L`Europa è forte se guarda in faccia la realtà

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L`Europa è forte se guarda in faccia la realtà
di Guido Gentili

A che punto è l`Europa? Non è cosa di oggi, né delle prossime settimane, ma arriverà il moente in cui si dovranno tirare le somme. E con tutta probabilità, se prevarrà il realismo, dovremo constatare che l`Europa e lo “spirito” che fin qui l`ha sostenuta hanno bisogno di “resettare” strumenti e obiettivi per alzare di nuovo il livello della sfida ed entrare in sintonia con il comune sentire dei suoi popoli. Facendo tesoro di cosa è successo negli ultimi due anni e non sottovalutando i segnali che, complice una crisi aspiratutto, spuntano qua e là nella disattenzione pressoché generale. Per cominciare, dobbiamo prendere atto che la crisi innescata dal crollo dei mutui negli Usa ha messo in discussione due capisaldi della costruzione europea dai primi anni Novanta a oggi. Uno è l`Europa dei parametri di Maastricht, saltati per forza di cose a motivo dei massicci interventi degli Stati-nazione per ridare fiato alle economie e salvare le banche. L`altro, figlio della stessamadrecrisi, è l`arretramento della politica comunitaria pro-concorrenza. Per entrambi i casi si parla diun passo indietro temporaneo e, riguardo la logica dei parametri, di un ineludibile processo di rientro al quale dovranno sottoporsi tuttiipaesi . Tutto bene, ma per Bruxelles si occupa nulla scontato:l`Europa (forse allargatasi dimenticando troppo, ecco un altro problema serio sullo spesso i problemi sfondo) non è riuscita dei cittadini a produrre politiche comuni di stimolo e ha lasciato il campo aperto agli stati nazionali, che hanno depotenziato il Patto di stabilità Non a caso il presidente francese Nicolas Sarkozy, in questo disallineandosi dallaposizione tedesca nell`euro-zona, ha detto che non adotterà politiche di contenimento della spesa. Non è andata meglio per il Trattato di Lisbona. Per superare il “no” irlandese e avviare Dublino al secondo referendum, l`Irlandaha preteso e ottenuto una serie di garanzie vincolanti sul sistema di tassazione, legislazione anti-aborto e neutralità militare. A sua volta, in Germania (impegnata in un salvataggio delle banche per centinaia di miliardi a spese dei contribuenti), la Corte costituzionale ha stabilito “paletti” rigidi agli impegni di Berlino, imponendo di non recepire direttive europee (che impattano sulla vita quotidiana dei cittadini) approvate a maggioranza senza previa consultazione del parlamento nazionale. Entrambi i casi dimostrano quanto lo spirito nazionale sia in ripresa. Vanno in questa direzione due altri fatti: la scarsa affluenza alle urne (il calo prosegue dal 1979) per le elezioni europee, nonostante da Bruxelles e da Strasburgo passi ormai la gran parté delle decisioni politiche cruciali; e l`affermazione di un partito trasversale, tra 1`eurosc ettico e l`estremista, che tutto è meno che il battistrada dell`Europa che abbiamo conosciuto dagli anni Novanta a questa parte. Illuderci che il problema non esista sarebbe un altro errore. Per (ri)cominciare a parlare di Europa forte e unita occorre guardare in faccia la realtà per quella che è. Quella propria di istituzioni politicamente grigie, macchinose, impigrite e a scarsa o nullapropensione aunaveraleadership. Le stesse che hanno appena decretato (era ora) l`azzeramento degli standard di vendita dei prodotti ortofrutticoli comunitari, ma che non s`accorgono che il sentire europeo si va sfarinando sotto i loro occhi.

Il Sole 24 ore, 7 luglio 2009

Questo messaggio è stato modificato da: annarita, 06 Lug 2009 – 22:46 [addsig]




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