L`EUROPA SI RINNOVA. RIPRESA PIU’ VICINA

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L`EUROPA SI RINNOVA. RIPRESA PIU’ VICINA

L'EUROZONA è teatro di grandi cambiamenti politici e ciò sta facendo fare una brutta figura agli osservatori politici scettici. Gli investitori e gli eco- nomisti hanno detto che, per assistere a un rifiuto del Sud dell`Europa di ingoiare la medicina e a un arrivo al potere di forze radicali decise a scindere i rispettivi Paesi dall`eurozona, sarebbe solo questione di tempo. Curiosamente, un 90% di chi ha fatto questo tipo di previsioni non risiede nell`eurozona. La situazione, per il momento, si muove in direzione opposta: Lucas Papademos è diventato primo ministro greco e il governo italiano è stato affidato a Mario Monti. La Spagna va alle urne domenica e, secondo i sondaggi, sceglierà a maggioranza assoluta il conservatore Partido Popular.
Qual è il quadro comune tra questi Paesi? I cittadini vogliono più Europa, non meno, e tra loro prevale il desiderio di contare su una stabilità e su istituzioni di qualità pari a quella dei Paesi centrali dell`euro. In Germania, la classifica del settimanale Stern delle personalità politiche più efficacivede al primo posto Angela Merkel, seguita – cosa altrettanto importante – dai leader dell`opposizione filoeuropei, mentre gli euroscettici occupano gli ultimi posti. Per chi crede nel progetto europeo, queste sono buone notizie, ma il mercato le apprezzerà? Prima o poi sarà così, ma per ora gli investitori preferiscono i bund o i gilt, anche con risultati finali negativi, piuttosto che il6 o il 7% delle obbligazioni dello Stato italiano che in due anni registreranno performance complessive migliori.
Le risposte politiche a questo bizzarro stato delle cose sono state finora ricavate dai vecchi libri di testo: gli squilibri fiscali eccessivi devono essereaggiustati al più presto; ovvero, in cambio di una condizione virtuosa per il lungo periodo, vale la pena di pagare un prezzo nell`immediato.
Anche i mercati lo hanno sostenuto fino a poco tempo fa. Ora invece, di fronte alle possibili conseguenze politiche di riforme molto severe, sembrano cominciare a preferire degli aggiustamenti più lenti. Cambierà il sentimento degli investitori alla luce dell`esperienza recente? Se non cambiasse, suggerirei alla Bce di fissare un tetto non superabile per il tasso del finanziamento di un dato Paese.
Nel caso italiano, per esempio, se nonostante il varo di leggi per le necessarie riforme strutturali e prospettive di una crescita futura più robusta, il mercato non abbassasse abbastanza il costo del finanziamento, la Bce, sostenuta da una linea di credito approvata dall`Fmi, dalla Ue e dalla Bce
stessa, dovrebbe comunicare che per un anno o due, e finché ci sia l`impegno del governo a realizzare le suddette politiche, il tasso delle obbligazioni con scadenze tra i 2 e i 5 anni, non potrebbe superare un 4%. Per raggiungere questo risultato, la Bce dovrebbe sborsare poco o niente. Un buon esempio è la decisione della Banca nazionale svizzera di modificare la politica valutaria per difendere la soglia minima di 1,20 nel cambio franco svizzero/euro, una decisione cui tutti hanno aderito dopo l`implementazione e la prova del suo successo. A mio avviso, la proposta di un membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea di stabilire un tetto temporaneo peri rendimenti dei titoli di Stato di un dato Paese al 4%, per esempio, avrebbe lo stesso effetto. Ciò porrebbe fine all`attuale fase della crisi e anche all`accumulo di debito sovrano nel bilancio.

ERIK NIELSEN*
* Capo economista di Unicredit
(Traduzione di Guiomar Parada)

La Repubblica, pag 28
17/11/11




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