L’Europa si apre alla tutela della diversità linguistica. L’Italia provinciale rimane schiava dell’ignoranza.

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L’Europa si apre alla tutela della diversità linguistica 
L’Italia provinciale rimane schiava dell’ignoranza 

di Giovanni Polli 

Lo scorso giovedì 26 settembre si è celebrata in Europa la Giornata internazionale delle Lingue. 
Un evento, in Italia passato decisamente sottotraccia, voluto dalla Commissione europea per la prima volta nel 2001. 
«L’Europa – questa la spiegazione ufficiale possiede un vero tesoro linguistico: si contano 24 lingue ufficiali e oltre 60 comunità autoctone (in realtà secondo l’Unesco sono di più, ndr) che parlano una lingua regionale o minoritaria, e non bisogna dimenticare le lingue parlate dai cittadini originari di altri paesi e continenti. Proprio per attirare l’attenzione su questa immensa ricchezza linguistica, l’Unione europea e il Consiglio d’Europa avevano proclamato il 2001 Anno europeo delle lingue». 
Pluralismo linguistico quindi come valore europeo, almeno nelle intenzioni, ed in questo concetto compaiono esplicitamente anche le regionali o minoritarie, e non bisogna dimenticare le lingue parlate dai cittadini originari di altri paesi e continenti. Proprio per attirare l’attenzione su questa immensa ricchezza linguistica l’Unione europea e il Consiglio d’Europa avevano proclamato il 2001 “Anno europeo delle lingue”.
Pluralismo linguistico quindi come valore europeo, almeno nelle intenzioni, ed in questo concetto compaiono esplicitamente anche le lingue “non ufficiali”, ma regionali o minoritarie.
Facile immaginare che, nel Belpaese, le scarsissime iniziative legate alla giornata non abbiano minimamente preso in considerazione l’aspetto delle lingue “minori”, meglio dire minorizzate. D’altra parte, soltanto in Italia è accaduto che la principale agenzia di informazione, l’Ansa, intitolasse «”Difendere i dialetti regionali”, appello dell’Europarlamento» la notizia che peraltro nessun organo di informazione mainstream ha ripreso della risoluzione che Strasburgo a maggioranza 
schiacciante (645 favorevoli contro 26 contrari) ha assunto per stimolare Commissione e Stati membri alla salvaguardia attiva delle “lingue in pericolo”. Dove per lingue (e non certo “dialetti”) si intendono in forma esplicita dallo stesso Europarlamento quelle riconosciute come tali dall’Atlante Unesco delle Lingue in Pericolo. 
E questo è un’altra evidente dimostrazione di quanto sia infimo il livello di attenzione e di conoscenza in Italia delle tematiche relative ad uno dei diritti fondamentali dell’Uomo riconosciuto nei documenti fondanti del diritto internazionale, quello alla propria lingua.
Che qualcosa stia effettivamente cambiando, soprattutto al di fuori dell’orticello provinciale italiano, è testimoniato proprio dal voto al Parlamento europeo a favore delle lingue in pericolo. 
In seguito al voto è stata fissata per inizio 2014, sotto l’egida della Rete per la promozione della Diversità linguistica (NIpd, organizzazione europea), una riunione tra membri della Commissione Europea, Parlamento Europeo, e Consiglio d’Europa per preparare un piano d’azione sulla diversità linguistica in Europa. 
Si parlerà di tutte le lingue d’Europa. Insieme alle lingue ufficiali, regionali, minoritarie e le lingue degli immigrati, si discuterà anche le lingue in pericolo come censite dall’Unesco. Questo incontro includerà quindi anche le lingue d’Italia fino ad ora discriminate dallo stesso Stato italiano, fra cui piemontese, lombardo, veneto, emiliano, ligure, napoletano, siciliano. 
Sarà un’occasione per poter ancora una volta sottolineare l’estrema arretratezza dello Stato italiano, che oltre a discriminare le lingue parlate al suo interno ancora non ha ratificato la Carta europea delle Lingue regionali o minoritarie.
Intanto, sempre sul fronte internazionale, gli scorsi 9, 10 e 11 settembre si è tenuta a Bangor (Galles), sede della cattedra universitaria di Bilinguismo, la prima Conferenza internazionale dedicata alle Lingue Contestate nel “Vecchio mondo”. Organizzata dai professori Marco Tamburelli (università di Bangor) e Mauro Tosco (Università di Torino), la conferenza – dal taglio prettamente scientifico – ha visto la partecipazione di relatori impegnati nel processo di salvaguardia e reinserimento nella società delle Lingue in pericolo, con riferimento all’Atlante Unesco. Tra i relatori, oltre agli stessi Tamburelli e Tosco (che si sono occupati delle lingue lombarda e piemontese), anche il professor Christopher Moseley, l’autore dello stesso Atlante delle lingue in pericolo. 
La prossima Conferenza internazionale – spiegano gli organizzatori – potrà essere convocata l’anno prossimo in Italia. Sarà sicuramente un’occasione per tentare un’azione  di divulgazione su una materia che, nel Belpaese rimane un’illustre sconosciuta, malgrado lo Stato italiano sia tra quelli dotati di una più grande varietà di lingue locali, regionali o minoritarie, e nel quale l’azione per la loro salvaguardia è tra le più arretrate (o inesistenti) d’Europa. 
(Da La Padania, 6/10/2013).

 




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