L`Europa esosa con due mani prende e con mezza dà..

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L`angolo di Granzotto

L`Europa esosa con due mani prende e con mezza dà…

Caro Granzotto, in buona sostanza come è strutturato questo debito pubblico, quali le sue concrete falle? Mi chiedo se davvero lo Stato spenda smisuratamente troppo, come si dice. Giulio Fornari

Sì, certo, indipendentemente da chi è al governo lo Stato spende troppo e male. Fermo restando che il «troppo» è una variabile dipendente dalla congiuntura, il «male» è invece una costante. Però, quando si tira la croce addosso allo Stato spendaccione e dunque al suo non indifferente debito, chissà perché si tralascia di indicare quanto ci costa l`Europa: una uscita di cassa che contribuite contribuisce) ad appesantire il debito sovrano. Per l` euro è presto detto: per «entrarvi» al ritmo del ballo Excelsior – maestro concertatore Romano Prodi – se ne andarono, in lire, l`equivalente di 7-11 miliardi di euri. L`ammontare della quota sociale che da una quindicina d`anni versiamo ogni anno che Dio manda in terra a Madama Europa è di 15 miliardi, euro più, euro meno. In pratica, ogni anno noi ci priviamo di un punto del Pil (sempre euro più, euro meno) per compiacere le grazie, i capricci, le megalomanie e le bischerate, per tutte quelle cose che vengono soavemente stemperate nella maionese degli «ideali europei». Quindici miliardi di euri sottratti al gruzzolo statale e 15 miliardi di euri non sono bruscolini. Sono una manovra correttiva. Quando viene sollevatala questione le pie vestali dell`europeismo saltan su come misirizzi: menzogna – strepitano – ciò che diamo all`Europa l`Europa cirestituisce. Balle. Prima di tutto un 5-7 miliardi restano comunque a Bruxelles. E quel che rimane ci viene sì restituito, ma per programmi di spesa stabiliti dalla cretinopoli bruxelloise. Capita allora che somme stanziate non vengano utilizzate (nota la sconsolata difesa del presidente di una Provincia: ma cosa me ne faccio di altri otto centri polifunzionali?). Capita che siano assegnate per grandi opere ad alta valenza ideale, ma senza sugo per l`interesse nazionale. È evidente che, soprattutto disponendo dei 15 miliardi dirottati a Bruxelles, l`Italia avrebbe proceduto alla realizzazione della rete ferroviaria a alta velocità, impegnandosi sulla tratta per noi di primario interesse: la Torino-MilanoVerona-Padova-VeneziaTrieste (Francia, Germania e Spagna hanno fatto così: prima la rete nazionale, poi gli sconfinamenti). Invece, gestendo i nostri soldi da padrone, Bruxelles ce ne concede un qualche po`, ma a condizione di sventrare una montagna e sbucare a Lione. Tornaconto nostro, vicino allo zero, ma alta la valenza simbolica perché col buco «si uniscono ancor più i popoli» (torinesi e lionesi, ma dimmitu) realizzando così l`ideale, ma diciamo pure il sogno europeo. Intanto, però, per andare da Milano a Venezia ci diventi vecchio. Per concludere, caro Fornari, in un modo o nell`altro quei 15 miliardi sono soldi persi che pesano, pesano molto, sul debito pubblico. Ma nessuno se ne fauna colpa e non si intravvede all`orizzonte una Margaret Thatcher che affrontando a muso duro gli euro faraoni urlò loro in faccia: «I wont my money back!», rivoglio i miei soldi indietro (e li ebbe).

di Paolo Granzotto
il Giornale, pag.38
31/12/2011




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