L’Europa che verrà

Posted on in Europa e oltre 6 vedi

13.05.2004 L’OPINIONE p.3
di Fiorenzo Grollino

L'Europa che verrà


Ecco le schede dei nuovi stati entrati nella Ue lo scorso 1 ° maggio


L’allargamento, o meglio ancora la riunificazione del 1° maggio, pone problemi che sono stati affrontati e risolti, o ancora da risolvere, che non sono stati affrontati, ed altri che possono nascere in questo nuovo cammino. Vediamoli da vicino.

L'integrazione dei mercati


É risaputo che l'integrazione dei mercati passa attraverso i grandi progetti di collegamento intermodale su gomma, ferro e acqua, che sono i percorsi preferenziali per merci e persone sull'asse Ovest-Est. A questi collegamenti è stato dato il nome di “corridoi” e costituiscono la rete logistica, che deve essere in gran parte completata. Si tratta di strade, ferrovie, porti, aeroporti ed ogni altra modalità di trasporto, che serve a trasferire merci e persone da una località all'altra, da una città all'altra. Quanti e quali sono questi corridoi di trasporto intermodale? Il corridoio 5: asse ferroviario Lisbona – Barcellona – Perpignan – Lione – Torino – Milano – Venezia – Trieste – Lubiana Bratislava – Budapest – Leopoli – Kiev,- che dovrebbe essere completato entro il 2015.
L'asse ferroviario Parigi – Strasburgo – Stoccarda -'Vienna – Bratislava, da completare nel 2015. I1 corridoio 2: asse stradale e ferroviario Berlino – Poznan – Varsavia – Minsk, che dovrebbe entrare in attività entro il 2010. L'autostrada fluviale Reno – Mosa – Danubio, da completare entro il 2015. Autostrada Vienna – Bratislava – Brno – Danzica, che dovrebbe essere operativa entro il 2010.
II corridoio 7: Bari – Durazzo – Skopje – Sofia – Burgas – Varno, senza alcuna previsione in ordine alla sua realizzazione.
Nel 2010, le dimensioni della rete transeuropea di trasporto dovrebbero essere le seguenti: 78.000 km di linee ferroviarie; 330 aeroporti; 270 porti marittimi internazionali; 210 porti interni, oltre ad un sistema di gestione del traffico e di informazione per gli utenti.
Si tratta di problemi risolti in minima parte per qualche corridoio, e da risolvere per la maggior parte, per cui l'integrazione dei marcati dovrà attendere per più di un decennio.

La nuova frontiera dell'Unione Europea


I confini dell’Unione dal 1° maggio 2004 si sono spostati ad oriente. La Polonia ed i Paesi Baltici hanno il grosso compito di controllare una frontiera lunga ben 1325 chilometri con la Russia, che, partendo da Nord, sarà formata da Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Slovacca e Ungheria.
Una frontiera tanto lunga può essere vulnerabile, nel senso che si possono correre i rischi più diversi, dal contrabbando ai traffici illeciti, all'immigrazione clandestina. Per evitare questo pericolo gli esperti dei quindici stati membri hanno lavorato e lavorano, perché la nuova frontiera non sia aperta ad ogni malintenzionato, per prevenire ogni sorta di traffico e di mercanteggiamento.
A questo fine sono state create nuove postazioni e rafforzate quelle esistenti con le più sofisticate tecnologie, con uomini e armi. I cittadini degli stati confinanti: Russia, Bielorussia, Ucraina, potevano entrare ed uscire dalla Polonia e dagli Stati baltici con il passaporto, mentre dal 1°maggio è necessario il visto. Se si considera che ogni giorno migliaia di lavoratori varcano il confine per entrare in Polonia, nelle Repubbliche baltiche o in Slovacchia per lavorare, adesso per quelle migliaia di persone è più complicato,
perché debbono sottoporsi a controlli. Non solo, c'è anche il rischio, per molte imprese della vecchia Europa, che prodotti contraffatti di origine asiatica entrino nel territorio dell'Unione transitando dalla Russia, dall'Ucraina e dalla Bielorussia.
In questo contesto i confini Ue diventano strategici anche perché sono un trampolino per scambi ed investimenti.

Meno della metà dei cittadini del Vecchio Continente sono favorevoli

all'allargamento


Non era e non è facile convincere chi ha un posto di lavoro, gode di una condizione di benessere, ha una o due autovetture, che l'entrata di 10 paesi, non costituisca un'insidia.
C'è la paura che una massa di disoccupati, potenziali immigrati clandestini, e l'eventuale trasferimento di attività produttive verso Est, possano ridimensionare il tenore di vita di chi non ha problemi di sopravvivenza. Questo stato di cose fa sì che solo il 47% dei cittadini della vecchia Europa sia favorevole all'allargamento, secondo un recente sondaggio di Eurobarometro. Ma tutti questi pericoli non esistono, perché sono state prese misure che li escludono.
Si consideri il mondo del lavoro. Si è stabilito a questo riguardo un periodo transitorio che va da un minimo di due anni ad un massimo di sette anni, durante il quale si applicano le leggi attuali. In alcuni paesi, come la Germania e l'Austria, che sono i più minacciati dall'immigrazione clandestina, sono state adottate misure cautelative, secondo le quali gli arrivi sono legati al rilascio di un permesso di lavoro. Per almeno due anni i cittadini dell'Est si dovranno iscrivere in uno speciale registro, dimostrare di essere retribuiti con il salario minimo garantito e non potranno richiedere benefit, come la casa comunale o il sussidio di disoccupazione.
Altra questione che si è posta a livello di stati membri riguarda i fondi strutturali, dei quali oltre la metà sarà appannaggio dei nuovi stati che dovranno realizzare adeguate infrastrutture di trasporto, servizi alle imprese ed incentivi per le Pmi. Tutto ciò, senza considerare che i fondi erogati ai nuovi stati costituiscono un investimento per una crescita complessiva del “nuovo continente Europa”.
Per quanto riguarda la concorrenza sui mercati invece, secondo alcuni il basso costo del lavoro favorirà i prodotti dei quindici.
È da questa situazione che nasce l'incertezza nel futuro in questo momento di crisi economica che riguarda l'Unione. Una buona informazione, che non c'è stata, da parte dell'Unione stessa avrebbe potuto rimuovere lo stato di incertezza e di paura che condiziona l'allargamento.

[addsig]



0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.