L’Europa non ha solo bisogno di eroi

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L'Europa non ha solo bisogno di eroi

Istituzionalizzare la bella lezione di immoralismo efficiente di Draghi

"Sfortunato quel popolo che ha bisogno di eroi". Vale anche per il popolo europeo e il suo bisogno di un "eroe inatteso" (copyright New York Times) come Mario Draghi. Sia inteso: che il presidente della Banca centrale europea sia ricorso a "politiche non convenzionali" per sostenere le banche e aiutare così gli stati dell`Unione europea è un`ottima notizia. I risultati di quella decisione presa a dicembre si vedono: ieri lo spread tra Btp decennali italiani e Bund tedeschi è sceso ancora – arrivando fino a 403 punti prima di chiudere a 413 -, segnalando così una diminuzione del rischio percepito dagli investitori che puntano sul nostro debito pubblico. Dopo la prima asta di rifinanziamento illimitato degli istituti di credito al tasso dell`uno per cento, tutti i paesi dell`Ue sono tornati a piazzare i loro titoli di debito pubblico potendo offrire interessi più contenuti. Il meccanismo in atto, almeno in parte, è noto: le banche, rifinanziandosi a costi contenuti per i prossimi tre anni, trovano conveniente tornare ad acquistare i titoli di stato, specie quelli non a lunga scadenza. Il Wall Street Journal ironizza e parla di "Sarkozy trade", visto che il presidente della Repubblica francese all`indomani della decisione di Draghi aveva esortato pubblicamente le banche ad agire in questo senso, mentre da Berlino trapela un certo fastidio per questa forma di finanziamento surrettizio degli stati più indebitati; quel che resta, in concreto, è però una bella lezione di immoralismo efficiente.

Quanto durerà? Non lo sappiamo. A febbraio la Bce terrà un`altra asta ultra conveniente, ma i rischi non mancano. Lo stesso New York Times, pur lodando il pragmatismo di Draghi che di fatto replica l`azione della Federal reserve statunitense dopo il fallimento di Lehman Brothers, mette in guardia dalla possibilità che le banche si abituino troppo al denaro facile. Senza contare che la liquidità finora ha aiutato in parte gli stati, ma non ha alleviato le difficoltà delle imprese bisognose di credito. Nemmeno il fatto che i governi dell`Ue abbiano intrapreso la strada del rigore fiscale e delle riforme ci rassicura definitivamente sul futuro dell`Eurozona. Non a caso ieri anche dal Fondo monetario internazionale sono giunte richieste per un rafforzamento dei Fondi salva stati e della stessa azione della Bce. Un "eroe inatteso" come Draghi ci lascia giusto il tempo per riflettere e organizzarci. Ora però è il momento che i governi dell`Eurozona, che sempre più numerosi su questo terreno sfidano la rigidità ottusa o furba di Berlino, si coalizzino per dare alla moneta unica un garante, trasformando la Bce in quello che la Fed è per il dollaro e la Bank of England per la sterlina: un prestatore di ultima istanza, non solo delle banche ma anche degli stati.

il Foglio, pag 3
24/01/12




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