L’Europa si accorge dei brigatisti

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L'Europa si accorge dei brigatisti
IL MANDATO DI ARRESTO INTRODOTTO DAI 25 CONSENTIRA' DI CATTURARLI, COME L'ITALIA CHIEDEVA DAL 2002
Entrati nella lista nera di Bruxelles i terroristi rossi non potranno più cercare rifugio nei Paesi della Ue
Br-Pcc, Nipr, Nta. Una decina le sigle eversive messe nel mirino dall'Unione

ROMA – Ci sono voluti i pacchi bomba recapitati a Romano Prodi, ma alla fine a Bruxelles si sono accorti del terrorismo rosso made in Italy. Nove organizzazioni eversive di sinistra, tra cui le Br-Pcc, sono state inserite dal Consiglio affari generali dell'Ue nella lista nera delle organizzazioni terroristiche per le quali l'Unione europea prevede un rafforzamento della collaborazione a livello politico e investigativo.
Oltre alle Brigate rosse, le nuove sigle nel mirino di Bruxelles sono i “Nuclei territoriali antimperialisti”, la “Cooperativa artigiana fuoco e affini -Occasionalmente spettacolare”, i “Nuclei armati per il comunismo”, la “Cellula contro capitale, carceri, i suoi carcerieri e le sue celle”, “Solidarietà internazionale”, la “Brigata XX luglio”, la “Federazione anarchica informale”, il “Nucleo di iniziativa proletaria rivoluzionaria” e i “Nuclei di iniziativa proletaria”. L'inserimento nella lista nera, tuttavia, non comporta il congelamento dei beni a livello europeo, ma solo un rafforzamento della cooperazione poliziesca e giudiziaria previsto dall'articolo quattro dell'intesa firmata il 27 dicembre 2001 in materia di terrorismo. Far scattare il blocco economico contro una sigla terroristica che ha la sua base all'interno dell'Ue, hanno fatto sapere da Bruxelles, è compito delle leggi nazionali, non comunitarie. Non solo. Secondo indiscrezioni, la decisione di “marchiare” le organizzazioni terroristiche italiane avrebbe subito un'accelerazione dopo i pacchi esplosivi recapitati a Romano Prodi, presidente della Commissione europea. Una delle sigle, infatti, la “Federazione anarchica informale”, è sospettata di aver firmato l'escalation incendiaria contro il Professore. Un attacco iniziato il 22 dicembre 2003 con l'esplosione, a distanza di venti minuti, di due ordigni rudimentali na scosti in due cassonetti all'angolo fra strada Maggiore e via Gerusalemme, a pochi passi dalla casa del numero uno europeo. Cinque giorni dopo, il bis: un libro bomba esplode tra le mani di Prodi lasciando illeso il fondatore dell'Ulivo, ma bruciando mobili e tappeti di casa. Il 12 gennaio 2004 l'ultima minaccia, con l'arrivo di una busta contenente cartucce da caccia già esplose. Le indagini puntano da subito sull'area anarcoinsurrezionalista e, quattro mesi dopo, quei gruppi finiscono nel mirino dei vertici europei. E dire che la richiesta italiana di mettere al bando Brigate rosse e affini è arrivata a Bruxelles nel 2002. Merito di Mario Borghezio, europarlamentare della Lega, che il 17 aprile di due anni fa, in un'interrogazione scritta al consiglio dei Ministri Ue, chiese l'inserimento delle Br nell'elenco delle organizzazioni terroristiche operative. Un ritardo di due anni che non soddisfa l'esponente del Carroccio: «E una decisione tardiva. Dimostra che la sinistra europea continua a considerare i brigatisti come compagni che sbagliano». Giudizio avvalorato, insiste Borghezio, «dalla mobilitazione a favore di Cesare Battisti». Soddisfatta, invece, la Farnesina. « È un nuovo passo sulla strada del coordinamento operativo tra gli Stati membri nella lotta al terrorismo», afferma Franco Frattini, ministro degli Esteri, «contro il quale serve identico rigore da parte italiana ed europea». La listanera Ue è nata dopo gli attentati dell' 11 settembre su richiesta del presidente americano George W. Bush. Prime sigle ad entrare, l'Eta e la rete di Al Qaida. Un elenco che in oltre due anni e mezzo ha subito vari aggiornamenti. Tra le sigle più note, il 13 giugno 2002 sono entrate le Farc, le “Forze armate rivoluzionarie” colombiane. Dopo è toccato, in rapida successione, al partito radicale basco Batasuna (4 giugno 2003), ad Hamas (12 settembre 2003) e per ultimi ai dieci nordafricani legati ad Osama Bin Laden condannati a Napoli per associazione a delinquere finalizzata al traffico di armi e a documenti falsi (23 marzo 2004).
TOMMASO MONTESANO
Libero,18.05.2004,p. 11

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