L’EUROPA DEL NOBEL  Può (E DEVE) AIUTARE  LA LORO BATTAGLIA 

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La lotta per la libertà delle donne arabe è la più ardua. 
Combattono in superficie, andando in piazza contro i  dittatori di turno. Combattono in profondità ogni giorno,  invisibili, contro il maschilismo, la discriminazione, lo sfruttamento. Nel 2011 la battaglia di superficie ha pagato:  in Tunisia, in Egitto e in Libia il dittatore è caduto. La battaglia di profondità è un’altra cosa. Non si vince  prendendo il potere. Le donne sfidano il pregiudizio e  l’ignoranza: una struttura sociale intoccabile e  sclerotizzata; una cultura patriarcale garantita dal Profeta e dai suoi ottusi custodi. Hanno spesso nelle compagne, nelle figlie e nelle madri le loro peggiori nemiche.  Ergendosi a protagoniste delle piazze reali e mediatiche, rendendosi le più coraggiose visibili nella battaglia di  superficie, le donne hanno toccato il nervo. Spesso anche scoperto. I soprusi subiti, fisici e morali, hanno denunciato la velleità di  una rivolta che si sta risolvendo in mera lotta di potere. La violenza politica e culturale è esplosa contro di loro come contro nessuno. Le giornaliste trascinate nelle caserme, brutalizzate e sottoposte al test di verginità sono le vittime del furore maschile davanti al male profondo portato a galla. L’Europa ha grandi competenze per raccontare la lotta delle donne arabe; e per accompagnarle. Ne è testimone lo studio per il Parlamento europeo sui diritti delle donne  nella transizione democratica, di cui attendiamo a giorni la versione definitiva. I dati e gli elementi dello studio non sono un esercizio accademico. Le autrici – tra cui, e ci  inorgoglisce, un’italiana – hanno storie personali dense, portano un sapere reso intelligente dal travaglio post  coloniale della multiculturalità europea. Denunciano il trucco che c’è ma non sì vede. Offrono indicazioni  preziose. Temono che l’Europa scarichi sull’altra sponda  del Mediterraneo le sue divisioni interne, la retorica del  «noi contro loro», l`accetta che taglia identità statiche e  definitive. L’Unione Europea Nobel per la Pace ha  l’intelligenza per capire e agire, se resta fedele alla propria diversità culturale e religiosa. 

di Marco Ventura
Corriere della Sera 16/10/2012




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