L’Europa non è finita ma occorre cambiare rotta. E in fretta.

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16-03-2013 – in "Incontri"
Incontro con Ronny Mazzocchi, coautore del libro L’Europa non è finita
L’Europa non è finita ma occorre cambiare rotta. E in fretta.

All’Unione europea, oggi, non si può più rinunciare per ragioni di mercato: il 70 per cento dei prodotti primari proviene da altre aree del mondo. Impensabile che singoli Paesi del vecchio continente trattino da soli l’acquisto, ad esempio, del petrolio con potenze come l’Arabia Saudita o la Cina. D’altra parte in Italia, ma anche in Austria, le ultime elezioni hanno premiato forze politiche che ipotizzano l’uscita dall’Euro contro l’eccessiva politica rigorista imposta dall’Ue – e dalla Germania in particolare – per il risanamento del debito. Una politica di vincoli sempre meno sostenibile, che mette letteralmente in ginocchio l’economia delle nazioni più provate, come la nostra, dalla crisi.

Un tentativo di risposta alle domande sul futuro dell’Ue.

Che fare allora? Se la drammatica situazione attuale non ci permette più di cullare il sogno comunitario delle origini, è ancora possibile credere che l’Unione Europea abbia un futuro? E su che basi? A queste domande cruciali tenta di rispondere la riflessione raccolta nel libro, "L’Europa non è finita" (Editori riuniti, 2013), presentato ieri sera a palazzo Trentini da uno dei due giovani studiosi da cui è stato scritto: Ronny Mazzocchi, docente di economia monetaria e finanziaria all’Università di Trento. Il volume, di cui è autore anche Massimo D’Antoni, professore associato di scienza della finanza dell’università di Siena, indica già nel sottotitolo una prospettiva possibile: "Uscire dalla crisi rilanciando il modello sociale europeo".

Dorigatti: rilanciare l’intervento pubblico nell’economia.

Nell’introdurre l’incontro il presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti ha stigmatizzato "la concezione prussiana" che imponendo agli Stati pesanti misure di risanamento del debito pubblico, ha depresso l’economia e ora rischia, come si suol dire, di "ammazzare il cavallo". Per Dorigatti il declino dell’Italia nasce dalle opzioni politiche compiute a favore del liberismo e delle privatizzazioni, per cui lo Stato ha lasciato al mercato il controllo della grande industria, ad esempio nei settori dell’energia, dell’acciaio, della chimica, da cui dipende la ricchezza del Paese, mentre la Germania e gli Stati Uniti hanno continuato ad investire in questa direzione.

Per lavoro e welfare serve una forte politica industriale.

"L’economia – ha aggiunto – non può reggersi solo sulle piccole imprese. Senza una forte politica industriale scompaiono la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo ed è quindi inevitabile che vengano meno anche il lavoro e il potere d’acquisto delle famiglie". E a pagare sono ancora le fasce più deboli e povere della popolazione. In questo contesto, ha concluso Dorigatti, "il Trentino non è un’isola. Nonostante il robusto sostegno che grazie all’autonomia la Provincia ha assicurato alle imprese e al welfare e pur con un minor tasso di disoccupazione, anche noi subiamo la crisi. Una Subaru che se ne va rischia di lasciare a casa altri 43 lavoratori e di privare la Provincia di 23-24 milioni di entrate, con inevitabili ripercussioni sui servizi sociali. La tenuta del lavoro e dello stato sociale esige quindi un rilancio della presenza del pubblico nell’economia".

Mazzocchi: il Trattato di Maastricht ha reso debole l’edificio.

"Le difficoltà dell’Unione europea – ha esordito Mazzocchi – non derivano dalla crisi finanziaria ed economica esplosa in America. La genesi dei problemi sta nelle basi poco solide date all’edificio comunitario dal Trattato di Maastricht". Caduto il muro di Berlino, infatti, l’Europa ha creduto nel libero mercato e nell’esigenza di un arretramento della politica e dei governi dall’economia. Ciò si è tradotto in norme che hanno frenato gli interventi diretti del pubblico nei settori produttivi, e nei vincoli sempre più stringenti imposti agli Stati fino al Fiscal Compact. E l’Euro? "Le unioni monetarie – ha spiegato Mazzocchi – funzionano quando i Paesi sono molto simili, ma il Trattato di Maastricht, dettato dall’esigenza di gestire in modo pacifico la riunificazione della Germania, ha vietato esplicitamente un processo di avvicinamento".

Stati Uniti d’Europa sì, ma a due condizioni.

Dobbiamo allora rinunciare all’ideale degli Stati Uniti d’Europa? No, ma – secondo Mazzocchi – arrivarci non sarà facile e ha bisogno di tempi lunghi perché occorrono almeno due condizioni da perseguire contemporaneamente. La prima è la costruzione di un’identità comune, di una cultura e di una lingua condivise attraverso un processo educativo e di formazione delle popolazioni che non può essere imposto ma fortemente promosso e stimolato dall’Ue e dai Paesi membri. La seconda consiste nella realizzazione di un modello scoiale europeo, cioè nell’attuazione di una rete di protezione che consenta la redistribuzione dei redditi superando la concentrazione dei capitali e il pregiudizio, sbagliato, secondo cui a un’elevata spesa pubblica, ad esempio in campo sanitario, corrisponde una minor crescita economica.

La Germania deve cambiare rotta.

Questa è la sfida più difficile da vincere perché presuppone la disponibilità della superpotenza tedesca ad accettare, con un totale cambiamento di rotta, di interpretare il proprio ruolo egemone in Europa non solo per trarre profitto dal mercato interno all’Unione, ma con politiche di sostegno agli Stati più in difficoltà, offrendosi di garantirne il debito e attraverso trasferimenti finanziari.
L’incontro, promosso in collaborazione con Fabrizio Paternoster, dirigente del servizio formazione del Comune di Trento, si è concluso le risposte ad alcune domande emerse dai presenti.

Antonio Girardi

http://www.consiglio.provincia.tn.it/ba … ID=8103144




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

L'EUROPA NON È FINITA. USCIRE DALLA CRISI RILANCIANDO IL MODELLO SOCIALE EUROPEO<br />
di Massimo D'Antoni Ronny Mazzocchi<br />
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<img src="http://imc.unilibro.it/cover/libro/9788835992189g.jpg" alt="" />Informazioni bibliografiche<br />
Titolo del Libro: L'Europa non è finita. Uscire dalla crisi rilanciando il modello sociale europeo<br />
Autori : Massimo D'Antoni Ronny Mazzocchi<br />
Editore: Editori Riuniti<br />
Collana: Report<br />
Data di Pubblicazione: 2012<br />
Genere: ECONOMIA<br />
Argomenti : Europa Economia Mercati finanziari Unione Europea<br />
ISBN-10: 8835992184<br />
ISBN-13: 9788835992189<br />
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