei quattro capitoli del documento, quello della ripresa e della qualità della crescita in Europa, con un'altra metafora: «Come una palla da tennis sgonfia che ad ogni lancio rimbalza sempre meno, così l'Europa, ogni anno, vede arretrare la sua competitività e la sua capacità di creare crescita e posti di lavoro». Servono, dunque, «palle nuove». Comincia, così, a delinearsi la sfida all'' assoluto liberismo sia sociale sia economico» di una destra che «ha semplicemente privilegiato i più forti e gli interessi corporativi». Non esita Amato a riempire l'alternativa di «più mercato» e «più concorrenza», avvertendo che ciò «richiede una forte capacità di governo, il che non vuole dire statalismo o dirigismo, ma regole e politiche pubbliche capaci di incidere sui fattori decisivi della crescita». Compreso quello fiscale. Attenzione, però: «I tagli fiscali sono positivi solo se davvero aumentano la capacità di acquisto dei cittadini e non generano, invece, una riduzione dei servizi a loro disposizione o un aumento nel corso degli stessi servizi e delle tasse degli enti locali». E, comunque, non basterebbero da soli in un'Europa dove, per dire, «il costo di troppi servizi risente ancora della mancanza di concorrenza». Serve, piuttosto, collegare le politiche di crescita a un «nuovo patto di stabilità». Puntando sul «miglior capitale umano, e cioè più istruzione, e poi ricerca e innovazione». Una proposta parla ai «giovani talenti»: «Allargare il sistema delle borse di studio, utilizzando anche il prestito di laurea, da rimborsare solo dopo il conseguimento di un reddito da lavoro non inferiore a un dato ammontare». Un'altra è rivolta alle «imprese d'avanguardia», specie quelle che operano nel campo dell'ambiente e delle nuove tecnologie, da sostenere con «investimenti nell'innovazione applicata ai processi produttivi». Anche una «giustizia civile efficiente» è concepita come formidabile strumento per lo sviluppo. E c'è da misurarsi fino in fondo con la vicenda della Parmalat, della Cirio e dei bond argentini, creando una «centrale dei rischi» eropea, prima, e poi una vera e propria commissione di vigilanza». Ancora, sui prezzi e l'inflazione: «Berlusconi non è stato capace di completare le liberalizzazione e quindi dice che è colpa dell'euro. Lo Stato ha una sola arma per combattere l'inflazione: la concorrenza. Inizi a usarla e vedrà quanto rapidamente scenderanno i prezzi». Ancora, va ribaltata la visione che considera l'ambiente come freno allo sviluppo, quella che antepone la protezione alla capacità di aggiungere valore e qualità alle produzioni agricole, quella che ignora il vantaggio competitivo di un Mezzogiorno ponte nel Mediterraneo. E che dire del patrimonio storico e culturale dell'Europa e delle sue città come luoghi di convivenza e leve di crescita civile? A proposito di cultura e pluralismo, nel campo dei media dove l'Italia non è davvero di «buon esempio», ecco la proposta di «una disciplina europea del conflitto di interessi contenente una chiara separazione tra proprietà o gestione di imprese radiotelevisive e l'esercizio di rilevanti funzioni istituzionali».
L'ORGOGLIO DEL WELFARE
E in Europa che sono nate e si sono affermate le istituzioni di sicurezza sociale che anche negli Usa ci invidiano». Di questa diversità si può essere tanto più orgogliosi se si è capaci di far fronte alla sfida della riforma del welfare come fattore propulsivo della crescita. È il secondo capitolo: un welfare da rendere inclusivo di chi ne è escluso, compresi i 18 milioni di immigrati regolari che hanno trovato in Europa il loro progetto di vita, con una rete di protezione minima e, al di sopra, con politiche attive del lavoro e di formazione permanente che riducano le diseguaglianze.
EUROPA POTENZA CIVILE
Ha conquistato la pace per sé, l'Europa, ma sempre più l'insicurezza esterna rischia di diventare la «fine della pace interna». Tanto più serve un'Europa che abbia una «influenza globale e non solo regionale. Insomma, un'Europa «potenza civile», capace di parlare «con una voce sola, anche se non sempre unica», di assolvere a un «ruolo indipendente nella soluzione dei conflitti mondiali, senza restare alla mercé degli Stati Uniti», di puntare a «una strategia multilaterale». Come contro il terrorismo: l'Europa «deve evitare rimozioni – scrive Amato – ma anche l'illusione che il terrorismo internazionale possa essere sconfitto solo con la forza militare, e deve riuscire a chiarire in che modo combinerà maggiore sicurezza e continua difesa delle libertà democratiche». Un esempio? «Non c'è nessuna vera incompatibilità tra Islam e democrazia, e l'avvicinamento della Turchia all'Unione potrà dimostrarlo. Il conflitto, piuttosto, è tra regimi autoritari e stato di diritto».

L'UNITA' 20.04.2004 Estratto p. 10
LA CARTA D'IDENTITA'
Ma per essere riconoscibile come potenza civile di mezzo miliardo di persone, con i suoi valori e i suoi principi, l'Europa non può non avere una leadership politica salda con una chiara carta d'identità. È il quarto e ultimo capitolo: Amato, da vice presidente della Convenzione europea, conosce i limiti della bozza di Costituzione, ma resta convinto che solo la sua approvazione «può evitare la paralisi decisionale» dell'Unione che si avvia alla «storica avventura» dell'allargamento a 25 Stati. Non perché si pensi a «Superstato», ma perché il «governo delle “differenziazioni” sia reso coerente e “eguale” dal grande quadro istituzionale unico: un solo Parlamento, un solo Consiglio, una sola Corte di giustizia, soprattutto una sola, indipendente Commissione europea,. Il centrodestra ha abbandonato questa bandiera. II centrosinistra la raccoglie «per riportare l'Italia in Europa, e l'Unione europea in Italia». L'ex premier ha presentato il testo su cui si imposterà il lavoro della Lista Prodi: «Per un'Europa al servizio di tutti serve l'impegno di ognuno» Le strategie per un mercato regolato Una capacità di governo che influisca sulla competitività. «Tagliare le tasse da solo non basta»
L'UNITA' , p.10

20.04.2004

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.