L’europa ristretta

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L'EUROPA RISTRETTA

Gli effetti della cattiva politica corrodono l'idea dell'Europa, della continentale casa comune edificata sui pilastri di libertà e civiltà millenaria, e la rimpiccioliscono, l'immiseriscono. Ci avviciniamo al voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, ma la tensione e l'attenzione per la nascita di un soggetto politico nuovo e adulto, capace di stare nel mondo con pienezza di poteri e di speranze, si affievolisce. Quasi un paradosso: l'Unione Europea si allarga mentre il sogno europeo si restringe. Sarà colpa della drammaticità della congiuntura internazionale, o della disarmante lentezza con cui si muove l'economia, certo è che un euroscetticismo strisciante si diffonde come un malanno di stagione. Anche in Italia, dove l'investimento emotivo nell'idea dell'unione continentale è stato rilevante (…)
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(…) e generoso.
Gli impegni nuovi della lotta al terrorismo hanno rivelato una casa comune abitata da condomini rissosi. II sogno arretra con la stessa rapidità con cui ripiegano le truppe di Zapatero, il cui motto «Plus ultra» non specifica se l'assenza del limite si riferisca alle avanzate o alle ritirate. Ciò che è accaduto dopo l'11 settembre e dopo l'11 marzo ha fatto emergere con forza gli egoismi più che gli interessi nazionali, quelli di sempre, che uniti alle paure e ai pregiudizi impediscono il dispiegarsi di una politica estera e di un progetto realmente comuni, adeguati agli impegni della globalizzazione.
Europa precaria e discorde, molto più piccola dei ridisegnati confini, quasi meschina nella quotidianità del suo lavoro politico. Nel nostro Paese, a rendere meno alta e nobile una certa idea della casa comune ha certamente contribuito la politica della sinistra e del centrosinistra, che delle istituzioni europee ha fatto talvolta un uso distorto e strumentale, spesso anti-italiano, per spirito di fazione, con l'unico scopo di sfogare il suo anti berlusconismo ossessivo. Tutto si spiega. Nel Dna e nelle viscere della sinistra c'è una tradizione di consolidata avversione all'Europa unita. L'europeismo di cui le opposizioni italiane si fregiano è recente e incerto e il centrosinistra, a causa dei reali rapporti di forza esistenti nella coalizione, subisce l'influsso della tradizione occulta, quella che sul finire degli anni Settanta indusse il Pci a rompere la «solidarietà nazionale» proprio sul Sistema monetario europeo. E oggi sinistre e centrosinistra usano l'ambito europeo come surrettizia «sala di denigrazione» dell'Italia: un pugno di eurodeputati sfascisti italiani, con l'apporto di altri eurodeputati d'identica faziosità è riuscito a far passare, a minoranza, un testo in cui si sostiene che il nostro è un Paese in cui è a rischio la libertà d'informa zione. È evidente che di fronte a operazioni di questo tipo il prestigio delle istituzioni europee precipita e si accentua il distacco dei cittadini, non soltanto italiani, dall'europarlamento.
Va aggiunto che la permanenza di Romano Prodi al vertice della Commissione Ue ha aggravato la situazione. L'organismo di Bruxelles è stato percepito non come un'istanza super-nazionale impegnata a realizzare politiche e progetti comuni, ma comne un apparato utilizzabile da politici spregiudicati, nella specie Prodi, per interessi di parte. Prodi, in più occasioni, ha speso la moneta europea sul mercatino della politica italiana e questo macroscopico conflitto d'interessi non è stato avvertito e denunciato soltanto dal centrodestra italiano. È stato condannato in termini forti e non equivoci anche dagli ambienti che si riconoscono nelle posizioni dell'Economist, abitualmente ostile al governo italiano. Le ambiguità e le scorrettezze della sinistra e del centrosinistra, insomma, in ambito europeo si sono tradotte in discredito per l'idea dell'Europa. Forse anche per questo, oltre che per le inconciliabili divisioni che li tormentano, i leader dell'Ulivo si defilano dalla sfida europea, alla quale sembravano aver attribuito la funzione di rivincita decisiva.
Sono diventati gli «europaurosi». In questa situazione, tocca al centrodestra, pur nelle angosce e nei tormenti del contesto internazionale, riproporre un'idea forte e alta dell'Europa, del progetto della casa comune.
La maggioranza italiana deve rimediare anche agli errori strategici dell'Ulivo. Perché certi politici sfascisti passano e l'Europa rimane.

SALVATORE SCARPINO
IL GIORNALE, 26.04.2004, p.1
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