L’Europa in Parlamento

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Ormai l'Europa ci è entrata in Parlamento

Mentre scrivo non è ancora chiaro come andrà a finire la questione della Comunità Europea e se Barroso sarà costretto a ritirare la candidatura di Buttiglione a commissario ed a chiedere all'Italia di sostituire il nome del proprio rappresentante. Ma alla fine questo è l’aspetto meno rilevante dell'intera questione ed ha quindi senso parlarne anche se non ci è ancora chiaro l'esito specifico della vicenda.

Pressioni dall'estero
Comunque vada a finire, quello che conta è la lezione che dobbiamo trarne: è infatti la prima volta che una vicenda politica a livello europeo impatta nettamente, senza mediazione, con gli equilibri politici sostanziali di uno dei Paesi membri. Ciò è, da un lato, il segno del fatto che il processo d'integrazione si è davvero spostato dal livello economico a quello politico e rappresenta una sorta di anticipazione del significato che avrà l'entrata in vigore del nuovo trattato costituzionale, la cui firma avrà luogo tra poche ore e proprio a Roma. Per uno di quei curiosi paradossi della Storia, proprio il Paese che si è conquistato il diritto di ospitare, per la seconda volta in 50 anni, la firma di un documento decisivo per il futuro dell'Europa, rischia di essere il primo a dover sperimentare, nel vivo delle carni del proprio sistema politico, le conseguenze del nuovo passo in avanti dell'intera Europa. Per certi versi, è come se il nuovo trattato possa avere degli effetti persino a prescindere dalla sua ratifica formale. Le consenguenze, insomma, saranno di carattere permanente e bisognerà che ciascuna comunità nazionale si predisponga ad imparare al più presto la lezione che ne deriva.
È come se la sfera della partecipazione democratica si fosse di colpo dilatata a comprendere o a dover tenere in considerazione, in modo diretto, fattori esterni alla comunità nazionale medesima. Forze politiche, gruppi d'interesse, coalizioni di governo, non potranno più limitarsi a tenere in conto solamente i livelli di consenso ottenuti all'interno del proprio Paese ma dovranno specifipcamente prepararsi a tener conto anche del parere di movimenti d'opinione e degli orientamenti di gruppi di pressione ubicati in comunità nazionali diverse dalla propria.

Alternative possibili
Certo, rimarrà sempre la possibile via d'uscita di sottrarsi a tale influenze, che quasi sempre appariranno sgradite o addirittura inaccettabili, evitando di accogliere questa nuova fase della logica d'integrazione; in questo caso si dovrà fare i conti comunque con una difficile analisi costi-benefici tra le due alternative rappresentate da un lato, dalla scelta di fuoriuscire dalla logica europea e da un altro da quella di doversi acconciare a tener conto anche delle influenze esterne.
La questione è particolarmente delicata per l'Italia, già in evidente difficoltà per una complessiva perdita di competitività del suo sistema nazionale, sia sotto il profilo politico che economico. Tutto sommato, non tutto il male sarà venuto per nuocere, se il caso Buttiglione sapremo interpretarlo come un campanello d'allarme per capire il nuovo contesto in cui dobbiamo da subito prepararci a giocare per essere in grado di garantire al paese quel futuro positivo che potrebbe ancora essere alla nostra portata.

Gianni De Michelis
Libero, 27.20.2004, p. 5

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