L`Europa tecnocratica, la «vendetta dell`agorà»

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POLITICA BLOCCATA/2 Il Manifesto 6.11.2011
L`Europa tecnocratica, la «vendetta dell`agorà»
di Guido Rossi

Il primo ministro greco Papandreou ha ottenuto nella votazione notturna di ieri la fiducia al suo Governo, con risicatamaggioranza.
Ma la sua precedente dichiarazione che, per approvare la politica di austerityimposta dalla Bce, avrebbe potuto ricorrere a un referendum popolare, ha sottolineato definitivamente che il vero problema del salvataggio dell`euro è molto più politico che economico e che prima o poi sarà comunque necessario il consenso dei cittadini d`Europa.
In Europa i referendum hanno purtroppo dimostrato che i cittadini dei singoli Stati sono restii a diventare cittadini europei, come è avvenuto in Danimarca quando nel 1992 è stato respinto il Trattato diMaastricht, in Francia e in Olanda nel 2005, quando non è stata approvata la bozza di Costituzione europea; ma è bene ricordare anche l`episodio col quale nel20o8 l`Irlanda bloccò temporaneamente il Trattato di Lisbona.
La vera crisi politica attuale investe soprattutto il modello di democraziaindiretta, perché conferisce ai cittadini solo un diritto di voto, delegando ai politici eletti tutte le decisioni che li riguardano.
Gli eletti poi, sembrano oggi, dovunque, incapaci di scegliere il bene comune, perché soggetti passivi delle pressioni lobbystiche, per la pres enza di un forte fenomeno corruttivo, e per la difesa di interessi fra loro contrapposti che rendono maggioranze e minoranze inadeguat e ad ogni indispensabile mediazione.
Quando però il tenore di vita dei cittadini e i presupposti delle loro stesse libertàvengonominacciati da quelle incapacità, sorgono reazioni violente, che giungono a turbare gli Stati nelle loro stesse funzioni.
Sembra allora diventare attuale il pensiero di Nietzsche, il quale nel suo capolavoro: Così parlò Zarathustra scrisse: «Lo Stato è il più freddo di tutti i mostri. Esso mente freddamente; dalla sua bocca esce questa menzogna: Io, lo Stato, sono il popolo».
Infatti, secondo Kelsen poi, soltanto nelle democrazie dirette l`ordine sociale viene realmente creato dalla decisione dei titolari dei dirittipolitici, i quali esercitano il loro diritto nell`Assemblea del popolo, tenuta come era, all`inizio della democrazia ateniese, nella Agorà. Allo stesso principio sono ispirati i movimenti degli Occupy Wall Street, degli Indignati non violenti di tutti i Paesi e in particolare, in questo momento, proprio quelli greci. È questa, nel complesso, la vendetta dell`Agorà.
Ancor più grave è il fatto che sia ora sostanzialmente la Bce (piuttosto che il Fondo monetario internazionale) a dettare le regole delle politiche di austerità senza che ad essa sia stata conferita alcuna delega di sovranità. Questo anomalo (tecnocratico?) governo dell`economia degli Stati membri può portare a tre possibili alternative.

La prima, quella più paventata, è che alcuni Paesi escano dall`euro, creando il caos finanziario globale temuto anche, come dichiarato dal presidente Obama al G-2o, dagli Stati Uniti d`America, pure loro per ragioni identiche in grande difficoltà.
La seconda consisterebbe in un improponibile euro diviso in due: quello forte dei paesi con i bilanci statali maggiormente in ordine, come Germania e i Paesi del Nord Europa, e quello debole dei paesi del Sud Europa a rischio default.
Infine la terza, che risolverebbe tutti i problemi attuali, è quella che vede attuare il completamento del disegno iniziale di un`Europa politica, «libera ed unita», parafrasando il Manifesto di Altiero Spinelli, e come era nelle intenzioni dei padri fondatori.
Per questo è necessario che il cieco governo finanziario-tecnocratico, che ha solo creato disuguaglianze nelle cittadinanze dei singoli Stati membri, lasci il campo alla politica che, attraverso una democrazia deliberativa, creiuna cittadinanzaveramente europea, nella quale si riconoscano tutti i cittadini, sui piani di eguaglianza e parità dei quali ho giàpiù volte parlato.
Questa soluzione è l`unica che evita "le vendette dell`Agorà", che abolisce le disuguaglianze fra i popoli degli Stati membri, e che consolida in un`Europa federativa la necessità di una autorevole e non dispersiva sua presenza, insieme agli Stati Uniti, alla Cina ed ai paesi emergenti, ad un tavolo che detti nuove regole per arginare e combattere disastri e iniquità che l`attuale globalizzazione
ha comportato.




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