L’Europa che sarà

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L'Unità, 31.10.2004

L'Europa che sarà

di Javier Solana
Due giorni fa i leader europei si sono riuniti a Roma per siglare il
trattato di ratifica della Costituzione europea. È stata una giornata
storica. La firma della Costituzione fornisce nuove fondamenta politiche a
un'Unione europea che adesso si estende all'intero continente ed è pronta ad
assumersi le sue responsabilità globali.
L'adozione di una Carta costituzionale invia un chiaro segnale ai nostri
cittadini e ai nostri partner in tutto il mondo: l'Europa è diventata
adulta.
Perché l'Unione europea ha bisogno di una Costituzione? Perché, per la prima volta, gli obiettivi e i poteri dell'Unione sono esposti in modo chiaro in
un testo unico. Inoltre, le procedure decisionali sono rese più semplici in
modo da permettere all'Unione europea di meglio formulare e attuare le
proprie politiche. Ciò vale in particolar modo per la politica estera. La
Costituzione potrebbe avere, per il ruolo dell'Europa nel mondo, la stessa
importanza che il Trattato di Maastricht ebbe per l'Euro.
La scelta di Roma per la firma della Costituzione non è stata casuale; è la
città in cui, nel 1957, i padri fondatori dell'Europa siglarono il trattato
che sanciva la nascita di quella che poi diventò l'attuale Unione europea.
Nel corso degli anni successivi l'Ue è andata incontro a trasformazioni
radicali. Si è dotata di poteri in nuovi settori, come la giustizia,
l'immigrazione e la politica estera. Da un ristretto club di sei nazioni,
essa è cresciuta fino a diventare un'unione di venticinque Paesi. Un
continente lacerato dalla guerra e diviso dalle ideologie si è trasformato
in un attraente e prospero modello di cooperazione, esportatore di
stabilità. Si è trattato di un successo di enorme portata, sia per gli
europei sia per gli americani, che hanno saggiamente sostenuto e
incoraggiato questo progetto.
L'Ue ha grandi responsabilità che le derivano dal suo status di protagonista
dello scenario internazionale. Con 25 Stati membri, oltre 450 milioni di
abitanti, un quarto del prodotto lordo mondiale e una quota pari a circa il
40 per cento delle esportazioni internazionali, nonché con il vasto bagaglio
di strumenti – economici, legali, diplomatici, militari – a nostra
disposizione, questo è un dato di fatto.
L'Europa è pronta a compiere il passo successivo. Deve corrispondere ai
desideri dei suoi cittadini, che vogliono un'Unione all'altezza delle sue
potenzialità e di quelle dei suoi partner internazionali, ossia in grado di
recitare un ruolo efficace e decisivo sulla scena globale.
L'Unione europea può dare un contributo significativo sullo scenario
internazionale, in un secolo che sarà contrassegnato dall'interdipendenza
globale. Vogliamo collaborare con i nostri amici e partner al fine di
elaborare soluzioni ai molteplici problemi che oggi travalicano i confini
nazionali. Vogliamo collaborare con gli Stati Uniti e altre nazioni nella
promozione di un nuovo “multilateralismo attivo”.
Gli stessi Paesi membri dell'Unione hanno imparato che per affrontare con
successo i crescenti problemi del mondo è necessario lavorare assieme ed
esprimersi in modo unitario. Hanno accresciuto i loro sforzi per forgiare
un'azione europea comune, ad esempio per far fronte alla proliferazione
delle armi di distruzione di massa.
Nel passato, la politica estera dell'Unione europea è stata spesso accusata
di essere fatta di sole parole e non di azioni. Oggi, alle parole uniamo
l'azione.
Nei Balcani, nel Caucaso meridionale e in Africa, l'Ue è impegnata in
importanti missioni operative. La Costituzione aiuterà l'Europa ad essere
ancora più efficace sul piano operativo. Forse l'innovazione più importante
in tema di politica estera consiste nella creazione dell'incarico di
ministro degli Esteri della Ue. Un incarico che riunirà in una sola persona
le diverse componenti delle relazioni esterne della Ue, di natura sia
politica sia economica, consentendoci di operare in modo più coeso. È una
sfida enorme che, in veste di futuro ministro degli Esteri, spetterà a me
raccogliere.
Le politiche internazionali della Ue hanno bisogno di maggiore coesione
– e anche di maggiore coerenza. In tale ottica, il futuro ministro degli
Esteri della Ue sarà il rappresentante dell'Unione europea nel mondo e
presiederà i vertici dei ministri degli Esteri dei Paesi membri della Ue. I
nostri partner avranno un unico interlocutore principale – una novità attesa
da molto tempo – e ci sarà maggiore continuità nel processo di formazione
delle politiche europee. Infine, la Costituzione prevede la creazione di un
Servizio europeo per l'azione esterna, che riunirà il personale proveniente
dalle diverse istituzioni che oggi definiscono e attuano le politiche
internazionali della Ue. Per la prima volta, l'Europa potrà contare su
un'équipe in grado di rispondere a un'unica persona responsabile di tutto
l'insieme delle relazioni esterne dell'Unione.
Tra i nostri partner internazionali, gli Stati Uniti occupano un posto assai
speciale nell'ambito della politica estera della Ue. Ci unisce una relazione
ampia e profonda, che investe pressoché ogni campo dell'attività politica.
La Costituzione non rappresenta semplicemente l'apertura di un nuovo
capitolo della storia europea, ma anche la speranza di rinnovare la nostra
partnership con gli Stati Uniti. Un'Unione europea più unita ed efficiente è
manifestamente nell'interesse dell'America, così come una partnership più
stretta con gli Stati Uniti aiuterà l'Europa a conseguire le sue aspirazioni
internazionali.
Come futuro Ministro degli Esteri della Ue, farò tutto quanto nelle mie
possibilità per raggiungere questi obiettivi.

(*) Javier Solana è Alto rappresentante
della Politica estera e di Sicurezza comune della Ue Copyright 2004
International Herald Tribune Traduzione di Andrea Grechi
[addsig]



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