L’Europa del Vlaams e del Van

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12/11/2004, Il Foglio

L’Europa del Vlaams e del Vlan


Roma. “E' scandaloso, ma ce lo aspettavamo”. Frank Vanhecke, presidente del Vlaams Blok, partito nazionalista fiammingo del Belgio, non è sorpreso. La deci sione di martedì scorso della Corte d'appello di Gand (una sorta di Corte di Cassazione), che ha definito il Vlaams Blok un”partito razzista” e “un'organizzazione eri minale” non è un fulmine a ciel sereno ma “l'affondo finale di una guerra che che stanno facendo da quattro anni”, dice. Il Vlaams Blok è il partito di maggioranze della regione: ha conquistato, nelle ultime elezioni di giugno, il 24 per cento. Ora deve essere smantellato, non può più esistere: domenica mattina sarà dichiarata la sua fine. Ma poi, nel pomeriggio, ripren derà vita sotto un altro nome, forse – “ma non è ancora ufficiale”, precisa al Foglio ( il presidente – Vlaams Belang, che significa “difesa dell'interesse fiammingo Il programma non cambierà – “le modifiche di cui parlano i giornali e che prevedonc una nuova visione dell'integrazione culturale sono state fatte al congresso del partito nel febbraio del 2000”, dice Vanhecke – e neppure i membri del partito, perché “siamo stati vittime di una scelta non de mocratica che va contro la libertà di espressione. Se ci vogliono riportare in tribunale, che lo facciano”.
La decisione di rendere illegale un partito nazionalista e anti-immigrazione come il Vlaams Blok risulta significativa soprattutto in questi giorni, quando, nella vicina Olanda, l'intolleranza islamica ha appena ucciso il regista Theo van Gogh, con la conseguenza che ora il multiculturalismo appare quasi più un'illusione che una via praticabile e, secondo Vanhecke, “l'illustrazione perfetta, neppure la prima, del fallimento di questa visione e la dimostrazione del fatto che stiamo affrontando la più grande sfida del nostro secolo: lo scontro di civiltà”. La tolleranza nei confronti dell'immigrazione dev'essere sottoposta a un unico limite: “Devono accettare le nostre regole, rispettare i nostri principi e la nostra cultura”, dice Vanhecke.
In questa vicenda sta anche la contraddizione dell'Europa che fatica a definire “terroriste” organizzazioni come Hezbollah e che invece non esita a stroncare i partiti “xenofobi”. C'è pure un risvolto prettamente politico che ha a che fare con l'equilibrio delle diverse forze partitiche. Un editoriale del Wall Street Journal di ieri definiva scelte come quella del tribunale belga “controproducenti”, perché i partiti più estremisti finiscono per apparire come “martiri”, gli unici ad avere il coraggio di dire ciò che non è politically correct, mentre l'establishment sembra “debole e impaurito”. E Vanhecke, che non è certo “divertito” dalla vicenda, conferma un sempre maggior sostegno degli elettori per il suo partito. Nei sondaggi vola oltre il 25 per cento.

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