L’Europa darà più tempo a Irlanda e Portogallo

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Prosegue il tentativo dell'establishment europeo di allentare gli sforzi sul fronte dei conti pubblici senza mettere a repentaglio il risanamento di bilancio e la stabilità dei mercati. L'Ecofm ha aperto ieri la porta alla possibilità che Irlanda e Portogallo godano di più tempo per rimborsare i prestiti ricevuti pur di evitare il collasso. Nel contempo, i ministri finanziari hanno dato un benestare politico al pacchetto legislativo che prevede nuovi requisiti patrimoniali e limiti ai bonus bancari.
Il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha annunciato che la troika – vale a dire la Commissione, la Banca centrale europea e il Fondomonetario internazionale – proporrà a breve «le migliori opzioni possibili per un potenziale aggiustamento delle scadenze dei prestiti dell'Efsf e dell'Efsm al Portogallo e all'Irlanda, in modo da sostenere l'uscita dei due paesi dai prógranuni di aiuti e il loro ritorno a un pieno rifinanziamento sui mercati». Dublino chiede una estensione media dei prestiti di 15 anni.
L'obiettivo della Commissione è di trovare un accordo al prossimo Ecofm di Dublino, a metà aprile «in modo da mandare un forte segnale di fiducia ad ambedue i Paesi». La scelta non è banale. I due stati hanno ricevuto prestiti internazionali per un totale di 147 miliardi di euro (67,5 miliardi all'Irlanda e 79,5 miliardi al Portogallo). Il tentativo è doppio: aiutare il loro ritorno sui mercati, e rassicurare le opinioni pubbliche, europee che l'Europa non è solo austerità.
«Mi sembra che durante la riunione tutti fossero più o meno d'accordo per andare in quella direzione», spiegava ieri sera un diplomatico. L'Ecofm si rende conto che le tensioni sociali in molti stati membri richiedono risposte politiche. Tuttavia, in Paesi come la Germania, l'Olanda, la Finlandia, l'Estonia e la Slovacchia ci sarà bisogno del (difficile?) benestare parlamentare. Proprio ieri Rehn ha incontrato una delegazione di deputati finlandesi con cui ha discusso della questione.
Più in generale, il problema è trovare una risposta che rassicuri le opinioni pubbliche senza creare nuove forme di azzardo morale, in un contesto nel quale il confronto dei bilanci nazionali da parte dei mercati impone ai governi la strada dell'austerità. Una soluzione sarebbe la nascita di un bilancio federale, ma in questo momento non vi è ancora la necessaria volontà politica, tanto che Francia, Portogallo e Spagna hanno chiesto più tempo per ridurre il proprio deficit sotto al 3% del Pil.
Nel contempo, sempre ieri i ministri hanno dato un benestare di massima al controverso pacchetto legislativo, noto con l'acronimo CRD 4, che prevede nuovi criteri patrimoniali e limiti alle remunerazioni nelle banche. Tuttavia, anche per evitare un voto che avrebbe mostrato divisioni in seno all'Ecofm, la presidenza irlandese dell'Unione ha preferito approfittare di dettagli tecnici ancora da precisare per chiedere al Consiglio e al Parlamento di affimare il compromesso raggiunto sui bonus dei banchieri.
La decisione è giunta dopo che la Gran Bretagna ha criticato l'obiettivo di limitare i bonus al doppio dello stipendio fisso. Londra ha ricevuto l'appoggio della Germania. «Dobbiamo avere un consenso ampio – ha spiegato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble -. Se potessimo raggiungere nei prossimi negoziati tecnici un voto migliore della semplice maggioranza qualificata sarebbe meglio. Nel negoziare gli ultimi dettagli tecnici c'è spazio per fare nuovi progressi».
«Noto una maggioranza ampia a favore di CRD 4 – ha spiegato il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan -. Chiederemo al Coreper (l'organismo che raggruppa i rappresentanti permanenti dei 27, ndr) di finalizzare il negoziato con il Parlamento. Alcuni elementi tecnici devono ancora essere decisi, tra cui la data dell'entrata in vigore del pacchetto e i modi in cui verranno applicati i limiti alle remunerazioni, che cercheremo di risolvere con il Parlamento nelle prossime settimane».
C'è quindi spazio per ridurre il divario con Londra sul tema dei bonus. La presidenza irlandese dovrà precisare due aspetti ritenuti tecnici ma potenzialmente di sostanza: la tempistica delle approvazioni parlamentari a livello nazionale (alcuni Paesi chiedono più tempo di altri) e lo sconto da attribuire al bonus quando viene versato nel lungo periodo. Quest'ultimo aspetto, a seconda della percentuale della detrazione, può consentire un leggero aumento del bonus massimo consentito.
I deputati – che hanno imposto nel pacchetto CRD 4 le norme sui bonus – sono pronti a dare battaglia. A conferma dell'incertezza che ancora plana sul pacchetto, il relatore Othmar Karas ha avvertito di «non vedere alcuna ragione per riaprire il compromesso raggiunto la settimana scorsa». Dal canto suo, il commissario al mercato interno, Michel Barnier, ha assicurato che «i principali elementi del testo non cambieranno» poiché «i ministri hanno approvato il compromesso da un punto di vista politico».

Beda Romano
Il Sole 24 Ore – 06/03/2013




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