L’EUROPA DEVE IMPARARE A PARLARE AI CUORI

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16/06/2004 Corriere della Sera, pag. 13

L'Europa deve imparare a parlare ai cuori

La politica europea esce dal voto del week end come la nazionale italiana di Trapattoni dall'esordio con la Danimarca: confusa, ridimensionata, ansiosa. Dopo storici successi, dalla Comunità del Carbone e dell'Acciaio all'euro, visione, strategia e futuro dell'Unione Europea sono in forse, incompresi ai cittadini e smarriti da leader mediocri. Ripensino lettrici e lettori a un evento dello scorso marzo, passato in silenzio, ma di grande importanza simbolica. Alle elezioni francesi Valérv Giscard d'Estaing. Presidente della Convenzione per la Costituzione europea. viene trombato, senza cerimonie, dagli elettori dell'Auvergne, che ha servito per 18 anni. E' come se Thomas Jefferson fosse stato rispedito alla sua piantagione dopo avere redatto la Costituzione americana, o De Gasperi. Nenni e Togliatti mandati al mare dopo il voto alla Costituente. Il padre della patria europea. l'autorevole Giscard, l'accademico di Francia che ha vergato il tono roboante di quel documento, non viene incoronato in gloria, ma sconfitto da uno sconosciuto.
Mettetevi una mano sulla coscienza, Avete letto quella costituzione che parla di voi? Ne ricordate un motto, «diritto alla felicità», «fondata sul lavoro»? No, è un guazzabuglio di buone intenzioni burocratiche, senza il nerbo di ragione e passione che rende memorabile una carta costituzionale. La sconfitta del'Europa come comunità di idee, valori e popoli del giugno 2004 riflette la pochezza di quel testo: perché i polacchi, i cechi, gli slovacchi- dovrebbero motivarsi verso un'Unione che non scalda loro il cuore e diffida di loro come lavoratori? Il dilemma dell' Ue, adesso, è nitido: lo status quo non è sostenibile, welfare, pensioni, Stato assistenziale, limiti all'emigrazione, sussidi all'agricoltura, carestia di aiuti alla ricerca, pochissimi bebè e tanti anziani, ambizioni diplomatiche e anemica presenza militare, vanno ripensati a fondo. Se però un leader, conservatore o progressista
che sia, prova a riformare lo status quo, gli elettori lo stroncano senza appelli. Chi aveva precocemente gioito alla sconfitta del «guerrafondaio Blair», ha visto la stessa sorte punire i «pacifisti» Chirac e Schròder, mentre l'auto-da-fè dei governi scuote anche Silvio Berlusconi. Ha fatto bene Francesco Rutelli a ricordare, poco prima del voto, il progetto di difesa comune: ora occorre individuare le voci di bilancio da ridurre per finanziare l'esercito europeo, senza indurre alla rivolta i paciosi concittadini,
Qualche giorno fa mi sono accapigliato a un meeting con il neoconservatore americano Bob Kagan, persuaso che i suoi connazionali vengano «da Marte» e abbiano quindi in appalto le sorti del pianeta, mentre gli europei sono cittadini «di Venere», dediti alla dolce vita. Gli ho detto che io prediligo Atena, dea della saggezza, protettrice del primo eroe europeo, Odisseo, che nasce armata di tutto punto dal padre Giove. Crescita economica, emigrazione, riforma del welfare, ammissione della Turchia, guerra al terrorismo, tagli alle lohbies rurali e fiducia alla ricerca, sono i test su cui l'Europa diventa potenza mondiale o resta mercato comune di merci e non di cittadinanze, bazar opulento e languido, non vibrante comunità di valori. Molti nuovi parlamentari sono euroscettici, e se davvero Blair tornerà a fare l'avvocato al 10 di Downing Street andrà un inquilino ancor più amico di Washington ma assai meno amico di Bruxelles. Finito il derby pace-guerra che da oltre un anno divide rauco la coscienza occidentale, dovremmo riflettere sui sacrifici da fare, sull'entusiasmo da investire (la Germania ha impiegato 3 anni prima di assumere qualche informatico indiano da Bangalore e intanto l'elettronica sulle berline Bmw e Mercedes lascia ormai a desiderare!) nei rapporti con il mondo, combattendo le spinte etniche ed egoistiche che innervano maligne il voto di domenica. Se il paleolitico Trapattoni intigna l'Italia perderà gli Europei, se i nostri leader ne imitano la tattica spaurita, gli europei perderanno l'Europa.

Gianni Riotta

www.corriere.it/riotta
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