l’Europa ci salvi dagli USA

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25.05.2004 IL MANIFESTO p 5
L'Europa ci salvi dagli Usa
COMMENTO
Ma Yalta è davvero alle nostre spalle, come il muro di Berlino, la guerra fredda, la divisione del mondo in due, la paura della guerra atomica? Leggiamo il bel libro di documenti pubblicato ora da Nicola Tranfaglia (La nascita della repubblica, Bompiani) e confrontiamolo con i tanti articoli che la stampa moderata, o riformista, o terzista, per non parlare di quella chiaramente di destra, ha dedicato alla questione della nostra posizione sulla guerra dell'Iraq. Come hanno detto al Senato i «padri della patria», Emilio Colombo, Giulio Andreotti, e tanti altri meno titolati di loro, la politica interna italiana dipende oggi come sempre, in età repubblicana, dalla politica estera. Ecco, per quanto sia caduto il muro e sia morto il socialismo reale, una costante della nostra storia degli ultimi decenni non è affatto cambiata: siamo ancora sempre un paese a sovranità limitata, e il limite consiste nella nostra appartenenza irrimediabile, a quanto pare, alla sfera d'influena americana. Nient'altro che questo significa l'ossessivo richiamo al fatto che gli americani ci hanno liberati dal nazismo (fateci caso. i media ci inculcano che si tratta del nazismo, non del nazifascismo), e che dunque non possiamo non accogliere Bush con tutti gli onori, proprio ora che sta facendo la stessa cosa in Iraq, costruire una nazione democratica dalle rgvine della dittatura che l'opprimeva. La vera discriminante della politica italiana di oggi, la politica interna sociale economica non meno che quella estera, è la linea che separa il trasversalissimo partito americano da quello che tale non è, e che dovrebbe a buon diritto chiamarsi il partito «europeo», se anche l'identità europea non fosse oscurata da troppe ambiguità, paure, sudditanze verso gli interessi delle multinazionali con base in Usa. Perché non possiamo non essere antiamericani così suonava, più o meno, il titolo di un recente, illuminante, libro di Antonio Cambino. Ciò che la guerra irachena non solo con le sue torture ci ha definitivamente insegnato è che non ci può essere pace nel mondo se non si pone oppone, contrappone, giustappone ? accanto agli Usa un altro grande soggetto politico capace di ispirarsi a un diverso modello di società. Sognare che un esercito europeo, della vecchia Europa, possa determinare l'abbandono americano dell'Iraq e così aprirvi la via a pace e democrazia non è fantasticare a vuoto; è solo anticipare una soluzione che oggi appare remota, ma che con il tempo si rivelerà come la sola possibile alternativa alla guerra infinita di Bush. Una simile alternativa ha bisogno, naturalmente, di essere e apparire davvero tale; non si tratta di offrire agli iracheni, e al vasto non-Occidente del mondo, un sostituto un po' meno sanguinario dell'esercito di Rumsfeld. Questo sarebbe più o meno come mettere dei caschi blu-Onu sulla testa degli occupanti e torturatori di oggi. Perciò occorre riconoscere come discriminante, per una politica europea davvero tale, la decisione di contrastare senza ambiguità il nuovo imperialismo Usa e il modello di società che lo sottende in termini di consumi, politiche del lavoro, darvinismo sociale, egoismo planetario attuato sotto la sigla del WVto, del Fondo Monetario, persino del patto di stabilità dell'Unione europea. Quella legittimità che da tempo gli Usa non hanno più per costruire pace e democrazia, e che ormai la stessa Onu, ingessata dal dominio dei cinque «grandi» usciti dalla seconda guerra mondiale, non può più sperare di avere, la potrà rivendicare una Europa che riconosca la propria vocazione a bilanciare su tutti i piani (a cominciare dall'etica e dall'ideale di società) lo strapotere che fa perdere la testa alle amministrazioni statunitensi (di qualunque colore, temiamo). Senza questo orizzonte progettuale, davvero dell'Unione europea presto non sapremo più che farci.
GIANNI VATTIMO
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