L’Europa avverte:la Turchia cambi o non entrerà

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«Va riformata la giustizia»
L'Europa avverte:la Turchia cambi o non entrerà

BRUXELLES – Colpo di freno della Commissione europea sull'ingresso della Turchia nell'Ue. Dopo che il Parlamento turco ha rinviato il confronto sulla legge che punisce l'adulterio a dopo il 6 ottobre (giorno in cui Bruxelles si esprimerà sul «dossier Turchia»), la Commissione fa capire che i negoziati non possono essere avviati «se Ankara non adotta la riforma del Codice penale». Il governo Erdogan accusa l'Europa di «interferenza». Per giovedì 23 è previsto un incontro di Erdogan con il commissario Ue all'Allargamento. Sarà il vertice dei capi di Stato e di governo, fissato per il 13 dicembre a Bruxelles, a decidere se aprire o no i negoziati ufficiali con la Turchia.L'Europa frena sull'ingresso della Turchia La Commissione: senza la riforma del codice penale, i negoziati di adesione non possono partire BRUXELLES – I tre documenti, di fatto, erano già pronti: la Commissione europea si stava preparando a dire un «sì», con tanti «però», all'avvio dei negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Ue. Ma nei giorni scorsi, come ha commentato un giornale di Istanbul, il governo guidato da Recep Erdogan «si è sparato tra i piedi». Con una di quelle operazioni troppo furbe per riuscire, il Parlamento di Ankara ha rimandato il confronto sulla legge che punisce l'adulterio a dopo il 6 ottobre, giorno in cui Bruxelles si esprimerà sul «dossier Turchia». La Commissione ha reagito in modo talmente secco che nel pomeriggio i portavoce sono dovuti intervenire per attenuare i toni. Ma nella sostanza il messaggio è chiaro: «Se non viene adottata la riforma del codice penale, i negoziati non possono essere avviati». Sabato scorso, Erdogan, rispondendo alle prime critiche, aveva accusato l'Europa di «interferire» in questioni «interne alla Turchia». Se queste sono le premesse, ci sarebbe da staccare i biglietti per assistere all'incontro tra lo stesso premier turco e il commissario all'Allargamento, il tedesco Gunter Verheugen, in programma, salvo imprevisti, giovedì 23 settembre a Bruxelles. E' possibile, ma non ancora certo, un colloquio tra Prodi e Erdogan.Il premier turco, invece, parteciperà sicuramente a una riunione «straordinaria» dei capigruppo dell'Europarlamento.Sarà il vertice dei capi di Stato e di governo, fissato per il 13 dicembre a Bruxelles, a decidere se aprire o no i negoziati ufficiali con la Turclhia. Ma la prima battuta spetta alla Commissione guidata da Romano Prodi, che dovrà presentare una valutazione sulla candidatura di Ankara. Ora all'esecutivo di Bruxelles restano solo un paio di settimane per verificare l'affidabilità del governo turco, «pesando» l'influenza dei settori più radicali del partito islamico al potere. Si tratta di capire se la vicenda del codice penale sia il segnale di tensioni interne dagli sbocchi imprevedibili. Se esistono, cioè, rischi effettivi di slittamenti, di concessioni al fondamentalismo, sia pure nel quadro di una società «laicizzata». La norma che punisce con almeno tre anni di prigione l'adulterio commesso dalla moglie o dal marito era già stata abolita nel 1998. In più il pacchetto di riforme, bloccato dal governo in Parlamento, prevede la punizione dei cosiddetti «delitti d'onore» e della tortura. A questo punto tornare indietro significa allontanarsi dall'Europa: non solo la Commissione, ma anche le capitali del Vecchio continente, evidentemente, non possono accettare che la Turchia si presenti al tavolo dei negoziati con un codice «non compatibile» con i principi base dell'Occidente.Lo scenario è dunque incerto. Sembra comunque improbabile che il prossimo 6 ottobre la Commissione si pronunci con un «no» fisso all'avvio dei negoziati. Vorrebbe dire buttare nel cestino mesi e mesi di verifiche e documenti sostanzialmente già pronti. Prima del «caso adulterio», solo alcuni commissari, come l'olandese Frits Bolkestein e l'austriaco Franz Fischler, avevano alzato la paletta rossa. Per tutti gli altri era un problema di formula, forse anche di sfumature.Prodi stava lavorando a una sintesi delle posizioni. Lo schema, che ora andrà ricalibrato,si articola nella stesura di tre documenti. Innanzitutto il rapporto sui progressi realizzati da Ankara nel campo politico, economico e giuridico. Come è successo con gli altri Paesi candidati, la Turchia deve soddisfare i cosiddetti «criteri di Copenhagen». In due parole lo Stato turco deve fondarsi su istituzioni democratiche, capaci di garantire la pienezza dei diritti civili e politici ai cittadini e il funzionamento di un mercato trasparente. L'esame europeo si estende a 15 grandi capitoli, dagli Affari economici e monetari(Banca centrale, stabilità della moneta) all'agricoltura, ambiente, cultura, sicurezza e giustizia. Ebbene, tirando le somme, la Commissione era (e molto probabilmente è ancora) pronta a dire «sì» all'apertura dei negoziati. Ci sarà, però, anche un secondo te.

CORRIERE DELLA SERA. P,1
21.09.2004



Questo messaggio è stato modificato da: Carlotta.Caporilli, 21 Set 2004 – 10:25 [addsig]




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