L’Europa fantasma

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L'Europa fantasma

Lontana dai cittadini, vicina ai burocrati

L Unione Europea si è fatta geograficamente più larga, osservava tempo fa Enzo Bettiza, ma al tempo stesso l'unità politica degli europei appare più che mai smilza e problematica: “Circa metà della nuova Europa, quella che è arrivata dal freddo, che è passata quasi senza soluzione di continuità dai lager di Adolf Hitler ai gulag di Stalin, è decisamente filoamericana e vede una garanzia alla propria sicurezza sotto lo scudo della Nato. Non ha, per esperienza, alcuna fiducia nella capacità d'intervento dell'Onu e non prende sul serio le embrionali iniziative di una difesa incentrata sull'asse franco-tedesco”. Piaccia o meno, Bettiza individua comunque un problema, una questione con cui occorre misurarci e fare i conti. Il filosofo francese Andrà Glucksmann, commentando la complessiva, vistosa astensione registrata in occasione delle recenti elezioni per il Parlamento Europeo, osserva che sono state vissute “come un regolamento di conti interno a ciascun Paese. Uno spettacolo politico deludente che con la vittoria del voto astensionista ha voluto marcare come in Europa ci sia un vinto e questo sia Romano Prodi, la Commissione che dirige e la politica che attua”.Un altro attento osservatore, disincantato e al tempo stesso partecipe, Jean Frangois Revel, dice: “Credo sia dovuta al fatto che l'insieme dell'opinione pubblica europea non ha ancora capito che cosa sia e a che cosa serva un'Europa unita e allargata. La stragrande maggioranza dei cittadini immagina le istituzioni di Bruxelles complicate, non distingue ad esempio il Consiglio dalla Commissione. Non sa, ignora».Se Revel ha ragione, e tutto fa supporre di sì, esiste allora un problema serio di mancata informazione, e di scarsissima educazione civica. Questo è un problema, forse è il problema. Occorre insomma spiegare che già oggi buona parte della nostra vita quotidiana viene governata da leggi emanate dall'Europa; che l'Europa, buona o cattiva, bella o brutta che sia e ci appaia, avanza; e anche se non ce ne accorgiamo già oggi incide e influenza.Si può coltivare un moderato ottimismo per quel che riguarda l'economia, le questioni sociali, la moneta stessa. Per il resto,però, lasciamo parecchio a desiderare. E' legittimo chiedersi, per esempio, quando l'Europa saprà, vorrà e potrà diventare una potenza diplomatica, capace di fare da contrappeso, anche senza contrapporsi, agli Stati Uniti. Un qualcosa che appare, per ora, molto lontana.Fatto è'eh'%-per dirla ancora con Glucksmann, si fa tutto meno che affrontare i problemi di oggi: “Dal terrorismo all'antisemitismo, all'antiamericanismo del campo della pace formato da Bruxelles, Berlino e Parigi, che preferisce allearsi alla Russia e alla Cina. Un'Europa cieca che pensa solo a se stessa e alla propria stabilità interna, incapace di affrontare e di reagire ai problemi del pianeta”. Propone, Glucksmann, di ripensare le istituzioni e dare spazio alle classi medie; a quelli che definisce “Bobo”, borghesi-bohémien: “che girano, il mondo, frequentano culture differenti, integrando aziende ed economie, creano il tessuto connettivo su cui far crescere l'Europa. Lontano dalla politica e dalle masse che rigurgitano di nazionalismo e di populismo”. Chissà.Ci sono poi questioni più “spicciole”. Non per questo significative ed emblematiche. Per dire: perché ci sono stipendi differenziati per i parlamentari dei diversi paesi? Un ungherese ha uno stipendio pari a 9.660 euro. Un italiano arriva a 131.700. Vogliamo poi parlare dei rimborsi spese super, che spesso e volentieri coprono costi mai sostenuti, come nel caso dei biglietti aerei, che vengono rimborsati secondo un prezzo prestabilito, di molto superiore alle tariffe applicate dalle compagnie low cost? Può essere utile, necessario e opportuno garantire la possibilità di corsi di lingue;.peccato solo che questi “corsi” abbiano luogo in località che sembrano più luoghi di villeggiatura che di apprendimento. Non parliamo poi della cosiddetta “Shuttle diplomacy”.Il fatto è che l'assemblea parlamentare europea ha tre sedi: a Lussemburgo gli uffici amministrativi; a Bruxelles si tengono le riunioni delle commissioni e le assemblee plenarie; a Strasburgo, gemella di quella belga. Secondo una clausola del trattato europeo del 1992 una volta al mese devono tenersi le sessioni del Parlamento.Accade pertanto che ogni ultima settimana del mese ci si trasferisce tutti da Bruxelles

L’Opinione p, 3
22/06/2004
di Gualtiero Vercellio

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