L`Europa si fa anche in casa

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L`Europa si fa anche in casa
Paesi con i conti in ordine evitano una deriva da inizio Novecento

Un tracollo caotico dell`Eurozona causerebbe danni irreparabili al progetto di integrazione, europea che rappresenta il pilastro centrale di stabilità politica dell`Europa messo in atto apartire dalla Seconda guerra mondiale. Tutto ciò destabilizzerebbe non solo la periferia europea fortemente indebitata, ma anche Paesi come Francia e Germania, che sono stati artefici di tale progetto.
Il peggiore incubo sarebbe altresì la vittoria dell`estremismo politico, come avvenne negli anni Trenta. Fascismo, nazismo e comunismo erano figli di un contraccolpo inferto alla globalizzazione nata alla fine del diciannovesimo secolo e si alimentavano attraverso le ansie di masse che si sentivano private dei diritti civili e minacciate dall`espansione delle forze di mercato e delle élite cosmopolite.
Il libero scambio e il gold standard avevano messo in secondo piano priorità domestiche quali riforma sociale, nazionalismo e riaffermazione culturale. La crisi economica e il fallimento della cooperazione internazionale avevano minato non solo la globalizzazione, ma anche le élite che sostenevano l`ordine esistente.
Come ha scritto il mio collega di Harvard Jeff Frieden, tale scenario ha aperto la strada a due forme di estremismo. Tra equità e integrazione economica, i comunisti hanno scelto la riforma sociale radicale e l`autosufficienza economica. Tra affermazione nazionale e globalismo, i fascisti, i nazisti e i nazionalisti hanno optato per il nazionalismo.
Fortunatamente il comunismo e le altre forme di dittatura fanno ormai parte del passato. Ma tensioni legate al dualismo tra integrazione economica e politica locale stanno ribollendo da tempo. Il mercato unico dell`Europa ha preso forma con maggiore rapidità di quanto non abbia fatto la comunitàpolitica dell`Europa; l`integrazioneeconomica ha fatto un balzo avanti rispetto all`integrazione politica.
Il risultato è che i crescenti timori sull`erosione della sicurezza economica, della stabilità sociale, e dell`identità culturale non potevano essere affrontatitramite i tradizionali canali politici. Le strutture politiche nazionali sono diventate troppo forzate per offrire rimedi efficaci, mentre le istituzioni europee restano ancora troppo deboli per farvi affidamento.
E l`estrema destra ad aver beneficiato per lo più del fallimento dei centristi. In Finlandia, il partito "True Finn", fino a poco tempo fa sconosciuto, ha fatto tesoro del risentimento per i salvataggi dell`Eurozona per ottenere un terzo posto nelle elezioni generali di aprile. Nei Paesi Bassi, il Party for Freedom di Geert Wilders esercita abbastanzapotere da fungere dakingmaker del governo liberale. In Francia, il Fronte nazionale, che è arrivato secondo nelle elezioni presidenziali del 2002, è stato rilanciato da Marine Le Pen.
I movimenti politici di estrema destra hanno tradizionalmente fatto leva sul sentimento anti-immigrazione. E i salvataggi greci, irlandesi, portoghesi, oltre ai problemi dell`euro, hanno dato loro manforte. Il. loro euroscetticismo appare certamente giustificato dagli eventi. Come negli anni Trenta, il fallimento della cooperazione internazionale ha alimentato la capacità deipolitici centristi di rispondere in modo adeguato alle richieste culturali, sociali ed economiche delle loro costituenti nazionali. Il progetto europeo e l`Eurozonahanno fissato i termini del dibattito a un tale livello che, di fronte a un`Eurozona a pezzi, la legittimità di queste élite riceverà un colpo ancor più duro.
I politici centristi dell`Europa si sono impegnati in una strategia volta a favorire "una maggiore Europa" che è troppo rapida per alleviare le ansie locali, ma non abbastanza rapida per creare una vera comunità politica europea. Si sono impantanati troppo a lungo in un terreno instabile e tormentato da tensioni. Insistendo su una visione d`Europa che si è rivelata irrealizzabile, le élite centriste d`Europa stanno compromettendo l`idea stessa di Europa unificata.
A livello economico, l`estrema soluzione sembra essere quella di garantire che i default inevitabili e gli abbandoni dall`Eurozona vengano effettuati nel modo più ordinato e coordinato possibile. Anche a livello politico servirebbe un simile approccio. L`attuale crisi richiede di abbandonare gli obblighi finanziari esterni e l`austerità a favore delle preoccupazioni e delle aspirazioni domestiche. Esattamente come le economie nazionali: sane sono il miglior garante per un`economia mondiale aperta, le politiche nazionali sane sono il migliorgarante per un ordine inter nazionale stabile.
La sfida consiste nello sviluppare una nuova storia politica che enfatizzi gli interessi e i valori nazionali senza allusioni a nativismo e xenofobia. Se le élite centriste non si riveleranno all`altezza della situazione, a riempire il vuoto ci penseranno volentieri quelli di destra, ma con minore moderazione.
Oggi, la domanda non è più se la politica diverrà più populista e meno internazionalista, ma se le conseguenze di questo cambiamento potranno essere gestite senza prendere una brutta piega. Per la politica così come per l`economia dell`Europa non vi sono buone soluzioni all`orizzonte, si punta solo al male minore.

di Dani Rodrik
(Traduzione di Simona Polverino)

Il Sole 24 Ore , pag 24
17/11/1




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